Visualizzazione post con etichetta luoghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luoghi. Mostra tutti i post

sabato 13 dicembre 2008

Il Villaggio maledetto

Si dice che la parrocchia di Leiro, nel comune di Rianxo(C) è luogo fertile in fatture e leggende, infatti una di loro ci riferisce il *castigo divino* che provocò lo sterminio di tutto il popolato di Abuín chiamato anche il villaggio maledetto a causa del praticare tregende (alquelarre) dai suoi vicini, ma non si sa ancora cosa gli era successo a questo insediamento dimesso tra XIV e XVI secolo. L'unico certo è che i suoi vicini furono sopraffatti dal panico, si crederono puniti da una maledizione(meigallo) avendo persino levato croci(cruceiros) dappertutto per allontanare il maldocchio, ma non riuscirono a respintere la peste e i pochi superstiti scapparono via dalla moria.
Oggi appena rimangono in piedi tra alberi e macchie i muri fatiscenti di tre case e chi sa se sotto questi resti si nasconde il tesoro che secondo una leggenda indusse la fuga, un tesoro rubato dai vicini quando assalirono il monasteiro da Armenteira e poi consegnato al prete del paese perché lo nascondesse, all'indomani il prete apparve morto e in seguito anche alcuni abitanti del borgo morirono, la credenza d'una maledizione, quindi, dilagò. Insomma altre versioni contano che il prete custode nascose un calice rubato presso la chiesa di Leiro e se qualcuno lo scopri subirà la condanna, altre storie narrano che furono i popoli nordici i colpevoli della misteriosa scomparsa, infatti Abuín è situato in una zona isolata in alto lontana dai saccheggi perpretati dai vikinghi che sorcavano il fiume Ulla, però questo privilegiato colle non servì ai suoi abitanti di scampare dalla peste che forse sia la teoria più vera di quanto era succeso.
La sciagura della peste che uccidò oltre 25 millioni d'europei nel XIV-essimo secolo arrivò a questa comarca dal porto di O grove e si diramò velocemente. Lo scrittore galiziano Castelao raccolse sul suo libro *Cousas* diverse vicende tra quali il racconto intitolato *Camiño Esquecido* che ci parla di questo villaggio dimenticato.

mercoledì 10 dicembre 2008

Per il sentiero del nord


Trabada(LU) è il nono comune bagnato dal mare Cantabrico piazzato nella sponda sinistra della Ria di Abres nel confine con l'Asturie, questa zona alberga luoghi di grande bellezza naturale e paesaggistica che conformano gli intorni fluviali e boschivi ad esempio il Salto Pé da Viña.
I Castro e menhir attestano il suo passato preromano come il Marco da Pena Verde che già apparve descritto sul diploma del Re Silo dell'Asturie come incrocio di cammini.
Anche l'arte sacra risalta, sono numerose le chiese e cappelle che ci sono, come il tempio di Vilaformán che ha un retablo del 1735 ovvero quello di Vilapena la cui cappella maggiore ha un retablo barroco e altro del XVI secolo, nella parrocchia di Sante c'è una cappella consacrata a San Bricio dove c'è un'immagine su un retablo neoclassico di questo vescovo, santo e discente di San Martín de Tours.
Riguardo all'archittetua civile ci sono parecchei case blasonate e Pazos come Terrafeita adesso allestito a ostello rurale.
Il sentiero della costa da Ribadeo ha un svincolo verso Trabada, ma l'itinerario PR-G85 di 10 km. ripercorre questa folta boscaglia verso la vetta di Pena Gorda in cui godere delle belle viste delle valle di Vilaformán e Vilapena

giovedì 30 ottobre 2008

Alzatevi e andatene



Ogni terza domenica di settembre alle dieci del mattino parte, di solito, dalla chiesa di Santiago da Pobra do Deán sita nel villaggio di A pobra do Caramiñal (C), una delle più strabilianti processioni della Galizia che raduna oltre 40mila persone tra devoti, offerenti, accompagnatori e curiosi, si chiama il corteo delle sindoni(gz.: das mortallas) ovvero la *Festa do Divino Nazareno* santo onorato dai molti fedeli suoi che vedendosi alle porte della morte sono riusciti a scamparsi grazie alla sua mediazione.

