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domenica 7 dicembre 2008

Pieghevole(Leaflet) XVIII: Museo Archeologico di Cambre

La sistemazione in un museo del giacimento archeologico romano sito di fronte al Monastero di Santa María a Cambre(C) ci riporta oltre la spiegazione particolareggiata dei resti ritrovati in questo luogo, la Romanizzazione della Galizia. I diversi scavi qui realizzati che furono scoperti casualmente nel 1998 durante la costruzione di edifici, hanno permesso ambientare quello che fu una Villae (villa romana rurale) ed esporre i diversi materiali reperiti come frammenti di ceramica sigillata e resti di affreschi, datata del III secolo, aveva un vano assegnato a dimora del patrone e l'altro era forse destinato alle attività agropastorali.
L'insediamento di queste case ordinate lungo un terrazzamento a diverse quote formavano un vero impianto termale, durante gli scavi sono state rilevate varie di queste terrazze fluviali, la più alta corrispondeva ad un Caldarium-acqua calda- in seguito veniva un Tepidarium-acqua tiepida- e l'ultimo livello, dove adesso è il museo, era un piccolo Frigidarium o Balneum a pianta rettangolare, coperto a volta e dotato di vasca colorata in bianco. La volta era ornata da soggetti marini affrescati su sfondo blu di tal modo che rispechiavano sull'acqua della piscina fungendo il mare e le pareti erano decorate da cassettoni(cenefas) di motivi geometrici su stucco come rombi, imitazione di marmo, triangoli e motivi vegetali. La presenza di una canalizzazione fa ipotizzare sulla presenza anche di latrine, infatti uno dei ambienti del museo ci mostra l'importanza dello sfruttamento dell'acqua come risorse ludica ed igenica quanto agricola.

lunedì 1 dicembre 2008

Il Palazzo di Sober

A Sober(LU) c'era un rottame edilizio, nella parrocchia di Proendos, che lo chiamavano *il palazzo*, difatti quel accastamento di pietre non appariva neanche sul catalogo degli edifici storici galiziani, ma una famiglia madrileña se n'è presa cotta e hanno adesso incominciato il suo restauro, e smacchiandolo i vicini si sono reso conto di cos'è, il Pazo più grande della Galizia una mole da 4mila mq e tre livelli che nascondeva ben due casseri(torres del homenaje) alquanto insolito in questi tipi di palazzi, così utilizzando blocchi di pietra della zona e travi di castagno d'O Incio a seconda le norme di Patrimonio ci si sta costruendo perché non era reato approffitare i materiali delle case dimesse quali balaustrate, cornici foggiate, pilastri, presenti ormai nell'architettura locale, la spoliazione non faceva distinzione neanche sulla storia che cinge le mura di questo palazzo del Val de Lemos.
Lemos molto prima di dare il suo nome a questa comarca, fu stato il cognome di uno dei suoi abitanti chiamato Vasco López de Lemos sull'anno 740, l'edificio cominciò a crescere intorno a d'una antica torre e poi un suo figlio Lope López descise ingrandirlo, dopo nacque Fernán López che secondo la leggenda fu chi rilasciò 12 delle 100 ancelle che aveva sequestrato il Re Mauregato delle Asturie, questo episodio nella storia della famiglia le valse vantare il suo stemma araldico di 13 torte rosse invece d'una.
I Lopéz de Lemos avevano persino una trentina di fortificazioni delle quali rimagono individuate tre a Ferreira, Sober, e a Amarante. Nell'anno 1466 un succesore della casa Diego de Lemos passò alla storia per essere uno dei capi della *Revolta Irmandiña* insieme a Pedro Osorio e Alonso de Lanzós, artefici della riscossa della città di Lugo tra altri avvenimenti.
Diego insorse contro il suo padre Alfonso López de Lemos e contro lo stesso Conte de Lemos (da un lignaggio più recente) al quale ingiunse di scappare dal suo castello di Monforte verso Benavente, Diego dopo destrusse anche la stessa torre di Sober in cui aveva nato e quando si dirigeva a Ferreira incontrò il suo padre Alfonso il quale vinse dopo una larga battaglia e obbligò il suo figlio a rinchiudersi nel palazzo. Il palazzo continuò crescendo e nel XIX secolo fu annessa una piccola cappella, poi il palazzo passò alle mani dei Gayoso del Pazo de Oca e più tardi ai Medinaceli.

