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sabato 13 dicembre 2008

Il Villaggio maledetto

Si dice che la parrocchia di Leiro, nel comune di Rianxo(C) è luogo fertile in fatture e leggende, infatti una di loro ci riferisce il *castigo divino* che provocò lo sterminio di tutto il popolato di Abuín chiamato anche il villaggio maledetto a causa del praticare tregende (alquelarre) dai suoi vicini, ma non si sa ancora cosa gli era successo a questo insediamento dimesso tra XIV e XVI secolo. L'unico certo è che i suoi vicini furono sopraffatti dal panico, si crederono puniti da una maledizione(meigallo) avendo persino levato croci(cruceiros) dappertutto per allontanare il maldocchio, ma non riuscirono a respintere la peste e i pochi superstiti scapparono via dalla moria.
Oggi appena rimangono in piedi tra alberi e macchie i muri fatiscenti di tre case e chi sa se sotto questi resti si nasconde il tesoro che secondo una leggenda indusse la fuga, un tesoro rubato dai vicini quando assalirono il monasteiro da Armenteira e poi consegnato al prete del paese perché lo nascondesse, all'indomani il prete apparve morto e in seguito anche alcuni abitanti del borgo morirono, la credenza d'una maledizione, quindi, dilagò. Insomma altre versioni contano che il prete custode nascose un calice rubato presso la chiesa di Leiro e se qualcuno lo scopri subirà la condanna, altre storie narrano che furono i popoli nordici i colpevoli della misteriosa scomparsa, infatti Abuín è situato in una zona isolata in alto lontana dai saccheggi perpretati dai vikinghi che sorcavano il fiume Ulla, però questo privilegiato colle non servì ai suoi abitanti di scampare dalla peste che forse sia la teoria più vera di quanto era succeso.
La sciagura della peste che uccidò oltre 25 millioni d'europei nel XIV-essimo secolo arrivò a questa comarca dal porto di O grove e si diramò velocemente. Lo scrittore galiziano Castelao raccolse sul suo libro *Cousas* diverse vicende tra quali il racconto intitolato *Camiño Esquecido* che ci parla di questo villaggio dimenticato.

mercoledì 12 novembre 2008

Laguna di Cospeito


A Cospeito(LU) c'è una laguna(gz.:lagoa) chiamata anche di Valverde considerata oggi una delle paludi più importanti della Galizia, habitat di molte varietà d'uccelli palustri e vicino di lì sta all'insù la cappella *Virxen do Monte* visitata per tutti i fedeli della comarca di Terra Chá, ma tempi fa nella laguna ci fu un ridente villaggio chiamato, appunto, Valverde.
Secondo una leggenda un poverino uomo vi fa visita chiedendo essere ospitato per passare la notte, alcune voce diramarono che era la stessa vergine travestita, però nesssuno rimase intenerito di lui e non gli diedero retta. Lo sciagurato uomo allora si recò ad un casolare nelle periferie dello spietato paese dove abitata una poveraccia famiglia, ma in cui la dignità non mancava, quindi, il mendico fu accudito volentieri, poi come non c'era niente da mangiare la gentile famiglia descise sacrificare l'ultimo vitello che l'era rimasto per dare da cenare al povero ometto. Allora dopo cena l'ospite ordinò che l'ossa grandi fossero buttate in un buco e le piccole in un'altro.
Il giorno seguente ben di mattino, il povero incominciò a svegliare il patrone di casa perché andasse a mungere(gz.:munxir) le mucche e mettere i vitelli ad allattare, ma il patrone continuava a dormire senza dargli retta, però l'ospite continuava a stuzzicarlo finchè il patrono brontolando gli rispose:
"Ma che mungere!, uomino di dio, ma non sai che l'ultimo vitello è stato ammazzato ierisera" e il povero gli rispose: "È tanto vero che hai vitelli e mucche e che il villaggio di Valverde è sotto l'acqua".
E con queste parole l'ometto sparì e cominciò un acquazzone, poi il patrone e sua famiglia uscirono di casa e videro che il villaggio di Valverde era allagato dall'acque e corsero al buco delle ossa grandi dove trovarono delle mucche e nell'altro buco c'erano vitelli come aveva detto l'ometto.

PS.: Questa è una delle tante leggende sulla creazione della Laguna di Cospeito.

giovedì 30 ottobre 2008

Alzatevi e andatene



Ogni terza domenica di settembre alle dieci del mattino parte, di solito, dalla chiesa di Santiago da Pobra do Deán sita nel villaggio di A pobra do Caramiñal (C), una delle più strabilianti processioni della Galizia che raduna oltre 40mila persone tra devoti, offerenti, accompagnatori e curiosi, si chiama il corteo delle sindoni(gz.: das mortallas) ovvero la *Festa do Divino Nazareno* santo onorato dai molti fedeli suoi che vedendosi alle porte della morte sono riusciti a scamparsi grazie alla sua mediazione.