Un lungo corteo di oblatori o risuscitati indossando sai(gz.:saios) viole stretti con una cordicella e candela in mano, immitando così l'immagine del santo, vanno ciascuno dietro la sua bara(gz.:ataúde o cadaleito) (in affitto) portata da quattro familari e accompagnato dagli amici e vicini, poi percorrono le viuzze del paese dietro l'immagine di *Noso Pai Nazareno*. I bambini anche partecipano con veste e bare bianche, altri penitenti vanno scalzi portando il cero ringraziandogli i favori recivuti nella vita.

Questo rituale di risorgimento, insieme a quello che si fa a Ribarteme(PO) il giorno di Santa Marta (29Luglio) sono gli unici riti del genere che si fanno nella Galizia, è un atteggiamento rispettoso e familiare nei confronti della morte propria della filosofia tradizionale galiziana a differenza d'altre culture che possono considerarla macabra. Questa sagra servì di spunto a Ramón Mª Valle-Inclán per scrivere *Viana del Prior*.

Questa manifestazione religiosa risale al XV-esimo secolo quando, secondo la leggenda, il villaggio era governato da Xoán de Liñares che non mancava a nessuna sagra in rappresentanza della sua carica, ma un anno alle vigilie della festa gettò in una grave malattia e decise di conservare la sua vita affidandosi al Nazareno, pregandogli di scamparsene e di rimandare il fin di vita. Allo stesso tempo nel villaggio si fermarono dei banditi, assaltatori di cammini, che dopo aversi dichiarati colpevoli dei reati furono condannati a pena di morte. Però il Nazareno esaudì le preghiere del sindaco, tanto aveva già la bara e la sindone che chiese ai quattro pregiudicati di portare la sua bara in corteo insiguiti da lui con un gran cero in mano. Alla fine della processione e all'atrio della chiesa l'oblatore fece graziare i malviventi.

mercoledì 22 ottobre 2008

Le Gualchiere di Vimianzo


Nel luogo chiamato Mosquetín nella parrocchia di Salto, comune di Vimianzo (C) si ergono sulla riva del fiume Grande do Porto, incastrati in una rigogliosa vegetazione, dei mulini e delle gualchiere o follatrici(follone) (gz.:batáns o folóns), un insieme etnografico tradizionale della *costa da morte*. Di *Os batáns de Mosquetín* non se ne sa la sua antichità, ma un documento del catasto li datano 1753, di recente sono stati restaurati e sono i migliori conservati della zona che hanno delle caratteristiche particolari, stanno dentro un recinto murato a secco e sono 3 i folloni e 3 macinatori le macchine azionate idraulicamente, quando di solito li troviamo isolate accanto i ruscelli della Galizia.
Questi congegni popolari, apparsi già nell'europa medievale, erano utilizzati dai vicini delle comarche di Terra de Soneira e Bergantiños per macinare il loro grano e per fare la follatura ai tessuti di lino(gz.:liño) o di mistolana (gz.:la) che producevano loro, cioè, i martelli o magli(gz.:mazos) pendolari azionati da un albero a camme movimentato grazie all'energia erogata da una ruota a pale spinta dall'acqua canalizzata tramite un sistema di canali, battano e pestano(gz.:mazar) i tessuti inzuppati d'acqua, cosi con questo trattamento si toglie le spigolosità e le impurità, ammorbidendo e conferendo compatezza soprattutto alle coperte da letto tessute in massa nella comarca (vedi qui per saperne di più). Queste follatrici di Mosquetín doverono essere importanti in Spagna perché fino al 1966 non cessò la sua attività.

