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sabato 22 novembre 2008

Pieghevole(Leaflet) XVII: Museo Etnografico di Viana

La ricchezza di paessaggi è uno dei molti richiami che ha il comune di Viana do Bolo(OU), la cui storia è stata collegata al castello del XI secolo che in tempi medievali ebbe fuero e governo proprio, di quel palazzo soltanto rimane in piede il cassero o dongione (torre del homenaje) che sovrasta il paese, ma che i suoi vecchi muri albergano il *Museo Etnografico das Terras de Viana*. La torre, al pianterreno, ha un'interessante pinacoteca con dei dipinti di Nelson Zumel tra altri.
Tramite una stretta scala si salgono i tre piani della torre, al primo piano possiamo trovare fondi riguardo all'architettura populare, i manufatti di lino e lana di grande tradizione nella zona, e un vano ambientato sull'artigianato tradizionale come i mestieri del fabbro ovvero del zoccolaio, al fine di mostrarci la vita e costumi di questa comarca ourensana. Nel museo possiamo anche vedere l'ambientazione in dettaglio di un'antica cucina(gz.:lareira) in cui si svolgeva gran parte della vita domestica dei contadini con il paiolo(gz.:pote), il letto persino l'acquamanile.
La torre è anche un buon punto di partenza per far visita il paese che ha al centro una piazza maggiore, case blasonate, palazzi a balconata e anche una bella fontana.

sabato 8 novembre 2008

Pieghevole (Leaflet) XV: Museo di Bergantiños

A Carballo, capoluogo della comarca atlantica di Bergantiños, si trova questo museo di tematica etnografica. Attraverso i diversi ambienti tematici: l'acqua, la montagna, la religiosità, oppure i prodotti della terra, il visitatore fa un percorso dinamico e didattico percependo una visione generale del mezzo rurale e socioculturale della comarca, ma una sezione distaccata al museo è quella dedicata all'esaltazione del famoso pane DOP di Carballo che già nel XVI secolo godeva di prestigio nella Galizia grazie all'ottime raccolte di cereali e grano che si tenevano in questa zona, ingredienti immancabili secondo la ricetta tradizionale che desidera la farina ricavata essere macinata ai mulini del luogo come Cheda o Quinto e ammassata con l'acqua del fiume Anllóns, e addirittura essere cotta nei forni in pietra.
In questo edificio si trova anche l'AAST ovvero l'Ufficio di Informazione Turistica della Costa da Morte insieme all'otto sale in cui ci raccontano la storia di Carballo, la sua economia e il suo patrimonio naturale ed etnografico come lo spazio dunoso Razo-Baldaio e il fiume Anllóns, ma anche c'è una sezione dedicata all'illustre compaesano lo scrittore Alfredo Brañas.

mercoledì 22 ottobre 2008

Le Gualchiere di Vimianzo


Nel luogo chiamato Mosquetín nella parrocchia di Salto, comune di Vimianzo (C) si ergono sulla riva del fiume Grande do Porto, incastrati in una rigogliosa vegetazione, dei mulini e delle gualchiere o follatrici(follone) (gz.:batáns o folóns), un insieme etnografico tradizionale della *costa da morte*. Di *Os batáns de Mosquetín* non se ne sa la sua antichità, ma un documento del catasto li datano 1753, di recente sono stati restaurati e sono i migliori conservati della zona che hanno delle caratteristiche particolari, stanno dentro un recinto murato a secco e sono 3 i folloni e 3 macinatori le macchine azionate idraulicamente, quando di solito li troviamo isolate accanto i ruscelli della Galizia.
Questi congegni popolari, apparsi già nell'europa medievale, erano utilizzati dai vicini delle comarche di Terra de Soneira e Bergantiños per macinare il loro grano e per fare la follatura ai tessuti di lino(gz.:liño) o di mistolana (gz.:la) che producevano loro, cioè, i martelli o magli(gz.:mazos) pendolari azionati da un albero a camme movimentato grazie all'energia erogata da una ruota a pale spinta dall'acqua canalizzata tramite un sistema di canali, battano e pestano(gz.:mazar) i tessuti inzuppati d'acqua, cosi con questo trattamento si toglie le spigolosità e le impurità, ammorbidendo e conferendo compatezza soprattutto alle coperte da letto tessute in massa nella comarca (vedi qui per saperne di più). Queste follatrici di Mosquetín doverono essere importanti in Spagna perché fino al 1966 non cessò la sua attività.

