venerdì 22 febbraio 2008
Galizia e Cuba
giovedì 14 febbraio 2008
Piñeiro: L'uomo uccello
Il sogno di volare come gli uccelli sulle Rias, sulle montagne e valli di Galizia si avverò per un galiziano il 14 aprile 1913.*José Piñeiro Gonzalez* nacque il 15 dicembre 1878 a Seixo parrocchia di Mugardos a Ferrol, fin dall'inizio era un bambino inquieto ed avventuroso, perciò dopo aver fallito negli studi si ingaggiò nel esercito per andarsene alla guerra di Cuba nel 1895, ma dimesse il fronte e si recò a Luarca dove il suo padre era ufficiale di marina alla base navale ove lavorerà anche lui, qui conobbe la sua sposa ventunenne Migoya Carbi figlia d'un ricco indiano di Cuba e ambedue decisero di abitare a Sanxenxo, ebbero quattro figli.
A Sanxenxo, Piñeiro allestì una fabbrica di bibite gassate e pronto diventa un personaggio conosciuto da carattere affabile ed estroverso, amante di tutto tipo di macchine che le spinse a comperare una delle prime vetture della comarca con cui un giorno si spostò alle feste di Pontevedra per vedere un'esibizione aerea, da quel fatto rimase incantato nel vedere l'evoluzioni dell'aviatore francese Garnier, forse quello fosse il vero destino della sua folle vita.
Subito Piñeiro guarirebbe la sua ossessione, vendette la fabbrica, e si traslocò da solo a Pont Long (Pau) Francia alla scuola più vicina da ottenere la patente di pilota *Brevet*, spese 30mila pesetas sul corso più l'acquisto d'un aereo *Blériot XI* con un motore *gnome* di 50cv e un'autonomia di 3 ore, simile a quello che vide un anno prima guidare a Garnier.
L'aereo targato *Sanxenxo* già ce l'aveva, ma ci volle una pista d'atterraggio che preparò nell'istmo di Baltar tra Sanxenxo e Portonovo davanti alla spiaggia *La Lanzada*.
Il suo primo volo radunò di circa 3 mila entusiaste persone giunte da diversi luoghi, la notizia di questa impresa destò la curiosità di vederlo solcare i cieli, quindi Piñeiro preparò un raid che lo portò a guardare da 1500m Vilagarcia, O grove, Pontevedra, Marín e Vigo lasciando cadere volantini di saluti; ma il suo primo volo ufficiale fu il 7 Maggio 1913 a Ferrol al varo della nave militare *Alfonso XIII*, che insieme al pilota francese *Poumet* realizzò tanto rischiose evoluzioni che finì spezzando l'ali del suo Blériot, questo incidente che lo vide anche il tredicenne *Francisco Iglesias Brage* sollevò in tutta Galizia e nei *Centri Galiziani* d'America un'immensa solidarietà mai vista affinché Piñeiro ottenesse i ricambi neccesari da ripare l'aereo.
Il corraggio e l'ansia di Piñeiro d'essere il migliore pilota con il gravame d'avere un'aereo già antico e di scarsa competitività, lo spinse a vincere gare del genere e fare esibizioni perfino a Tucumán invitato dai Centri Galiziani; Col suo povero Blériot Piñeiro diventò un bravo pilota d'acrobazie aeree molto riconosciuto in Argentina e Cuba , la sua specilità era fare il *Looping the Loup*ovvero *Il balzo della morte* che consisteva in fare un fiocco nell'aria, cioè portare l'aereo su e ritonare bocconi.