Ne parlano molti libri, l'ultimo a cura di Xosé Mª Lema Suárez è una breve guida intitolata *Batáns e muiños do Mosquetín(Vimianzo)* edita dal *Seminario de Estudos Comarcais da Costa da Morte* in cui si spiegano la storia, tipologia, meccanica, processi di follatura il tutto arrichito da disegni, mappe e foto oltre ad un capitolo dove si segnalano le distante referenze letterarie in cui i folloni sono presenti, dal libro di Ken Follet I pilastri della Terra (1989) al Don Chisciotte della Mancia (1605) di Cervantes il quale dedica il XX capitolo da 16 pagine ai Batanes invece che le due pagine all'indimenticabile episodio dei mulini a vento.

venerdì 10 ottobre 2008

Il Santuario del Falò di Donón

Il Castro del Facho (it.:Falò) e il suo santuario associato sono considerati al giorno d'oggi referenti nella archeologia galiziana, i suoi tre livelli di occupazione passano per un arco cronologico di vari secoli dall'età del rame, all'insediamento celtibero(gz.:castrexo) fino al santuario galaico-romano dedicato al dio Berobreo. I primi scavi in questo luogo della penisola di Morrazo erano stati fatti negli anni '5o trovandosi diversi frammenti di are di speciale rilevanza perchè la loro forma, epigrafia e gli elementi decorativi sfuggono dalla consuetudine romana, questi relitti sono parte dei 174 are ricavate dal luogo disperse tra il museo di Pontevedra e il museo municipale di Vigo “Quiñones de León”, ma sullo scavo si può anche ammirare le 74 abitazioni affiorate. I primi insediamenti risalgono, secondo gli studiosi, all'età del rame tra l'800 e il 600 a.C. individuandosi un popolato che si estese dalla vetta verso alla base di questo monte che si affaccia alla *costa da vela*, sulla sua cima si verifica la presenza d'un recinto di carattere culturale forse riservato ad uso religioso pagano. Dell'età del ferro tra il 4oo e il 100 a.C si data un villaggio munito oppure un castro galaico le cui case rintracciate e i diversi materiali da lì rilevati come: coltelli, fibule, cerchi,ecc. sono ancora in studio. Dalla metà del III secolo d.C. è quando il Monte do Facho diventa un gran santuario al dio nativo Berobreo adorazione che perdura fino al 500 d.C., bisogna puntualizzare che questo Dio non ha qualcun rapporto con Barbua Berobricu apparso in altre are galiziane. Il presto arrivo del cristianesimo a questa zona suppose un lento declino di questo culto e fu quando l'eremite incominciarono a controllare il pellegrinaggio dal preciso luogo in cui venne poi eretto una chiesa romanica e più tardi il famoso Cruceiro di Hio, il cui toponimo "do io" viene dal troncamemto di "de" più "illó" (zona paludosa), luogo per cui valicava l'unica strada verso Donón (Dononus è prerromano) sempre annegato per l'acque della sorgente di Geo costituendo così un punto di controllo naturale.

Nel XVII secolo, poco dopo dell'assalto dei turchi a Cangas, si costruì la garitta do facho da dove i vigili allertavano dell'arrivo delle navi nemiche di pirati berberi ovvero quelli anglo-olandesi tramite fumata durante il giorno e falò per la notte, da questa vedetta dunque si avvisava altri situati negli estremi delle Rias: Monteferro, Cíes, Ons, O grove, Vixán e Cabo do Home che si incaricavano di ragguagliare le notizie ai porti d'entroterra; D'allora questo impegno di sorveglianza darebbe a questa bella costa ricca in frutti del mare e *pecebes* il suo nome Costa da Vela (di vegliare=vixiar).