Ne parlano molti libri, l'ultimo a cura di Xosé Mª Lema Suárez è una breve guida intitolata *Batáns e muiños do Mosquetín(Vimianzo)* edita dal *Seminario de Estudos Comarcais da Costa da Morte* in cui si spiegano la storia, tipologia, meccanica, processi di follatura il tutto arrichito da disegni, mappe e foto oltre ad un capitolo dove si segnalano le distante referenze letterarie in cui i folloni sono presenti, dal libro di Ken Follet I pilastri della Terra (1989) al Don Chisciotte della Mancia (1605) di Cervantes il quale dedica il XX capitolo da 16 pagine ai Batanes invece che le due pagine all'indimenticabile episodio dei mulini a vento.

sabato 18 ottobre 2008

Pieghevoli(Leaflet) XXII: Il Parco Archeologico di San Rocco

Su una collina del comune di Riveira affacciata alla Ria de Arousa, c'è il *Parque Periurbano de San Roque* dove si ricreano tutto quello che lasciarono per terra i nostri antenati: un abitato castreño, dolmen e petroglifi, ma ci sono altri elementi etnografici propri della galizia come colombaia e granaio, abbinando così storia e ozio. In questo museo tematico all'aperto da 175mila mq circondato da una folta boscaglia di pini e quercie intaccata da sentieri si esibisce la replica del famoso dolmen di Axeitos un monumento funebre che si trova nella parrocchia di Oleiros, qui si è anche allestito un villaggio prerromano, c'è un meraviglioso belvedere sulla Ria e il centro d'interpretazione da dove partono sentieri per far visita ai diversi giacimenti superstiti nella comarca di Barbanza nonostante i mille d'anni d'erosione ad esempio il petroglifico *A pedra das cabras*, inoltre vicino da qui si trova il belvedere della *Pedra da Rá* con magnifiche vedute sul Parco Naturale di Corrubedo.

domenica 28 settembre 2008

Pieghevole (leaflet) XIX: Mulino del Burato_Allariz

Siamo nel piccolo paese di Allariz(OU) il più genuino(gz.:enxebre) della Galizia dichiarato monumento storico-artistico non solo dalle parecchie chiese e dalle viuzze d'origine medievale che ha, ma anche per gli insiemi etnografici che preserva radunati nel parco etnografico del fiume Arnoia come il *muiño do burato* uno spazio in cui ci mostra le attività artigianali del passato, pilastri della economia locale come la macinazione del grano(gz.:moenda) e la concietura(gz.: curtimento). Ubicato accanto al Museo del Tessuto: O Fiadoiro(it.:Il Filatoio) dove ci rende l'importanza dell'elaborazione del lino nel comune, l'edificio rappresenta fedelmente una delle costruzioni tipiche della Galizia: I Mulini, riabilitato ai primi dei '90 ci insegna come adopera un mulino con due macine, una funziona ad elettriccità erogata da un generatore mosso ad acqua e l'altra ad energia idraulica, il visitatore può anche contemplare dal vivo come si faceva la farina, perciò ci realizzano diverse attività scolastiche e divulgative.