Un lungo corteo di oblatori o risuscitati indossando sai(gz.:saios) viole stretti con una cordicella e candela in mano, immitando così l'immagine del santo, vanno ciascuno dietro la sua bara(gz.:ataúde o cadaleito) (in affitto) portata da quattro familari e accompagnato dagli amici e vicini, poi percorrono le viuzze del paese dietro l'immagine di *Noso Pai Nazareno*. I bambini anche partecipano con veste e bare bianche, altri penitenti vanno scalzi portando il cero ringraziandogli i favori recivuti nella vita.

Questo rituale di risorgimento, insieme a quello che si fa a Ribarteme(PO) il giorno di Santa Marta (29Luglio) sono gli unici riti del genere che si fanno nella Galizia, è un atteggiamento rispettoso e familiare nei confronti della morte propria della filosofia tradizionale galiziana a differenza d'altre culture che possono considerarla macabra. Questa sagra servì di spunto a Ramón Mª Valle-Inclán per scrivere *Viana del Prior*.

Questa manifestazione religiosa risale al XV-esimo secolo quando, secondo la leggenda, il villaggio era governato da Xoán de Liñares che non mancava a nessuna sagra in rappresentanza della sua carica, ma un anno alle vigilie della festa gettò in una grave malattia e decise di conservare la sua vita affidandosi al Nazareno, pregandogli di scamparsene e di rimandare il fin di vita. Allo stesso tempo nel villaggio si fermarono dei banditi, assaltatori di cammini, che dopo aversi dichiarati colpevoli dei reati furono condannati a pena di morte. Però il Nazareno esaudì le preghiere del sindaco, tanto aveva già la bara e la sindone che chiese ai quattro pregiudicati di portare la sua bara in corteo insiguiti da lui con un gran cero in mano. Alla fine della processione e all'atrio della chiesa l'oblatore fece graziare i malviventi.

lunedì 6 ottobre 2008

Le Maggiorate della Costa

Nella mitologia galiziana possiamo trovarne almeno due, sono sirene, cioè, sono metà donna e l'altra metà, la più bassa, pesce che abitano per lo più sugli isolotti vicini alla costa, ad esempio la sirena (gz.:serea) delle *Illas Mirandas* situate nella Ria de Ares, golfo di Ártabro, da colore salmone e vestita da squame d'argento che passava il tempo trastullando con i suoi vicini acquatici e parlottando con i gabbiani, a volte si recava alla chetichella alle spiagge della Ria a crogiolarsi, ma la gran parte del tempo lo passava sdraiata in solitudine e pensativa sulle isole Mirandas, spaventando i pescatori che si avvicinavano. La sirena già non si vede perchè la diceria narra che fu sorpresa da un uomo che s'innamorò di lei e la portò via, distante dal mare, forse la possiamo trovare travestita da moglie senza squame e con una coppia di figli chiamati Marino e Marina nomi che vengono dalla sua nostalgia di mare.
L'altra mitologica ninfa di mare (gz.:nereida), la più famosa, è quella chiamata *A Maruxaina* che abita sull'isolotto di Sombriza delle isole Farallóns, di fronte a San Cibrán a Cervo, ma si dice anche che ha un palazzo subacqueo tra le alghe e coralli da dove emerge i giorni piovosi e ventosi. Alcuni dicono che è buona e leggiadra da chioma dorata che suona il corno per avvertire i marinai dei pericoli che sotto il mare tempestoso si nascondono, però altri invece dicono che è cattiva, una brutta strega da occhi profondi e membri sparuti che fa vocalizzi ammalianti che attirano i pescherecci con i loro equipaggi in un naufraggio sicuro perche invidiosa delle mogli dei marinai , ma come nessuno sa di certo com'è, tutti gli anni i marinai la portano a entroterra per essere sottoposta a giudizio, alcuni anni viene condannata e altri tanti viene scagionata. La Maruxaina tace acconsente di quello che gli uomini dispongono fino al secondo sabato dell'agosto seguente quando le barche partiranno ancora per pescarla e sottoporla al verdetto popolare al centro della piazza maggior di Cervo, se è stata buona la si festeggerà alla spiaggia di O Tormo, ma s'è stata cattiva invece verrá bruciata dai paesani senza alcun festeggiamento.