Statua di Piñeiro a Sanxenxo
Il primo pilota acrobatico spagnolo fu seppellito a Santiago il 3 Febbraio 1927 dimesso e trascurato dagli intimi amici e politici, invece che gli altri due eroi Ferrolani che amarono l'aeronautica grazie a Piñeiro che innescò in loro il sogno di pellegrinare i firmamenti: *Francisco Iglesias Brage* che insieme al suo *Jesús del gran poder* fece la prodezza di ripercorrere l'Ande e l'Amazzonia e *Ramón Franco* che fece a bordo dell'idroaerogiro *PlusUltra* i voli Palos de Moguer-Buenos Aires e Madrid-Manila.
martedì 12 febbraio 2008
Sorolla a Vilagarcia
Foto 1: Sorolla dipingendo nei giardiniTra quelli realizzati in situ è *La romeria* che Sorolla dipinse nei giardini del Palazzo di Vista Alegre i cui inservienti fecero a comparsa e su cui plasmò anche l'Isola di Cortegada al fondo (vedi foto 1,2).
Foto 2: *La romeria*
Foto 3: Da sinistra a destra e da su a giù:giovedì 24 gennaio 2008
Un aneddoto carnavalesco...
Questo aneddotto successe dopo la guerra civile spagnola negli anni 40 circa.
Filloas de leche (Fritelle di latte)
1/4 L di latteFarina
1/4L d'acqua
4 uova
Pancetta
Si battono le uova e, senza lasciare di farlo, si aggiunge un pezzico di sale, l'acqua e il latte.
Senza smettere ancora di frullarne, si aggiunge a poco a poco la farina sino a riuscire a fare una pasta come la panna
Poi si cola tutto e si lascia riposarne durante mezz'ora
Si mette una padella al fuoco e la si spalma di pancetta o struzzo
Quando essa stia calda si versa il liquido sino a ricoprirne lo sfondo, ma quando i lembi si scollano e si forma un gonfiore al centro bisogna capovolgerlo con la spatola.
Ricordatevi è difficile riuscirne!
Ci sono altre fatte anche con del sangue di maiale e tutte si possono farcire di qualsiasi alimento
Le più prelibate sono quelle fatte sulla pietra (granito) dovuto al sapore lasciato dalla pietra, io ho avuto l'opportunità di assaggiarne a ALBAROUSA una mostra sul vino albariño che si fa nel mio paese a metà agosto.
domenica 18 novembre 2007
La Corona di Doña Urraca

Doña Urraca fu regina di Galizia ai primi anni del XII secolo.
Su di lei e del suo coevo Arcivescovo Gelmírez ci sono parecchi miti e leggende che dilagano e se ne tramandono ancora oggi per tutta Galizia altresi nelle nostra regione Arousa e Salnés, nulla di straneo perché essa allora tra altri beni aveva La torre di Caldas, ove nacque il suo figlio Alfonso VII, e il Castello di Lobeira.
Egli anche aveva dei beni ed interessi nella nostra regione.
Le forti contende tra loro erano già note e arrivarono perfino allo stremo di che l'arcivescovo ingiunse prigione alla regina per un breve periodo di tempo.
Tra le leggende arrivate a noi c'è quella della corona benché ci sia qualche base storica non ne è stata assolutamente sfatata; La leggenda dice che la regina nel soggiorno al Castello di Lobeira e rendendosi conto che la guerra tra loro incombeva decise sgombrare la dimora di tutto l'oro e traslocarne mediante asini da asporto verso la Torre di Caldas per nasconderlo.
Una volta impadronì il Castello l'arcivescovo sottoporre Urraca a vessazioni e le ordinò di dargli la corona bensì le avrebbe tolto gli occhi; La ragina rifiutò e prese la corona slanciandola in fondo a una cava vicina e gli disse:
Toglierai i mie occhi, ma io sono la regina e nessuno può portarlaL'arcivescovo in vendetta comandò di crollare il Castello.
Nel secolo scorso una donna che scavava con la zappa vicino ad una macchia nel monte di Lobeira trovò delle posate d'oro del supposto tesoro del Castello
Tradotto dal libro in galego "Festas, Lendas e Tradicións" di Carlos Rei Cebral
lunedì 12 novembre 2007
A Santa Compaña