venerdì 26 settembre 2008

Le Capanne di Suído


Oggi percorriamo lo spazio naturale di *Serra do Suído* con cime di mille metri situato tra le provincie di Pontevedra e Ourense al suo passo per il comune di Avión(OU) in cui si conservano ancora delle costruzioni popolari in pietra di gneiss a secco che servivano a rifugio di pernottamento per montanari e pastori durante le loro mansioni quotidiane d'allevamento di bestiame, la tecnica di costruzione di queste capanne(gz.:chozos) le datano tra il XII o XIII secolo nel romanico e sono testimoni di come era l'affannosa vita dei montanari, ma all'importanza etnografica delle capanne si aggiungono le piccole stalle(gz.:cortellos) annesse dove tenevano a bada i vitelli(gz.:xovencos), e i diversi sentieri acciotolati che partivano dai villaggi del municipio proprietari di esse, la cui principale economia di sussistenza si incentrava sul bestiame.
Negl'intorni d'ognuna delle costruzioni esistevano anche stabbi fatti da cumuli di pietre e l'insieme era cerchiato da lastre verticali a limitare della zona di pascoli, cioè, ogni *Chozo* era tutto uno sfruttamento agricolo allevatore.
I casolari si trovano a quota 900m sulla falda nascente delle montagne a ridosso dei forti venti approfittando anche le sue pendici per incastarle, camuffando così la parte posteriore nell'inclinazione, anzi la pendice era il pilastro d'appoggio che facilitava la sua costruzione.
L'interno dei rifugi è ridotto appena 20mq circondato a pianterreno dalle panche di pietra addossate alle grosse mura 0,8 metri da sopportare alte cariche, inoltre l'uscio è ridotto da isolare il vano, ha due finestrini laterali che servono a posti di sorveglianza per così evitare gli attachi del lupo e anche per individuare il tramonto e lo spuntar dell'alba. I lati interni dei muri sono pieni di piccole nicchie dove raccogliere cibi, abiti ed oggetti, ma gli elementi che più chiamano l'attenzione sono gli archi di sostegno del tetto aiutati dai contrafforti esterni, il tetto appunto è elaborato da grandi lastre sovrapposte e terminato da una cappa di muschi ed altri materiali in grado di dare un'ottimo isolamento termico tanto d'estate quanto d'inverno.
L'itinerario di 8chm. che il comune ha sistemato ripercorre le 7 capanne riabilitate delle 13 presenti nella zona, tra quelle *O chozo San Xurxo* e *O Chozo de Cernadas* nasce il fiume Avia, questa visita permette anche contemplare il monumento naturale *Pena Corneira* vicino ai cammini medievali del vino chiamato *Camiño Arriero* che collegano Ribadavia, capoluogo della comarca del Ribeiro, e Santiago de Compostela.

venerdì 30 maggio 2008

Itinerario dei Pazos a Vilagarcia

Il detto dice: Palazzo con colombaia, cappella e cipresso è Pazo. Nell'itinerario per i Pazos che il mio comune propone da alcuni anni non ce ne sono tutti che c'è, ma ci lascia una idea cosa sono. Vi lascio qui il pieghevole.

lunedì 26 maggio 2008

Bóveda: in terre del marchese

Il Comune di Bóveda si trova nella comarca di *Terra de Lemos* in provincia di Lugo luogo di transizione tra la pianura e le montagne che formano il gran parco naturale ch'è O Courel e bagnato dai diversi fiumi Mao, Teilán o Noceda perciò è una zona ricca non solo di meravigliosi paesaggi lungo i diversi itinerai di sentierismo per guardare le diverse specie vegetali e di fauna: falconi, civette che ci sono; Ma queste terre conservano anche un ricco patrimonio artistico sia dalla cultura celta (castreña) vestigi pieni di leggende come: Castro de Freituxe, de Bustelo (Martín); medela do Gruñedo, Cova dos Mouros e castro de Agroi (San Fiz) sia artistico religioso come la chiesa di San Fiz che risale al XVI e la cappella di Ecce Homo che ha sculture del XVIII secolo all'interno tute e due nella parrocchia di Rubián ovvero il tempio a San Cristovo de Martín del 600 dove si conservano ancora delle antiche fontanelle battesimali e la cappella di San Xurxo in cui ci sono diversi resti e lapide sepolcrali quest'ultime nella parrocchia di Tuimil. Le costruzioni civile anche abbondano per tutto il comune dove spicca il Pazo dei marchesi di Bóveda anche chiamato *Pazo di San Matiño* di estile italiano e ricostruito sopra un antico monastero benedettino da Domingo Lois de Monteagudo nel XVIII secolo la cui facciata a solatio è retta da arcate, altri sono: Pazo de Guntín, La casa de Ver, Villaverde de Limia, La casa-priorato di Freituxe, la Torre de Eimer a Teilán o Pazo Meruz a Tuimil.
La ferriera di Penacoba che funzionava già dal 1780 è una visita obbligata dove sono appena restaurati i magazzi, la sala di fornace e la sala di forgiatura col suo maglio in legno e l'incudine il tutto mosso per mezzo della canalizzazione delle acque d'una diga vicina.

