Visualizzazione post con etichetta aneddoto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aneddoto. Mostra tutti i post

venerdì 22 febbraio 2008

Galizia e Cuba

La Galizità in Cuba, se si puó chimarla così, oppure il rapporto tra Galizia e Cuba non è soltanto il vincolo parentale galiziano dell'ormai congedato Generale Fidel Castro, anzi in questi giorni si celebra all'Avana la XVII Fiera Internazionale del Libro dell'Habana in cui la Galizia è il paese invitata, niente di straneo perché Galizia da sempre ha avuto uno stretto rapporto letterario con Cuba, difatto c'è l'ILL che ha oltre 500 mila libri in lingua galiziana sui loro scaffali ed è ancora oggi il paese oltre Galizia che pubblica libri in galiziano ; All'Avana fu dove l'inno di Galizia si creò nel 1907.
Ma le vicende tra ambedue paesi cominciò nel 1508 dallo esploratore e navigante noiese(di Noia) Sebastián de Ocampo.
"È un'isola grande e ubertosa dove la gente è accogliente e pacifica"
Con queste parole De Ocampo definì per la prima volta Cuba e passò alla storia per essere il primo a circumnavigarla, 15 anni dopo la scoperta.
Questa impresa sorse d'una disputa tra Colombo sostenitore che Cuba era entroterra e il cartografo Juan de la Cosa che invece assicurava senza dubbi che era un'isola, ma politicamente l'impresa sorse perché all'Isola *La Española* (Santo Domingo) incalzava una crisi con i nativi, quindi bisognava espandersi ad altri territori; Per questi motivi il governatore della Española decise di incaricare De Ocampo se quelle terre fossero conquistabili.
Allora De Ocampo ricavò marinai, equipaggi e provviste da ripartirne su due imbarcazioni e partì così in un viaggio lungo la costa settentrionale dell'isola, e dopo sostare sulla baia dell'Avana e svoltare nel capo di San Antonio per navigare dall'altra sponda, dirimette che quel territorio è abbracciato dal mare, questa spedizione ci volle otto mesi e De Ocampo fece scali lungo Cuba per testare la facilità con cui l'isola potesse essere conquistata trovandola in un bello e spazioso porto chiamato Carenas o Jaguar per gli indigeni, oggi Cienfuegos, dove De Ocampo, secondo il diario di bordo, ebbe ossequiato da distinte prelibatezze come le pernici.
Due anni dopo nel 1510 De Ocampo accompagnò Diego Velázquez in un'operazione di colonizzazione nell'isola.
Oggi gli si rende omaggio con la barca antiinquinamento del *Servizio de Gardacostas de Galizia* targata col suo nome.

giovedì 14 febbraio 2008

Piñeiro: L'uomo uccello

Il sogno di volare come gli uccelli sulle Rias, sulle montagne e valli di Galizia si avverò per un galiziano il 14 aprile 1913.
*José Piñeiro Gonzalez* nacque il 15 dicembre 1878 a Seixo parrocchia di Mugardos a Ferrol, fin dall'inizio era un bambino inquieto ed avventuroso, perciò dopo aver fallito negli studi si ingaggiò nel esercito per andarsene alla guerra di Cuba nel 1895, ma dimesse il fronte e si recò a Luarca dove il suo padre era ufficiale di marina alla base navale ove lavorerà anche lui, qui conobbe la sua sposa ventunenne Migoya Carbi figlia d'un ricco indiano di Cuba e ambedue decisero di abitare a Sanxenxo, ebbero quattro figli.
A Sanxenxo, Piñeiro allestì una fabbrica di bibite gassate e pronto diventa un personaggio conosciuto da carattere affabile ed estroverso, amante di tutto tipo di macchine che le spinse a comperare una delle prime vetture della comarca con cui un giorno si spostò alle feste di Pontevedra per vedere un'esibizione aerea, da quel fatto rimase incantato nel vedere l'evoluzioni dell'aviatore francese Garnier, forse quello fosse il vero destino della sua folle vita.
Subito Piñeiro guarirebbe la sua ossessione, vendette la fabbrica, e si traslocò da solo a Pont Long (Pau) Francia alla scuola più vicina da ottenere la patente di pilota *Brevet*, spese 30mila pesetas sul corso più l'acquisto d'un aereo *Blériot XI* con un motore *gnome* di 50cv e un'autonomia di 3 ore, simile a quello che vide un anno prima guidare a Garnier.
L'aereo targato *Sanxenxo* già ce l'aveva, ma ci volle una pista d'atterraggio che preparò nell'istmo di Baltar tra Sanxenxo e Portonovo davanti alla spiaggia *La Lanzada*.