lunedì 6 ottobre 2008

Le Maggiorate della Costa

Nella mitologia galiziana possiamo trovarne almeno due, sono sirene, cioè, sono metà donna e l'altra metà, la più bassa, pesce che abitano per lo più sugli isolotti vicini alla costa, ad esempio la sirena (gz.:serea) delle *Illas Mirandas* situate nella Ria de Ares, golfo di Ártabro, da colore salmone e vestita da squame d'argento che passava il tempo trastullando con i suoi vicini acquatici e parlottando con i gabbiani, a volte si recava alla chetichella alle spiagge della Ria a crogiolarsi, ma la gran parte del tempo lo passava sdraiata in solitudine e pensativa sulle isole Mirandas, spaventando i pescatori che si avvicinavano. La sirena già non si vede perchè la diceria narra che fu sorpresa da un uomo che s'innamorò di lei e la portò via, distante dal mare, forse la possiamo trovare travestita da moglie senza squame e con una coppia di figli chiamati Marino e Marina nomi che vengono dalla sua nostalgia di mare.
L'altra mitologica ninfa di mare (gz.:nereida), la più famosa, è quella chiamata *A Maruxaina* che abita sull'isolotto di Sombriza delle isole Farallóns, di fronte a San Cibrán a Cervo, ma si dice anche che ha un palazzo subacqueo tra le alghe e coralli da dove emerge i giorni piovosi e ventosi. Alcuni dicono che è buona e leggiadra da chioma dorata che suona il corno per avvertire i marinai dei pericoli che sotto il mare tempestoso si nascondono, però altri invece dicono che è cattiva, una brutta strega da occhi profondi e membri sparuti che fa vocalizzi ammalianti che attirano i pescherecci con i loro equipaggi in un naufraggio sicuro perche invidiosa delle mogli dei marinai , ma come nessuno sa di certo com'è, tutti gli anni i marinai la portano a entroterra per essere sottoposta a giudizio, alcuni anni viene condannata e altri tanti viene scagionata. La Maruxaina tace acconsente di quello che gli uomini dispongono fino al secondo sabato dell'agosto seguente quando le barche partiranno ancora per pescarla e sottoporla al verdetto popolare al centro della piazza maggior di Cervo, se è stata buona la si festeggerà alla spiaggia di O Tormo, ma s'è stata cattiva invece verrá bruciata dai paesani senza alcun festeggiamento.

martedì 30 settembre 2008

Il conservificio che cambiò tante cose...

Conservifici lungo la costa di Vilanova de Arousa
Come succede con tanti inventi, la nascita della conserva era connessa agli interessi commerciali quanto all'industria della guerra. Ai primi del XIX secolo gli stati si trovavano nella neccessità di migliorare la conservazione del cibo tanto per i larghi viaggi transoceanici quanto le spedizioni militari, difatti Napoleone indesse in 1804 un concorso d'idee con lo scopo di trovarci un sistema che mantenesse i cibi tenere a lungo, fu allora che il francese Nicolas Appert ideò la formula di lessare il cibo al bagnomaria per poi serbarlo in baratttoli di cristallo chiusi ermeticamente, scoperto il metodo si cominciò quindi ad allestire le prime industrie conserviere nel mundo, appunto, a Nantes nella Bretagna.
Prima di questo i prodotti del mare venivano conservati mediante antici e lenti metodi come l'essiccamento al sole, l'affumicatura o la salatura(gz.:salgadura) tecnica questa utilizzata intensamente nella comarca d'O Salnés, la conserva però permetteva produrre di più e in breve tempo.
A metà dell'ottocento il catalano Juan Goday Gual discendente di quelli catalani chiamati *os fomentadores* che erano imprenditori che attraversavano la penisola due volte all'anno per mercanteggiare, crearono la figura dell'incaricato e introdussero anche il salario nella Galizia , arriva all' A Illa de Arousa e cominciò a lavorare nella salatura di sardine, ma dopo un viaggio in Francia scoprì la tecnologia della conserva e si porta con sè operai specializzati francesi con cui allestì in 1879 il primo conservificio della Galizia e nel 1881 fu vsitata dal Re Alfonso XII dichiarandolo fornitore della Casa Reale, anche se a Redondela ne esisteva gli storici affermano che era una ditta artigiale di scarsa produttività, questo avvento avviò un cammino trasformatore della fisionomia urbana, paesaggistica, economica e sociale dell'orlo atlantico della Galizia. Insomma le fabbriche conserviere e tutto il suo indotto: i depuratori, le fabbriche di lattine, ecc. cominciarono a piazzarsi lungo la costa, accanto il mare per lo più sugli antici stabilimenti di salatura e introdussero un gran cambiamento sul mercato lavorativo della galizia come grandi datori di lavoro alle donne.
Per saperne di più mi raccomando far visita ai musei: Museo Massó a Bueu ovvero il Museo della associazione ANFACO a Vigo.