lunedì 12 maggio 2008

Gli ultimi Calcinai

Questo fine di settimana è stato presentato un documentario (vedi trailer) di gran valore etnografico sul mestiere di fare la calce, un omaggio alla vita unica degli suoi addetti: i Calcinai(gz.:caleiros) girato l'estate scorsa durante la festa *Festa da Cal* fatta per ricordare questo lavoro, in disuso dagli anni 60, dai vicini della parrocchia di Masma nel comune di Mondoñedo(LU), intitolato *Cal viva Cal morta. A derradeira festa* una zona dove ancora rimangono in piedi 6 dei 12 fornaci che c'erano, adoperati per ricavare la calce viva che serviva a calcina e intonaco usati nelle costruzioni edilizie, a disinfettante delle stalle o dell'acque ovvero a cocime o fertilizzante nei campi con cui diminuire l'acidità del suolo. Il mestiero del calcinaio si tramando in generazioni da deceni d'anni, tonnelate di calce furono trasportate dai carri per tutte le comarche vicine e arrivando incluso alle città grandi come A Coruña, tutto un indotto intorno alla calce perché il calcinatoio(gz.:caleira) alti di forma tonda e murati da una grossa parete di lastre di granito bissognava essere caricato da oltre 80 tonnellate di roccia calcarea per ottenere 35 di calce in ogni fornaciata di durata tre giorni ad una temperatura che raggiungeva mile gradi. Questo lavoro si realizzava da febbraio a settembre dallo scavo e il trasporto delle roccie dalle miniere alla raccolta del toxo ottimo per attizzare il fuoco che produrre una forte fiamma azzurrognola capace di slegare la roccia in ossido di calcio, messa in una cavità alta 1 metro sotto la base della fonace e tutto sorvegliato dall'attizzatore che aveva anche l'impegno di sistemare le roccie più solide al centro della volta mentre quelle piú docili erano accastatate contro i muri.



domenica 4 maggio 2008

L'immateriale

Dalla nascita del *Progetto Ronsel* l'anno scorso, che è una collaborazione tra gli enti regionali e le tre università della Galizia col proposito di ripristinare, rialzare e catalogare il patrimono immateriale e riscattare lo scibile popolare mediante diverse iniziative in cui i più vecchie e gli scolari sono i veri protagonisti, si sono avviati per tutta la regione varie manifestazione intergenerazionali nel recupero del come eravamo, dei valori e cosa facevano i nostri antenati decenni di anni fa.
Come l'evento fatto il primo di maggio da ben 150 vicini vecchi e piccini della parrocchia di Ferreirós nel comune di Valga(PO) durante la semienta (gz.:sementeira) dei cereali nel fondo O padriño de Loncras all'antica usanza applicando gli aratri in legno a trazione animale in questa occasione da due mucche marelas e gli uomini solcavano la terra insegnando l'uso della zappa tutti accompagnati d'un gruppetto di vecchie tamburelliste (gz.:pandereteiras) che inneggiavano con brani folclorici sconosciuti finora; Insomma questo festival intergenerazionale non solo ha lo scopo di ridare alle zone spopolate del rurale un nuovo uso così divertente ovvero di trasmettere alle nuove generazioni i valori del lavoro comunale, ma soprattutto far sentire alla nostrana vecchiaia che ancora è utile nella vita moderna.
Entro agosto questo festival continuerà al momento della raccolta: la mietetura e la tradizionale trebbiatura(gz.: a malla) e poi s'insegnerà ai bimbi l'elaborazione del pane.

venerdì 2 maggio 2008

È arrivata la primavera

Quello che l'etnografia chiama *Ciclo de Maio* è una serie di antici riti e ceremonie per lo più, nella nostra regione, tramandata dalla cultura d'origine Celta, ma per tutta l'europa si trovano le medesime costumi d'origine Greca o Romana festeggiate nelle date intorno al primo Maggio; Questi festeggiamenti celebrano l'avvento del buon tempo, così come da augurare una buona raccolta e da scongiurare le piaghe contro gli animali e i malefici contro la gente e i propri beni.
Oggi la tradizionale ricorrenza *Festa dos Maios* al comune di Vilagarcia che è ancora il festeggiamento del paese meglio conservato da lontani tempi si esalta con vari tipi di Maios: gli artistici decorazioni di tematica diversa, le croci, le barche, le casse sono d'ornato semplice fatte dai ragazzini, le capannuccie (gz.:palleiros) o i Maios conici sono i più vistosi il cui scheletro è formato da canne ricoperto da rami di finocchio e di fiori della stagione generalmente sovrastato da una croce o corona, ma soprattutto la manifestazione più seguita è che dappertutto e su qualsiasi cosa che vogliamo vada avanti o tira a campare gli si appendono un mazzo di ginestra :sulla porta d'ingresso delle case,negli orti, nelle vetture e moto, ecc.