Il suo primo volo radunò di circa 3 mila entusiaste persone giunte da diversi luoghi, la notizia di questa impresa destò la curiosità di vederlo solcare i cieli, quindi Piñeiro preparò un raid che lo portò a guardare da 1500m Vilagarcia, O grove, Pontevedra, Marín e Vigo lasciando cadere volantini di saluti; ma il suo primo volo ufficiale fu il 7 Maggio 1913 a Ferrol al varo della nave militare *Alfonso XIII*, che insieme al pilota francese *Poumet* realizzò tanto rischiose evoluzioni che finì spezzando l'ali del suo Blériot, questo incidente che lo vide anche il tredicenne *Francisco Iglesias Brage* sollevò in tutta Galizia e nei *Centri Galiziani* d'America un'immensa solidarietà mai vista affinché Piñeiro ottenesse i ricambi neccesari da ripare l'aereo.

Il corraggio e l'ansia di Piñeiro d'essere il migliore pilota con il gravame d'avere un'aereo già antico e di scarsa competitività, lo spinse a vincere gare del genere e fare esibizioni perfino a Tucumán invitato dai Centri Galiziani; Col suo povero Blériot Piñeiro diventò un bravo pilota d'acrobazie aeree molto riconosciuto in Argentina e Cuba , la sua specilità era fare il *Looping the Loup*ovvero *Il balzo della morte* che consisteva in fare un fiocco nell'aria, cioè portare l'aereo su e ritonare bocconi.

Statua di Piñeiro a Sanxenxo

Il primo pilota acrobatico spagnolo fu seppellito a Santiago il 3 Febbraio 1927 dimesso e trascurato dagli intimi amici e politici, invece che gli altri due eroi Ferrolani che amarono l'aeronautica grazie a Piñeiro che innescò in loro il sogno di pellegrinare i firmamenti: *Francisco Iglesias Brage* che insieme al suo *Jesús del gran poder* fece la prodezza di ripercorrere l'Ande e l'Amazzonia e *Ramón Franco* che fece a bordo dell'idroaerogiro *PlusUltra* i voli Palos de Moguer-Buenos Aires e Madrid-Manila.

martedì 12 febbraio 2008

Sorolla a Vilagarcia

Foto 1: Sorolla dipingendo nei giardini
Sul giornale Galicia Nueva del 18 luglio 1915 Daniel Poyán fece un'intervista al pittore che disse:
" Ho scelto Villagarcia per essere folcloristico e inoltre desidero che la ria che dà il suo cognome sia lo sfonfo dei miei dipinti ", con queste parole arrivava l'illustre pittore Valenciano *Joaquin Sorolla* l'8 luglio a Villagarcia de Arousa per fare dei quadri a olio rappresentativi della Galizia incaricati quattro anni prima dall'imprenditore Archer Milton Huntington, fondatore della Hispanic Society per decorare una gran stanza al Museo Hispanico di Nuova York con dipinti dell'usanze e paessaggi delle diverse regioni di Spagna, ma i primi furono realizzati attraverso delle cartoline e poi decise recarsi ai luoghi per farli.
Tra quelli realizzati in situ è *La romeria* che Sorolla dipinse nei giardini del Palazzo di Vista Alegre i cui inservienti fecero a comparsa e su cui plasmò anche l'Isola di Cortegada al fondo (vedi foto 1,2).