sabato 4 ottobre 2008

Pieghevole (Leaflet) XX: Museo d'Arte Sacra di Vilanova de Lourenzá

Sul cammino a Compostella c'è il Monastero benedettino di Vilanova de Lourenzá (LU) fondato nel X secolo dal conte Osorio Gutiérrez, è il monumento architettonico più rappresentativo di questo comune lucense della comarca A mariña. La sua facciata disegnata da Fernando Casas Novoa è considerata precursore di quella dell'Obradoiro a Santiago, ma questo complesso sacro alberga anche dal '60 il Museo d'Arte Sacra ubicato nella chiesa del convento de San Salvador visitabile con guida, in cui si espongono pitture, sculture, libri, oreficeria e numerosi oggetti procedenti dal cenobio come costume e mobilio di gran valore artistico. La sagrestia è anche ammirabile dove si trova un cassettone elaborato nel XVII secolo con dell'immagini intagliate in rilievo, c'è anche un retablo-reliquiario in legno policromato con 28 busti-reliquiari della fine XVII secolo. Alla cappella della Valvanera si trova invece una brillante collezione di oreficeria dal XVI al XVIII secolo e in una parete del suo abside un retablo barocco con l'immagine sedente di Nostra Señora de Valvanera. Altre quattro sale del cenobio accolgono diversi dipinti e sculture del secolo XVIII tra cui spiccano tre attribuite a José de Ribera detto lo spagnoletto e alcuni di Gregorio Ferro. Una di questi vani era stata una gran biblioteca monacale dove ancora ci sono 4mila volumi, oggetti liturgici e una lauda del XII secolo esposti.

lunedì 22 settembre 2008

Il Basilisco galiziano


Coca o Tarasca nella mitologia galiziana è un animale mostruoso da corpo di drago e coda di serpe che vive nell'acque delle Rias e fiumi, dalla sua groppa spiccano due grandi ali somiglianti a quelle dei pipistreslli, inoltre ha quattro zampe artigliate(gz.:gadoupas) e dalla sua faccia brillano occhi terribili sopra una enorme bocca da appuntite zanne.
Il termine Coca viene di coccodrillo interpretato come una biscia: Cobra, così nasce l'essere mitologico Coquetriz attribuito al mito di Leviatano e ai miti prerromani di draghi come il classico Basilisco, mentre Tarasca dal francese tarasque e questo dal toponimo del villaggio della provenza Tarascon.


Le rappresentazioni della Coca si celebrava molto prima dell'avvento di Corpus Domini in molti villaggi della Galizia, ma quella che si festeggia a Redondela(PO), intorno al 25 maggio, è l'unica che permane il giorno del Corpus, ma col tempo perse certe caratteristiche come la di portare il drago sulle spalle di danzanti che tiravano fuori dalla bocca le loro mani per rubare vivande.
La leggenda redondelana che ci narra sull'origine della Coca, dice così:

Molti secoli fa viveva vicino a Redondela un drago che si recava alla spiaggia di fronte all'Isola di San Simón per prelevare belle fanciulle da portarsele alla sua grotta in fondo alla Ria de Vigo, quelli fatti sembravano tributi di sangue, perciò i vicini stanchi da queste atroci vicende, si radunarono in assamblea e decidono che i 24 uomini più forti e coraggiosi del paese dessero morte alla belva la prossima sua apparizione, così i 24 si allevarono nel maneggio della spada e quando la campana della chiesa squillò dando l'avviso dell'arrivo della belva questi uomini si imbatterono in una gran lotta col drago dandogli morte. I vittorisi lottatori trascinarono la bestia alla piazza e fecero baldoria, danzarono attorno tutti i paesani, le ragazze innalzarono sulle loro spalle le bimbe e gli uomini le loro spade, così nacque una delle *Danzas Blancas* della Galizia chiamata *Danza das Penlas*; C'è un'altra versione di questa leggenda che narra la metamorfosi che subisce una bella donna pentita di disprezzare l'amore d'un cavaliere che le aveva regalato un garofano rosso, la donna amareggiata pianse di continuo, poi le sorsero ali e una lunga coda, le sue carnose labbra(gz.:beizos) si trasformasero in un'orribile bocca persino i suoi pianti(gz.:bágoas) formarono il fiume Alvedosa che la trasportò al mare.

Nella Galizia c'è o ci fu altre COCAS: Betanzos (chiamato Camelo), A Coruña (Tarea), Ourense (Coquetriz), Ribadavia (Becha)