La benedizione dei campi si faceva con l'acquasanta rimasta della settimana di passione e con un ramo d'alloro o d'olivo al tempo che si recitava una preghiera.
Ancora su alcuni fondi e orti della comarca si fanno piccoli roghi accompagnato d'una orazione perché la semenza attecchisce.
La farsa dei buoi era una scenetta che purtroppo è stata dimessa in cui un gruppetto di fanciulli percorrevano il paese prendendosi a cornate con la gente tentando di sollevare le gonne delle zitelle.


Festa dos Maios a Vilagarcia 01/Maggio/2008

venerdì 18 aprile 2008

Pieghevole (leaflet) X: Il museo del Cammino

Il borgo di Pedrafita do Cebreiro (LU) ritrovo di sosta sul *Camino a Santiago* vincolato all'ordine del Temple è un museo all'aperto piazzato in mezzo alle montagne lughense che formano O Caurel e Os Ancares, è il primo luogo della Galizia da cui ci si può raggiungere Santiago a piedi (100Chm.) e addirittura essere premiato dalla *Compostelana*, cammino mistico e leggendario ormai noto grazie, tra altro, ai lavori del parroco di questo villaggio *Elias Valiña Sampedro* che nel '84 aveva iniziato la segnaletica della rotta con le sue caracteristiche fleccie gialle, ma qui si può anche trovare, ben conservate e radunate attorno formando un insieme etnografico, l'antiche capanne montanare chiamate *Pallozas* che sono delle costruzioni celtiche adatte al clima montanaro hanno un pianterreno privo di vani, tranne quello destinato a stalla o un altro vano a camerata, disposizione questa con lo scopo d'uniformare il caldo della stanza, il loro tetto di paglia è retto da un pilastro centrale ed è a forma conica su una muratura circolare da agevolare lo scrollarsi della neve e per non far resistenza al vento, il resto della stanza è arredata da una *lareira* e altri elementi della vita quotidiana e agricola.
La capanna principale del complesso si trova vicina al santuario di *Santa Maria la Real*, una gioia dell'arte prerromanica del IX secolo antico priorato e ospedale in cui si accudiva i pellegrini ed é la seconda chiesa più visitata nella Galizia dopo il duomo di Santiago chiamato così in onore alla sua patrona *Santa Maria* rappresentata seduta con un bimbo in grembo e Real perche è stata protteta dai Re da lungo, qui si conserva l'antico calice raffigurato nello stemma di Galizia.

sabato 12 aprile 2008

Gerghi dimenticati

Un tempo fa ogni mestiere ambulante e tradizionale della Galizia aveva la propria parlata (gz.:fala), cioé una lingua specifica con termini propri in ogni mestieri come: gli affilatori (gz.:afiador), i panierai e gli scalpellatori di granito (g.:canteiros), purtroppo la maggior parte dei mestieri e i professionisti che svolgono queste attività, custodi del gergo (gz.:xerga), si sono persi nel tempo nonostante certe espressioni seguono ancora vive in certe zone della Galizia sebbene vengono usate per sprimere idee diverse da quei linguaggi.
Pur essendo quasi svaniti ancora: il gergo *Barallete* è usato dagli affilatori e ombrellai nella provincia di Ourense e lo si puó ascoltare nel comune di Nogueira da Ramuín; il *Latín dos Chafouzas* viene usato dai muratori di Goián; il *Latín dos gardeiros* proprio dei panierai di Mondariz; o la parlata *Verbo dos Arxinas* conosciuta come *O Latín dos Canteiros* proveniente della Provincia di Pontevedra, ma alcuni altri si sono spariti col passare del tempo o comunque hanno mutato lasciando perdere la condizione e carattere che faceva necessaria l'esistenza del gergo.
I gerghi dei mestieri erano usati con lo solo scopo di nascondere o celare i messaggi tra loro alla gente altrui all'attività e alla loro vita, nati nel seno degli ambulanti lontani dalla loro casa, con la necessità di comunicarsi in libertà tra loro, queste parlate diedero un certo ceto sociale ai suoi parlanti.