sabato 20 settembre 2008

Pieghevole (Leaflet) XVIII: Collegiata del Sar

Questo monasterio costruito nel XII secolo (1136) alle sponde del fiume Sar che nel 1548 diventò collegiata, é insieme alla Cattedrale di Santiago la chiesa compostelana che conserva i suoi primitivi delinamenti romanici. Oggi la collegiata di *Santa María a Real do Sar* dipende dalla diocesi di Santiago e ha un elevato valore architettonico che alberga nel suo interno un museo fondato nel 1975 con fondi pluridisciplinare, cioé possiede pezzi d'arte religioso quanto documenti storici e artistici come la stesura della sua fondazione rubricata dall'Arcivescovo Gelmírez.
Il Museo d'arte sacra si trova in un edificio annesso dietro il tempio in cui l'esposizione si distribuisce in tre sale, il visitatore la prima cosa che vede è una mostra di pilastri polistili (columnas pareadas) fatti dall'atelier del maestro Mateo, poi nella seconda sala può ammirare frammenti del Priorato del Sar e elementi architettonici dell'antico chiostro del XIII secolo e inoltre c'è alcune sculture barrocche come San Rocco di Montpellier della iconografia jacopea. Tra i capolavori esposti si trovano molti elementi vincolati alla vita religiosa e parrocchiale della collegiata come oggetti di oreficeria e ornamenti liturgici ad esempio una croce processionale datata 1758 o due crocifissi di José Ferreiro intagliati in legno nel XVIII secolo, nella terza sala si trovano una ampia collezione di costumi tradizionali galiziani del gruppo folclorico della collegiata. E alla fine, il percorso per il museo finisce con delle proiezioni dedicate al cammino di santiago e una visita al chiostro medievale dove si conservano ancora nove arcate del XIII, così come la chiesa di Santa María dove si osservano come le parete e i pilastri del tempio sono visibilmente inclinate a causa d'un antico allagamento del fiume perciò la struttura della chiesa venne rafforzata dai contrafforti.

lunedì 16 giugno 2008

Gemellaggio Italo-Spagnolo: Cervo

Gli stemmi del Comune di Cervo (Italia-Liguria-Imperia) e del Concello di Cervo (Spagna-Galizia-Lugo)