giovedì 18 settembre 2008

Tra Giganti e Ciclopi

Nella mitologia galiziana possiamo trovare o almeno sentire parlare di certi esseri e personaggi di grandi proporzioni come è il caso dell' *O Olláparo* anche chiamato *Ollapín*, gli Olláparos sono ciclopi, cioè, hanno un solo occhio sulla fronte, anche se alcuni lo hanno anche nella collottola che causano il malocchio , queste creature di carattere grezzo vivono in grotte delle foreste, e gustano inghiotire persone e volatili a portata di mano di solito sposano le *olláparas* grandi, temibili come loro, ma anche governanti e le si attribuisce la cattiveria indotta sui loro mariti per commettere certi fattacci.
Esistono anche i *Xigantes* che per le loro dimensioni spaventano, ma invece sono burberi, fragili e mansueti da convercerli. Il principale lavoro che svolgono consiste in sotterrare tesori, portare enormi massi(gz.:penedos) da qua a là, ammucchiare terre per formare poggi(gz.:outeiros) e fare i solchi per cui devono scorrere i fiumi, ma tutta questa sfacchinata è ingiunsa da altri piú malvagi che se ne infischiano di quello che fanno loro. Questi Xigantes nei loro tempo di spasso giocano a lanciarsi e scagliarsi massi da una distanza di 3 km.
La leggenda mitologica più famosa che ha come protagonisti dei giganti è quella che narra la nascita della città di Coruña (Crunia) che quest'anno festeggia gli otto centenari di vita.
Coruña quando era un'isola aveva a capo il gigante Breogán che mandò a costruire al di lá del mare una torre che servesse di sorveglianza e di referimento ai naviganti. Un giorno da quella vedetta Ith, figlio di Breogán, vede in lontanaza una terra verde e chiese a suo padre di andar a riconocerla. Dopo Ith, che ci si inoltrò e mai ritorno per non obbedire suo babbo di non scavalcare del suo cavallo, i suoi fratelli percorsero lo stesso cammino e da allora tutti i popoli della sponda atlantica d'Europa siamo fratelli. Molti anni dopo quando non aveva traccia di quel torrione, arrivò a quell'isola navigando sulla sua coppa d'oro un altro gigante greco chiamato Hércules (it.:Ercole) col proposito di rubare il bestiame d'un altro gigante di tre corpi e tre teste di nome Xerión. Sull'isola litigarono durante quattro giorni senza sosta finché Hércules riuscí a mozzargli le teste d'un solo colpo, poi le seppellì e sorpra esse eresse il conosciuto torrione-faro di Hércules.
La popolarità di questo mitologico combattimento ha fatto che dal XVI nello stemma della città apparisse anche la testa di Xerión insieme alla Torre di Hércules appunto in un manoscritto conservato nell'archivio comunale datato 1552 nel quale l'Imperatore Carlos I ordinò aggiungere la giurisdizione di Bergantiños al comune di Coruña, inoltre di questa epoca si conservano i due più antici blasoni della città cesellati in pietra che originariamente rappresentavano la testa coronata di Xerión, ma poi sul XVII secolo la testa era sostituita da un teschio e ossa.
Insomma la storica battaglia tra i giganti è troppo antica e piena di elementi raccolti da precedenti leggende e tradizioni che risalgono all'epoca castreña o romana, la versione definitiva la fornisce il Re Alfonso X il saggio nel suo volume l'Historia de España scritto nel 1270-74 e dice così:

"C'era un re poderoso in Esperia (Penisola iberica) che la dominava dal Tajo al Douro(Duero) chiamato Xerión, un gigante molto forte, in modo che conquistò questo territorio alla forza e con questa costringeva agli abitanti di daziargli la metà di tutto quello che possedevano altrimenti venivano ammazzati, e per questo Xerión era detestado per tutti, e quando seppero l'avvento di Hércules, che perteneceva al linaggio dei giganti, ma d'anima bensì piatosa, gli chiedero soccorso in cambio di tutta la loro terra. Hércules gradito dalla proposta intraprese l'impresa e quando Xerión lo seppe si spostò con la sua truppa (gz.hoste) ad un posto disabitato(gz.:ermo) e dopo aver vinto e costruito la torre-faro sulle ossa di Xerión, Hércules ordinò abitare quelle terre e scrisse i nomi di tutti coloro che ci si recarono e la prima persona in arrivare fu una donna chiamata Crunia"
P.S. Gli unici olláparos giganti che ho visto finora nella Galizia sono questi facendo spaventi con i suoi bracci.