martedì 8 aprile 2008

Pieghevole (leaflet) VII: Museo da Escola e a Infancia

Il luogo dove tutti possiamo rinascere e spassarci il tempo giocando come quando eravamo bambini e facevamo la scuola si chiama *Museo da Escola* arredato da centenaia di libri scolastici del XIX, gioccatoli, ritagli e ricordi del proprio passato e altrui, simboli che attirano tanto i padri quanto ai loro rampolli; Questo museo è situato nell'antico collegio religioso *Santa Leonor* nel famoso comune per avere l'unica stazione sciistica della Galizia *A Pobra de Trives*.
Nel 1908 i fratelli delle scuole cristiane La Salle arrivarono a Trives risidiendo inizialmente nel palazzo che oggi é un ostello per poi traslocarsi all'edificio che alberga il museo dove si hanno istruiti generazioni di trivesi, per tuttociò quest'anno si celebrano vari manifestazioni per i centi anni dell'avvento.
Appena varcato la porta d'ingresso il visitatore s'immerge in un'altro tempo, quello da bambino, attraverso gli scaffali, i banchi, le pareti, le scravanie ripieni di libri, matite, pennarelli, lavagne, enciclopedie, cartoncini ritagliabili, temperamatite, fumetti, astucci, perfino i contratti di assunzione dei maestri del 1923, così come panneli imformativi di come s'insegnava e l'abitudini nella scuola d'allora.
Il museo è anche un centro d'interpretazione storico-culturale della comarca in cui c'è la mostra permanente *La Montaña de la Vida* un percorso guidato per la musica, le immagini, l'usanze e la storia, dai tempi romani ad oggi, dei montagnari che abitavano e abitano i monti che circondano Trives.

domenica 6 aprile 2008

Da Esmelle a Venezia

Racconta una leggenda che la pioggerella (gz.:orballo) calata sui campi di *Esmelle* durante la nottata di *San Juan* ha poteri curativi, anzi i più vecchi della *val de esmelle* ci narrano ancora oggi delle vicende avvenute cent'anni fa: come quella d'una donna affetta di rogna che era stata rincorsa dai paesani per tutto il villaggio fino ad arrivare alla boscaglia vicina perché fosse bagnata da questa mite pioggia, guarda caso, la moglie guarì.
Questi miti e leggende, così come costumi, tradizioni, feste, e riti sono stati raccolti e registrati col magnetofono di casa in casa formando parte dell'archivio immateriale del *Progetto Esmelle* arrichito inoltre da oltre 1300 antiche foto scattate da un conosciuto vicino, questa iniziativa collettiva che intende rivalorizzare questa valle situata nella parrocchia di Esmelle, un villaggio di 600 abitanti a 8 Chm. dal *Ferrol*, mediante il recupero del patrimonio materiale e immateriale della zona, nonché l'approfittarsi delle risorse naturali.
Prima della fine 2003 data del via dei lavori, l'associazione di vicini della valle di Esmelle aveva edito un rotocalco con motivo della festa patronale del borgo su cui riferivano il ricco patrimonio etnografico che hanno, ma sconosciuto tra i paesani, questo fatto stuzzica la coscienza collettiva nel riflettere sulla loro identità e l'origine del villaggio; Gli inizi, però non erano stati facili perché bisognava convincere gli scettici contadini, patroni dei 22 mulini abbandonati della zona, che acconsentiessero il loro arredamento cedendo col vedere come aveva rimasto il primo mulino assettato il *Muiño de Outeiro*.
I membri di questa esemplare comunità lavora ancora oggi le domeniche per avverare il progetto, tutto questo sforzo è stato ricompensato nel 2005 con un premio Agader per la sua coesione nell'ambito rurale e per la sua buona pratica nello sviluppo sostenibile, anche il borgo è appena stato eletto dal *Comité habitat español* del *Ministerio di Vivienda* per participare nei VII premi internazionali delle buone pratiche dell'UN, questa impresa riceve anche aiuti economici dalla Xunta, dalla Deputación da coruña e dal comune di Ferrol.
Venti e due mulini, fontane, croci (gz.:cruceiros), lavatoi (gz..lavandoiros), horreos, dolmen (gz.:mámoa), una pieve del XVII secolo e perfino un castro sono alcuni degli elementi architettonici etnografici catalogati dall'associazione che dovrá sistemare, finora ne ha strappato dalla selva i mulini di *Outeiro* e *das Salgueiras* e ha sgombrato la fontana *da Evarista*, ma gli impegni sono tanti, dai lavori di scalpellatura (g.:cantería), la segnaletica degli itinerari di sentierismo, la coltivazione delle specie autoctone ai corsi sullo sfruttamento sostenibile del monte e alla creazione d'un museo etnografico presso il *Muiño do Ferreiro*.
Tra le rotte di sentierismo disegnate si trova la *Ruta dei sensi* sulla quale si può sentire al tatto la rugosità degli alberi, odorare il profumo dei fiori mentre si gusta una frutta silvestre ascoltando lo scorrere dell'acqua e alla fine contemplare il firmamento tempestato accompagnato dalla natura.
Un altro itinerario è quello del *Camiño do Mago Merlín* che trascorre vicino al mulino di Outeiro in cui c'è una statua in onore allo stregone protagonista di *Merlín e familia* che abitava questa selva, prosa scritta dal fantasioso scrittore e uno dei principali della letteratura galiziana *Alvaro Cunqueiro* che scrise quasi alla fine della sua vita in lingua spagnola *Vida y fugas de Fanto Fantini della Gherardesca* incentrato sulle vicissitudini del capitano Fanto nato a Borgo San Sepolcro in aprile del 1450 insieme al suo cavallo *Lionfante*, sì, proprio quei che aveva fatto la famosa arringa davanti il senato della serenissima repubblica di Venezia con l'intenzione di scagionare il suo patrone.