IL COMUNE SPAGNOLO-GALIZIANO DI CERVO
Il gemellaggio con il Comune spagnolo di Cervo è stato pensato con l’intento di rafforzare lo spirito europeo e promuovere gli scambi culturali necessari ad integrarsi maggiormente nella Comunità, e sentirsi davvero “cittadini europei”. Si è scelto Cervo per l’identità del nome e la somiglianza degli stemmi, ma soprattutto per le analogie che riguardano la vocazione turistica del territorio, la presenza di spiagge rinomate, la connotazione folcloristica di molte manifestazioni e la salvaguardia delle tradizioni locali. Il Comune spagnolo di Cervo è uno dei 5 Comuni del distretto “Mariña” della provincia di Lugo, in Galizia. Il Comune è suddiviso in 6 “parrocchie”: Castelo, Cervo, Lieiro, Rùa, Sargadelos e San Roman de Vilaestrofe.
Il territorio ha estensione di 75 Kmq. e conta 4.978 abitanti (al 31/12/2004).Il clima è prevalentemente mite, con temperature dolci (13° media annuale) e piogge abbondanti. Principali attività sono l’agricoltura e allevamento, all’interno, mentre sulla costa prevalgono turismo, pesca, industrie conserviere dei prodotti ittici e fabbriche di laterizi.
Notevole importanza rivestono anche la fabbrica di ceramica di Sargadelos dove c'è un Museo, che impiega 300 persone e la fabbrica di alluminio (ALOA Europa) che impiega ben 1.700 dipendenti. Rinomate sono le spiagge (Cubelas, del Torno, de Rueta e Caosa) che hanno ottenuto la “Bandiera BLU Europea” e la penisola di San Ciprian, detta “Penisola della pace”.
Costituiscono inoltre attrattiva turistica il Parco Naturale di Sargadelos e il Museo del Mare di San Ciprian. Fra le manifestazioni più importanti si ricordano:
- febbraio La Candelaria
- marzo Festa del Riccio
- aprile Festa delle cozze
- giugno San Pietro- luglio Santa Isabella, Nostra Signora del Carmen
- agosto Festa del Turista, La Maruxaina (sirena della mitica leggenda), San Rocco
- settembre Santa Eufemia
- ottobre San Giuliano.

domenica 8 giugno 2008

Pazos de Borbén

Il comune di Pazos de Borbén si trova dentro la comarca pontevedresa di Redondela e già nei III secolo era una popolazione romana conosciuta come Burbida, ma questo paese anche è stato popolato da altri, in effetti vicino al Monte Buxel si sono trovati resti di capanne di legno e varie fosse ovoidi destinati anticamente a serbatoi di cereali datati dell'era di bronzo, di questa epoca distaccano vari incisioni rupestri, citiamo: *Pedra das Tenxiñas* a Borbén ovvero *Outeiro do Mar* a Moscoso addirittura in questo paese terra di grandi scalpellatori o cesellatori si possono ammirare parecchi lavori in pietra come cruceiros o petos da animas che per lo più sono presenti nei pressi delle crocevie.
Tra l'architettura popolare spicca i Muiños da Pardaciña situati in un'intorno naturale e paesaggistico di gra bellezza.
Il sentiero GR-58 chiamato *Sendeiro das Greas* attraversa il comune da nord a sudovest e comincia presso la sponda sinistra del fiume Barragán in salita al monte Xunqueiras su un viottolo acciottolato e poi in discesa si raggiunge l'altro ruscello del comune: Borbén e dopo d'aver varcato un antico ponte, ci guida alla Serra do Galleiro dove si godono meravigliose viste. Il PRG-26 è il secondo sentiero che scorre per il bacino del fiume di Bordén che in gran parte è un cammino acciottolato su cui si raggiunge il terrazzo Santo Aparecido.
La gastromomia del comune si basa sul brodo galiziano e le carni del maiale in particolare la testa(gz.:cacheira) e la si può degustare in vari elaborati piatti alla *Festa da Cacheira* celebrata entro gennaio.

venerdì 6 giugno 2008

O Rosal

La valle O Rosal, famosa per i suoi vini di bassa gradazione, sta dirimpetto al Portogallo separati solo dalla foce del fiume Miño, luogo strategico dove si sono vissute grandi battaglie per il suo controllo primo contro i lusitani nel XVII e poi contro i francesi nella guerra d'independenza e dal 1847 è un comune independente .
A O Rosal si puó visitare un complesso etnografico chiamato *Os Muiños do Folón* composto da oltre 30 mulini disposti a cascata su una rupe dichiarato *Ben de Interese Cultural (BIC)* dalla Xunta seguendo un itinerario che ci mostra il loro funzionamento.
A O Rosal si può anche centellinare un buon vino del Rosal, una delle denominazioni di vini delle Rias Baixas, guardando le meravigliose viste ovvero spassare la giornata festiva che entro luglio si celebra in questa località dove i vinificatori e cantine sociali della comarca di Baixo Miño in un'intorno musicato con musica e danze tradizionali esaltano questo vino.