domenica 14 settembre 2008

I Primaticci dell'Apostolo

Tradizione e fedeltà si mischiano nella famosa processione delle uve e il mais che ogni anno il 24 luglio, vigilia della ricorrenza del Santo Apostolo Santiago, i paesani della parrocchia O Burgo nel comune di Pontevedra celebrano portando sulle spalle il *Santiaguiño do Burgo* in corteo fino al fondo *A Santiña* dove, secondo la leggenda, l'Apostolo si sostò durante il suo pellegrinaggio per Galizia e benedisse i frutti del terreno, è una tradizione che perdura viva ancora oggi dopo tanti anni di storia grazie alle credenze popolari nonostante la modernità.
Narra la leggenda che quando il Santo predicava per queste terre del lerez la fame e la sete gli incalzavano e sopraffatto per la lunga camminata cercò riparo in una casa conosciuta oggi come *A Santiña*. I patroni gli diedero vitto e soggiorno da poter riprendere il pellegrinaggio e al mattino seguente una volta rifocillato, l'Apostolo riconoscente dalla amabile accoglienza benedisse la dimora e disse che da allora in poi questo appezzamento sarà quello che darebbe i primi frutti in autunno e addirittura sarebbero maturi il giorno del suo obito, così per queste date misteriosamente le uve sono pronte per la raccolta o per assaggiarle al contrario di quello che succede nei fondi vicini, ma alcuni storici opinano che l'origine di questa tradizione risale al medio evo e altri tanti affermano ha che vedere con la cristianizzazione d'un antico rito romano, di sicuro però il granoturco c'entra a posteriore.
Da allora i contadini del luogo vogliono mostrare la loro gratitudine il 24 luglio con questa processione e i fedeli ripercorrono il rione con la piccola immagine del Santo che si ferma nella casa in cui un membro dei proprietari colloca un grappolo d'uva e una pannocchia all'immagine, dopo l'omaggio i membri del corteggio assaporano le uve dando fede che l'Apostolo aveva benedetto i frutti, poi l'immagine ritorna alla chiesa questa volta, però appesantita dai miracoli del Santo e da dove uscirà ancora l'indomani per commemorare il giorno della Galizia.

domenica 22 giugno 2008

La nottata di San Gianni (Xoán)

Questa notte dal 23 al 24 giugno mette in manifesto che la Galizia sono due: quella vera che la viviamo ogni giorno e quella mistica, incantata e piena di leggende e usanze popolari in cui ogni masso, ruscello, stagno o foresta ha un suo racconto oralmente tramandato da secoli.
La vigilia di San Gianni è fuoco, in Galizia si ha l'usanza di accendere falò (gz.:Cachela, fogueiras, lumeiradas) ovunque situati all'aperto siano in appezzamenti, agli incroci di cammini ovvero in un alto sotto le stelle di questa notte magica, avvampati dalla materia vegetale raccolta i giorni precedenti dai giovanotti del luogo, ogni rione ha il suo, e una brigata di paesani senza distinzione d'età si radunano attorno le fiamme facendo un girotondo(gz.:roda,troula) spassando la notte danzando e abbuffandosi di sarde o babecue, ma anche li si devono saltar o scampare il fuoco un numero dispari di volte per lo più tre, rituale che ha molti significati ad esempio: le nubili devono saltarci accompagnate da cantici se vogliono trovare marito.
È anche terra e mare, alla spiaggia della Lanzada(PO) le donne infeconde(gz.:marondas) devono giacere accanto il suo marito la magica notte sul masso che è ai piedi dell'eremo di Nosa Señora da Area conosciuto come la culla(gz.:berce) della Santa e poi dopo aver consumato il rapporto sessuale lei deve scendere al mare e lasciare che nove onde accarezzino o sbattano il suo grembo, finora, infertile.
È anche acqua e flora, in Galizia l'acqua si usa al mattino di San Gianni per rituali purificatori del corpo ad esempio gli affetti di rogna devono recarsi presso l'eremo della Lanzada e rotolarsi nudi sul suolo bagnato dalla rugiada calata durante questa notte magica se vogliono guarire. Al mattino di San Gianni l'acqua delle fontane hanno anche dei poteri curativi, chiamata la *flor da agua* è quella attinta d'una fontana, cangiante dai primi raggi del sole appena spuntato, sino il malocchio si respinse con l'aqua della fonte di Bexán a Cambados. Le piante sono anche un'elemento nelle tradizioni di San Gianni che ha anche un rapporto con l'acqua, leggasi rugiada, in effetti ancora oggi è costume lavarsi la mattina di San Gianni con l'acqua decotta a base d'erbe e fiori che solitamente sfiorano col solstizio d'estate come il finocchio bastardo; malve o digitali(gz.:sanxoáns), raccolte durante la notte o le prime ore del mattino, per prottergersi dal malocchio e contro gli ammaliamenti.