mercoledì 2 aprile 2008

Pieghevole (leaflet) VI: Casa-Museo Pazo da Cruz

Nella parrocchia San Pedro da Hermida del comune di Santiago de Covelo (PO) si trova un bel spazio dedicato all'etnografia dove si ricrea l'ambiente della Galizia rurale e signorile dei secoli passati, presso il *Pazo da Cruz* del XVIII secolo, attraverso oltre 3800 oggetti e altri tanti documenti, foto e materiale audivisivi che l'entusiasta Maximino F. Sendín ha raccolto durante 30 anni; A parte di ammirare l'insieme architettonico tradizionale della comarca, poichè il *Pazo* conserva ancora il mobilio dell'epoca, il suo portone d'ingresso in legno e il cortile interno, le scale e i muri, tutti lastricati in granito, il visitatore potrà anche guardare l'esposizione permanente proggetata dal *Centro di studi A Paradanta* sulla *Storia del pane, cereali, mulini e forni dal neolitico a oggi*, e un'altra collezione dedicata alla *Storia delle chiavi e le serrature*.
Insomma la *Casa-Museo Pazo da Cruz* è il luogo in cui si tocca, si participa in vivo degli antici mestieri dal panieraio a quelli dello zoccolaio (gz.:tamanqueiro) e dove si sente gli odori di questa terra che ci desta i sensi e ci trascina a rivivire gli anni di nostri nonni.

mercoledì 12 marzo 2008

Pieghevole (leaflet) V: Museo Torre de Celas

Nel comune corugnese di Culleredo c'è la *Torre de Celas* appartenente ad un edificio medievale turrito distrutto dagli *Irmadiños* di proprietà dei *Conti di Andrade* che risale al 1395 circa e ricostrutto nel XV secolo; Oggi, però, resta soltanto una torre adibita negli '90 a museo che alberga costumi e attrezzi dei mestieri tradizionali smistati su tre piani, i due ultimi piani sono destinati ad esporre gli abbigliamenti tradizionali di diverse epoche e zone così come una assortita raccolta di zoccoli il tutto spiegato mediante pannelli illustrativi dagli utensili impiegati dallo zoccolaio e la tessetrice ai processi lavorati degli uffici, accanto a lui si trova la cappella romanica di Santa Maria de Celas che possibilmente formava parte di quel castello.
La torre è di base quadrata di lato 8 mt e alta 12 mt che spicca in mezzo ad un parco comunale, saliti a questa vedetta si guarda all'ingiù tutta la *Valle da Veiga*