Foto 2: *La romeria*
Questa visita fu uno degli avvenimenti storici del paese, purtroppo pochi documenti a riguardo lo testimoniano, ma restano aneddotti vari sul rapporto tra il pittore e il paese durante il suo soggiorno a Vilagarcia: Sorolla trovava due difficoltà durante la sua impresa, per primo c'era una luce così cambiante che gli era difficoltoso plasmare un'attimo e anche non aveva sufficiente colore verde nella sua tavolozza; Mentre dipingeva *La romeria* chiedeva allo zampognaro che suonase per visualizzare bene le labbra gonfiee addirittura rilassarsi.
Sorolla anche fece amicizia col falegname Eleuterio Vega che costruiscì diverse attrezzature per l'artista come una gigantesca impalcatura e un tendone in grado di giovare il suo lavoro all'aperto, Vega diventò oltre un suo interprete un fido accompagnante-guida nelle sue gite per il paese e il mercato dove il Sorolla pittore guardava con entusiasmo le merci tradizionali esposte sulle bancarelle facendo delle bozze a mano alzata di tutto quello che gli capitava mentre fumava un sigaro.

Foto 3: Da sinistra a destra e da su a giù:
*El gaitero gallego*, secondo alcuni è uno studio preliminare di La romeria; *Tipo de Galicia* rappresenta una fanciulla che indossa il costume tipico e una collana custodita ancora al Museo Sorolla; *Musicos Gallegos* dipinto a gouache, queste tre furono dipinti nel 1915, ma la pronipote di Sorolla Blanca Pons sostiene che il quarto *Lavanderas de Galicia* come *La ria de Villagarcia de Arosa*(nominato dall'autore nei suoi appunti, ma non si sa dov'è finito) che furono donati dal pittore, appartengono a questa serie perché hanno lo stesso tipo di tela e cornice.

giovedì 24 gennaio 2008

Un aneddoto carnavalesco...

Questo aneddotto successe dopo la guerra civile spagnola negli anni 40 circa.
Allora il carnavale era vietato soltanto permettevano i balli nei club sociale e sempre a faccia nuda; Nel mio paese, però gli amanti del carnavale inventarono qualcosa per spassare questa festività.
Dunque il martidì grosso, come al solito, non c'era nessuno travestito e la garda civile custodiva che tutto stesse in ordine; Qualcuno lansciò via un pettegolio dicendo che accanto il pino di Marxión (oggi il pino millenario non c'è, fu abbattuto dal vento d'una tempesta nel 91 e anche con lui tutti quel giorno rimanemmo un po' mogi) c'era una biscia enorme e così scaturisce un viavai da quel posto.
Quelli che andavano lì ritornavano tempestati perché non c'era tal biscia, ma per non rimanere come un sciocco, ne riferivano a quelli che ci andavano che sì c'era: lunga 5 metri da occhi rossi come fiamme e tirava fuori la lingua, addirittura ci fu un altro animale che raccontò che essa aveva già sbranato un bimbo di 4 anni con le scarpe indossate; Insomma il pettegolio rimase tutto il giorno fino la notte a causa della delusioni, furberia ed innocenze di tutti.
Ma alla fine tutti quel martedì grosso si divertirono e seduti nel molo del porto vedendo come si scioglieva il sole sull'Atlantico assaggiavano una fritella di latte(gz.:Filloa) farcita di mermellata.


Filloas de leche (Fritelle di latte)


1/4 L di latteFarina


1/4L d'acqua


4 uova


Pancetta


Si battono le uova e, senza lasciare di farlo, si aggiunge un pezzico di sale, l'acqua e il latte.

Senza smettere ancora di frullarne, si aggiunge a poco a poco la farina sino a riuscire a fare una pasta come la panna

Poi si cola tutto e si lascia riposarne durante mezz'ora

Si mette una padella al fuoco e la si spalma di pancetta o struzzo

Quando essa stia calda si versa il liquido sino a ricoprirne lo sfondo, ma quando i lembi si scollano e si forma un gonfiore al centro bisogna capovolgerlo con la spatola.