giovedì 22 maggio 2008

Sotto i massi

Tra pocchi giorni(25 maggio) a Ponteareas comune della comarca di O Condado si darà appuntamento alla celeberrima *infiorata* nel giorno del Corpus Domini (Corpus Christi) dichiarata festa d'interesse turistico nazionale in cui le strade della città verranno tappezzate da falde di fiori per il passaggio della processione, ma è anche un'occasione per fare una scampagnata tra la rigogliosa natura che circonda questa comarca piena di sorprese per gli affizionati al sentierismo, anticamente zona di passo per recarsi a Ourense attraverso cammini serpeggianti tra catene montuose dove, secondo miti, morava la temibile fiera *can-furco* che era un ibrido tra un cane e un orco(furco-urco) una specie di lupo di grandi dimensioni, possibile totem dei celti che ha lasciato toponimi come il villaggio di Cans dove fino al 24 si terra l'originale V festival di cotometraggi (gz.:curtas) o il borgo di Confurco; Anche il viandante troverà un paesaggio roccioso caratterizato dai massi errati(gz.:penas,penedos) che in questa comarca abbondano, ciascuno di loro fatti dalle mani del tempo e non dagli scapellatori del vicino Porriño, ormai famoso per i suoi filoni di granito rosa e ognuno possiede la sua propria storia fatta, questa volta sì, dall'immaginario popolare come il famoso masso(gz..penedo) che si assomiglia ad un gran dolme, situato a *San Breixo de Arcos* nel comune di Ponteareas(PO) chiamato *Pena dos Namorados* perché proprio qui due nobili innamorati s'incontravano in nascosto lontani dall'avversione che esisteva da sempre tra le loro famiglie, lei era dal *Castello di Sobroso* e lui dal *Pazo da Picaraña*, ma un giorno quando il padre della fanciulla seppe di quegli avvenimenti tra sua figliola e il figlio del suo accanito nemico, decise aspettare in agguato in quella tana con un lastrone a pensilina all'innamorato e senza dire parola alcuna l'ammazzò e nascose il cadavere in una macchia vicina. L'innamorata non tardò in arrivare al suo felice nascondiglio, ma ci aspettò ore e ore per il suo amato che mai arriverà e giorni e giorni per che lei non mollava nel suo impegno da vederlo anche se fosse l'ultima volta, affidandosi sempre ai suoi sentimenti. Una sera di luna piena vide arrivare verso lei il suo caro calvalcando a passo lento in groppa al suo ronzino , stecchito con gli occhi fuori dal suo posto. Fu allora quando cominciò a risuonare le campane delle chiese vicine al compasso di defunto --Quelli cenni sono per me!---disse il fantasma(gz.pantasma), e la ragazza corse a piú non posso da quel luogo per rinchiudersi al castello e senza dire una parola a nessuno finì i suoi giorni con malinconia e tritezza.
Questa triste storia degli innamorati che cercavano la felicità a ridosso di quel masso e altre tante le raccoglie i pannelli informativi lungo il *Roteiro dos Penedos da Picaraña* un percorso di 8Chm e di bassa difficoltà recentemente ripulito e rassettato dal comune che intende mostraci tutta questa tradizione orale che dà culto ai sassi, così il pellegrino batte per esempio la roccia conosciuta come *Pena do Equilibrio* per poi venire a sapere che qui anche venivano i seminariste per provare oltre le sue forze la loro fede. Il sentiero parte dal Cruceiro nel luogo di Serra nella parrocchia di Arcos vicino alla *Ermida das Angustias* eretta nel 1684 per poi fermarsi ai 20 massi che compongono la gita tra quelli il masso di Pedro Madruga, della Cruz, della Adega, del Moucho(it.:civetta) così come il *Coto do Castro* una vedetta da dove si può guardare la comarca in cui si ha identificato una possibile muraglia.

giovedì 14 febbraio 2008

Piñeiro: L'uomo uccello

Il sogno di volare come gli uccelli sulle Rias, sulle montagne e valli di Galizia si avverò per un galiziano il 14 aprile 1913.
*José Piñeiro Gonzalez* nacque il 15 dicembre 1878 a Seixo parrocchia di Mugardos a Ferrol, fin dall'inizio era un bambino inquieto ed avventuroso, perciò dopo aver fallito negli studi si ingaggiò nel esercito per andarsene alla guerra di Cuba nel 1895, ma dimesse il fronte e si recò a Luarca dove il suo padre era ufficiale di marina alla base navale ove lavorerà anche lui, qui conobbe la sua sposa ventunenne Migoya Carbi figlia d'un ricco indiano di Cuba e ambedue decisero di abitare a Sanxenxo, ebbero quattro figli.
A Sanxenxo, Piñeiro allestì una fabbrica di bibite gassate e pronto diventa un personaggio conosciuto da carattere affabile ed estroverso, amante di tutto tipo di macchine che le spinse a comperare una delle prime vetture della comarca con cui un giorno si spostò alle feste di Pontevedra per vedere un'esibizione aerea, da quel fatto rimase incantato nel vedere l'evoluzioni dell'aviatore francese Garnier, forse quello fosse il vero destino della sua folle vita.
Subito Piñeiro guarirebbe la sua ossessione, vendette la fabbrica, e si traslocò da solo a Pont Long (Pau) Francia alla scuola più vicina da ottenere la patente di pilota *Brevet*, spese 30mila pesetas sul corso più l'acquisto d'un aereo *Blériot XI* con un motore *gnome* di 50cv e un'autonomia di 3 ore, simile a quello che vide un anno prima guidare a Garnier.
L'aereo targato *Sanxenxo* già ce l'aveva, ma ci volle una pista d'atterraggio che preparò nell'istmo di Baltar tra Sanxenxo e Portonovo davanti alla spiaggia *La Lanzada*.