martedì 4 marzo 2008

Pieghevole (leaflet) III: Museo do Alfar

Da secoli il paese di Buño è stato in Galizia un referente nella produzione d'ogni tipo d'articoli manufatti con l'argilla e per intendere dal vivo l'importanza delle botteghe di vasi e l'opere degli artigiani dovete ricarvi a questo borgo corugnese che dal 1997 ha allestito il Museo do Alfar presso il Centro Comarcale di Bergantiños; Nel museo, che riceve oltre 30 mila visitatori annuo, possiate inoltrarvi nel mondo dei vasai (gz:Oleiros) dagli scavi del fango al mercato artigianale mediante l'audiovisione dei pannelli, passeggiando anche tra i disegni del XVIII secolo e le ceramiche tradizionali dal '700 al '900 che condividono lo spazio con quelle più moderne che i paesani (c'erano 110 olerias ai primi del XX) della zona continuano a lavorarne con le antiche tecniche di questo ancestrale mestiere.
In questo edificio possiate anche far visita alle altre sale dove si espongono la storia della comarca e il modo di vita d'altri mestieri come i marinai e i *percebeiros*.
E senza lasciare il paese di Buño possiate visitare un nuovo e fornito museo *Ecomuseo do forno do forte* costruito su una antica casa di vasai con il suo tradizionale forno accanto dove è possibile spassare il tempo seduti di fronte ad un tornio da vasaio elaborando una brocca da ricordo.

domenica 2 marzo 2008

La scherma lusitana-galiziana

Il bastone insieme alla pietra furono le prime armi che gli umani usarono per difendersi o combattarsi che tramandò fino noi come un'arte marziale chiamata *lotta a canne* o più attenuante *gioco a canne* che si trova in quasi tutte le culture del mondo (vedi elenco) con le sue particolari regole e tactiche, a grosso modo, due contendenti si fronteggiano per *giocare* una specie di scherma in cui uno degli sfidanti attaca mentre l'altro cerca di difendersi o schiva gli affondi sbozzando così loro, a vicenda, una danza.
In Galicia questo patrimonio immateriale ci arrivò dal Portogallo, ma all'inizio degli '40 aveva già perso la sua popolarità rimanendo soltanto nei proverbi e nei racconti contadini, ancora oggi, i più vecchi se ne ricordano quando andavano alle feste dei borghi che finivano spesso con queste danze,anzi, le dispute per motivi di donne si dirimevano a bastonate. Oltre al Portogallo quest'arte si sta recuperando in Spagna attraverso associazioni sportive-culturali.
PORTOGALLO (Jogo do pau, Xogo do pau, Bastao corto)
FRANCIA (Canne de Combat y Bâton francais) http://www.batoncanne.com/
ISOLE CANARIE
VENEZUELA


martedì 26 febbraio 2008

Pieghevole (leaflet) I : Casa do Patrón

A Codeseda nella parrocchia lalinense di Doade, si trova uno dei musei etnografici più forniti di Galizia *La Casa do Patrón* composto da tre edifici con 12 sale d'esposizioni dedicate ad esporre ogni tipo di attrezzi, piú di 1800 pezzi, usati dai diversi mestieri tradizionali di Galizia, dai telai per elaborare il lino, sino le incudini del calzolaio o zoccolaio, le macine del mugnaio, gli arnese dell'affilatore che ancora oggi gira per i paesi prestando i suoi servizi, gli attrezzi del segatore,ecc.
Questa casa è intorno alla natura dove si impartiscono delle lezioni dal vivo perché gli adulti e i bimbi imparino le nostrane usanze e uffici, altresì preparare il pane nel forno a legna nel modo tradizionale ed assaggiare il vino del paese dalle antiche torchiature, prima d'andarsene a fare una gita attorno seguendo un itinerario che vi porterà a guardare i querceti e pinete accanto il fiume Deza con i suoi mullini dai quattro Castros: Doade, Soutolongo, A xesta e Vilanova.