Ricordatevi è difficile riuscirne!

Ci sono altre fatte anche con del sangue di maiale e tutte si possono farcire di qualsiasi alimento

Le più prelibate sono quelle fatte sulla pietra (granito) dovuto al sapore lasciato dalla pietra, io ho avuto l'opportunità di assaggiarne a ALBAROUSA una mostra sul vino albariño che si fa nel mio paese a metà agosto.

domenica 18 novembre 2007

La Corona di Doña Urraca



Doña Urraca fu regina di Galizia ai primi anni del XII secolo.

Su di lei e del suo coevo Arcivescovo Gelmírez ci sono parecchi miti e leggende che dilagano e se ne tramandono ancora oggi per tutta Galizia altresi nelle nostra regione Arousa e Salnés, nulla di straneo perché essa allora tra altri beni aveva La torre di Caldas, ove nacque il suo figlio Alfonso VII, e il Castello di Lobeira.

Egli anche aveva dei beni ed interessi nella nostra regione.

Le forti contende tra loro erano già note e arrivarono perfino allo stremo di che l'arcivescovo ingiunse prigione alla regina per un breve periodo di tempo.

Tra le leggende arrivate a noi c'è quella della corona benché ci sia qualche base storica non ne è stata assolutamente sfatata; La leggenda dice che la regina nel soggiorno al Castello di Lobeira e rendendosi conto che la guerra tra loro incombeva decise sgombrare la dimora di tutto l'oro e traslocarne mediante asini da asporto verso la Torre di Caldas per nasconderlo.

Una volta impadronì il Castello l'arcivescovo sottoporre Urraca a vessazioni e le ordinò di dargli la corona bensì le avrebbe tolto gli occhi; La ragina rifiutò e prese la corona slanciandola in fondo a una cava vicina e gli disse:
Toglierai i mie occhi, ma io sono la regina e nessuno può portarla
L'arcivescovo in vendetta comandò di crollare il Castello.

Nel secolo scorso una donna che scavava con la zappa vicino ad una macchia nel monte di Lobeira trovò delle posate d'oro del supposto tesoro del Castello
Tradotto dal libro in galego "Festas, Lendas e Tradicións" di Carlos Rei Cebral

lunedì 12 novembre 2007

A Santa Compaña


Era l'anno 1883 circa quando ormai la pandemia della varicella cominciava a decimare il nostro comune; La corona spagnola aveva a quelli tempi non solo dei conflitti di oltremare, quindi era un'epoca cattiva economicamente per tutti e addirittura incalzava la fame.

Al palazzo di "Vista Alegre" allora vivevano il marchese, la sua famiglia e gli inservienti di loro e ci aveva nella parte ulteriore dei terreni corredati al giardinaggio e alla coltura. Gli orti erano destinati alla produzione del mais e delle patate per le loro proprie provviste.

Era l'una del mattino mentre gli abitanti del palazzo dormivano quando all'improvviso si sentirono dei rumori stranei che arrivavano dal giardino e di subito degli inservienti si svegliarono e trepidantemente avvisarono a tutti gli altri. Sempre a guardingo tutti si affacciarono ai davanzali delle finestre per guardare cosa succedeva ed Eccola! viderono: A Santa Compaña! una fiaccolata in corteo che piano piano aggirava per tutto l'orto. Che spavento!.

Quelli del palazzo ancora spaventati, appena chiuderono tutte le finestre e stangarono le porte si inginocchiarono ad orare con le lacrime negli occhi durante tutta la notte e scongiurando che "A Santa Compaña" non li portassero via con sè, finché non spuntassero i primi raggi di sole perché ciò vuol dire che i maligni della notte svaniscono.

Ancora impauriti aprirono le porte e ne uscirono in fretta, arrivati all'orto e con grande sorpresa di loro trovarono che la suddetta "A Santa Compaña" l'avevano rubati tutta la coltura e non ne aveva rimasta neanchè il campione.

Tradotto dal libro in galego "Festas, Lendas e Tradicións" di Carlos Rei Cebral