Il suo primo volo radunò di circa 3 mila entusiaste persone giunte da diversi luoghi, la notizia di questa impresa destò la curiosità di vederlo solcare i cieli, quindi Piñeiro preparò un raid che lo portò a guardare da 1500m Vilagarcia, O grove, Pontevedra, Marín e Vigo lasciando cadere volantini di saluti; ma il suo primo volo ufficiale fu il 7 Maggio 1913 a Ferrol al varo della nave militare *Alfonso XIII*, che insieme al pilota francese *Poumet* realizzò tanto rischiose evoluzioni che finì spezzando l'ali del suo Blériot, questo incidente che lo vide anche il tredicenne *Francisco Iglesias Brage* sollevò in tutta Galizia e nei *Centri Galiziani* d'America un'immensa solidarietà mai vista affinché Piñeiro ottenesse i ricambi neccesari da ripare l'aereo.

Il corraggio e l'ansia di Piñeiro d'essere il migliore pilota con il gravame d'avere un'aereo già antico e di scarsa competitività, lo spinse a vincere gare del genere e fare esibizioni perfino a Tucumán invitato dai Centri Galiziani; Col suo povero Blériot Piñeiro diventò un bravo pilota d'acrobazie aeree molto riconosciuto in Argentina e Cuba , la sua specilità era fare il *Looping the Loup*ovvero *Il balzo della morte* che consisteva in fare un fiocco nell'aria, cioè portare l'aereo su e ritonare bocconi.

Statua di Piñeiro a Sanxenxo

Il primo pilota acrobatico spagnolo fu seppellito a Santiago il 3 Febbraio 1927 dimesso e trascurato dagli intimi amici e politici, invece che gli altri due eroi Ferrolani che amarono l'aeronautica grazie a Piñeiro che innescò in loro il sogno di pellegrinare i firmamenti: *Francisco Iglesias Brage* che insieme al suo *Jesús del gran poder* fece la prodezza di ripercorrere l'Ande e l'Amazzonia e *Ramón Franco* che fece a bordo dell'idroaerogiro *PlusUltra* i voli Palos de Moguer-Buenos Aires e Madrid-Manila.

mercoledì 30 gennaio 2008

Un'isola che c'è...

C'era una volta una famiglia di contadini del Grove che aveva un asino che gli stava molto a cuore dopo tanti anni a casa facendo i lavori di arato, ma un giorno la vecchiaia dell'asino spiccò in forma di malanni e d'infezioni alla pelle.
La famiglia si recò dal veterinario che dopo aver diagnosticato le malattie e l'origine delle piaghe disse che non era in grado di guarire quel animaletto e raccomandava di esserne sacrificato, il padrone però rifiutò di ammazzare l'asino e dicise di portarlo all'isola della Toxa e lasciarlo lì che allora era spopolata e rigogliosa di natura e d'erbe che l'asino mangiava tutti i giorni; Così giorno dopo giorno il padrone dopo aver guadato la bassa marea lo vedeva che guariva e quello gli sembrava miracoloso e non voleva riferirne a nessuno, anzi il padrone cercava di capire quel mistero e dicise d'osservare cosa faceva l'asino.
Dunque l'asino dopo aver mangiato si sciacquava in una sorgente lì vicina.
Alla fine l'asino guarì e il padrone lo portò di nuovo al paese dove la gente stupita da quel miracolo tentò provarci con il loro bestiame riusciendone.

Oggi l'Isola della Toxa è lo stabilimento talassoterapico più famoso ove c'è un hotel che dà ai loro clienti un benessere magico come quello, forse sia anche per questo che purtroppo l'isola non forma parte del Parco Naturale dell'Isole Atlantiche che fa sì l'Isola di Cortegada dopo di essere espropriata due anni fa evitando così l'annidamento del cemento.
L'Isola di Cortegada si trova nella foce del fiume Ulla di fronte a Carril, ha un perimetro di 3Ch. circa e il suo rilievo più alto è di 40m, oggi la si può visitare soltanto con delle gite guidate perché oltre ad essere un parco tutelato ha inoltre all'interno il bosco di allori più grande d'europa insieme a eucalipti, pini e anche banani ed è per questo che va considerato un giardino botanico virgine, ma quest'isola ha anche la sua storia perché fino al XIX fu abitata...

domenica 20 gennaio 2008

Il Ponte degli Albert@

Il comune di Ribadumia ha una parrochia chiamata Ponte Arnelas dove c'è un antico ponte romano ancora oggi transitabile che gli abitanti del borgo lo chiamano *Ponte dei padrini* ovvero *Il ponte degli Albert@* che valica il fiume Umia ed accanto a lui tutti i 29 giulio si celebra la sagra religiosa a Santa Marta, ma perchè questo nome, forse venga da riti o credenze pagane quasi tutte riferenti alla fertilità femmenile, vediamo:

Il battesimo
Quando una donna, ovviamente sposata, voleva avere un figlio andava lì con i suoi portando con sè un cestino con del cibo da cenare, si fermavano al capoponte e ci attendevano a che arrivasse qualcuno per fare il sciaquaiolo; Quello poverino uomo appena capitato doveva battezzare la moglie versandole l'acqua sul capo, la pancia e anche un po' sulla scollatura. Poi cenavano tutti insieme compreso il poverino, ma ancora non basta, perché quando nascesse il rampollo doveva chiamarsi Alberto o Alberta e il poverino ancora una volta doveva fare il padrino al battesimo del neonato.

Il Padrino
Anticamente sul ponte aveva una croce(gz.:cruceiro); I familiari della moglie che voleva avere figli custodivano i capiponte perché quei l'attraversase doveva essere partecipe del festeggiamento.
Il padrino già scelto ci arrivava da solo, prendeva una conchiglia con acqua e bagnava il petto della moglie che guardava la croce lassù e dicendo *il signore protegga la vostra famiglia*, poi mangiavano tutti quanti dovendo la moglie procurare di non lasciare alibi alcuno della scorpacciata con l'aiuto del fiume. Palesemente questi riti non si fanno mai, perché c'era molta furberia e anche fame, per lo più venivano centinaia di *invitati*

Il Battesimo prenatale
Per quelle donne che avevano avuto un aborto si faceva un'altro rito: Ancora una volta di più si custodiva il ponte a mezzanotte d'un giorno prima di partorire, allora il primo che, come al solito, varcasse il ponte sarebbe stato il padrino di Alberto o Berta.

P.S.: Non è molto difficile neanche bisogna guardare il censimento del comune per sapere qual c'è il nome più comune.

venerdì 18 gennaio 2008

Un'Isola incantatrice..

Se quest'estate andaste alla penisola di *O Grove* per crogiolarvi al sole sulla famosa spiaggia di questo comune salnese *La Lanzada*, forse se il tempo vi permette, vedrete di fronte l'Isola di Ons.
Un luogo pieno di misteri, come raccoglie queste due leggende di Alvaro das Casas nel 1934 che sono tradotte e un pò favoleggiate da me dal libro *Lendas Gallegas*.

Il mito del ragazzo e la biscia

C'era una volta un fanciullo in quest'isola che tutti i giorni andava alle colle col suo bestiame.
Una sera si sedette su un sasso per fare una sosta e mangiare un panino, quando all'improvviso vide una serpe strisciandosi vicino a lui, ma invece di spaventarsi le diede un pezzo di pane.
Allora fecero amicizia dopo di che tutti i giorni mangiavano il panino insieme alla stessa ora, il ragazzo giocava sempre con la biscia dopo pranzo e si accuciava accanto.
Il fanciullo un giorno dovette fare il servizio militare e se ne andò, ma quando ritornò a casa per primo corse verso le colle per poter ritrovare la piccola biscia, guardò, frugò tra i sassi e alla fine fischiò come faceva prima, dopo un trato, vide una biscia lunga lunga e man mano che si avvicinava diventava più grossa, il ragazzo questa volta sì prese paura.
La gigante serpe non lo conobbe, ma si aggrappa a lui e lo strinse forte forte che lo ammazzò.
Ma la biscia si accorse che era lui, il suo amico, e afflitta di ciò che aveva appena commeso si buttò giù al mare e morì affogata.

Il tesoro dell'Isola di Ons

C'era una volta un vecchio che raccontò la storia d'un marinaio arosano che allorchè faceva il soldato in Africa sentì raccontare d'un moro.
Insomma il moro raccontò il marinaio, sempre a bassa voce, che c'era una grotta nell'isola dove aveva una sorgente di chiocciole d'oro; Una volta ritornato a casa, il marinaio approfittò una mattina per avvicinarsi all'isola per cercare il segreto, trovandolo nello stesso luogo dove il moro gli aveva detto.
Poi si recò alla penisola per affittare un gozzo ben corredato e quando si fece buio ritornò al luogo segreto per ricavarne tutte le chiocciole che c'erano, bracciate e bracciate di chiocciole d'oro riempirono la barca e l'uomo diventò miliardario.