sabato 22 novembre 2008

Pieghevole(Leaflet) XVII: Museo Etnografico di Viana

La ricchezza di paessaggi è uno dei molti richiami che ha il comune di Viana do Bolo(OU), la cui storia è stata collegata al castello del XI secolo che in tempi medievali ebbe fuero e governo proprio, di quel palazzo soltanto rimane in piede il cassero o dongione (torre del homenaje) che sovrasta il paese, ma che i suoi vecchi muri albergano il *Museo Etnografico das Terras de Viana*. La torre, al pianterreno, ha un'interessante pinacoteca con dei dipinti di Nelson Zumel tra altri.
Tramite una stretta scala si salgono i tre piani della torre, al primo piano possiamo trovare fondi riguardo all'architettura populare, i manufatti di lino e lana di grande tradizione nella zona, e un vano ambientato sull'artigianato tradizionale come i mestieri del fabbro ovvero del zoccolaio, al fine di mostrarci la vita e costumi di questa comarca ourensana. Nel museo possiamo anche vedere l'ambientazione in dettaglio di un'antica cucina(gz.:lareira) in cui si svolgeva gran parte della vita domestica dei contadini con il paiolo(gz.:pote), il letto persino l'acquamanile.
La torre è anche un buon punto di partenza per far visita il paese che ha al centro una piazza maggiore, case blasonate, palazzi a balconata e anche una bella fontana.

martedì 18 novembre 2008

La Femminilità dell'Eroismo

Tutti gli anni ad A Coruña durante tutto il mese d'Agosto si omaggia a una galiziana d'onore con la *Festa de María Pita* che questo anno ha fatto coincidenza con un'altra festa *Crunia 1208* che commemora l'otto centenario della nascità della città. Però, Chi era María Pita al suo secolo *Mayor Fernández de la Camara y Pita*?.
A volte bastano pochi minuti per entrare nella storia, è così come la gran eroina della Storia di Galizia capitò nell'immortalità in difesa di quello che più voleva: la sua terra.
Incoraggiati dal disastro della *L'invencibile Armata* gli inglesi stanziarono 200 navi e 2omila uomini tra soldati, marinai e mercenari contro il Portogallo capeggiati dall'ammiraglio Norris e dal corsaro Francis Drake che al passo per le coste della Galizia decise assediare l'A Coruña, allora sprovvista di bastioni difensivi e istigando i corugnesi ad una frenetica corsa da sollevare presidi.
Il 4 maggio 1589, Drake riuscì a sbarcare alcune navi e avventandosi per la Ría arrivò alla città dove trovò una scarsa guarnigione commandata da D. Juan de Padilla, marchese di Cerralbo, tuttavia i corugnesi furono capaci di sconfiggere i corsari e affondare alcune navi dal Ponte di San Antón, ma diece giorni dopo i combatimenti corpo a corpo la lotta fa virata e quando un ufficiale inglese si appresta a ficcare la bandiera sulla muraglia apparve una donna, eccola!, María Pita, accanto al suo marito morto, poi arrabbiata da quello che vedette sfoderò la spada di un soldato moribondo e lanciò un gran urlo: "Chi ha onore, seguitemi !" allora si scagliò contro il portabandiera inglese la si strappò e lo ammazò. L'immagine di quella galiziana innalzando la bandiera nemica accennò l'inizio della fine degli invasori inglesi che se ne ritirarono lasciando tra di loro oltre 2mila compatrioti morti.
Quel avvenimento venne premiato dal Re Felipe II il quale le assegnò il grado e stipendio a vita di Alfiere de los Tercios e la liberò da albergare truppe, nonchè la licenza di esportare muli al Portugallo richiesto dalla propria María Pita in un famoso memorandum diretto al monarca in 1596.
Fino qui la storia, ma della vita di María Pita non si sa nulla neanche la sua data di nascita. Gran parte della sua vita è stata rifatta dai documenti giuridici degli oltre 35 processi che lei subì, l'ultimo nel 1596 quando venne stradata : la sua nascita dunque si stabilisce intorno il 1556 che fin da piccola aiuta nella pescheria familiare e sul campo dell'amore non ebbe fortuna maritandosi quattro volte, il suo secondo marito quello ripreso nella storica immagine era un macelaio e l'ultimo era Gil Figueroa *escudeiro da Real Audiencia de Galicia* e ebbe quattro figli. L'agitata vita di María Pita finisce all'improvviso a Cambre il 21 febbraio del 1643 lasciando sul suo testamento il suo desiderio d'essere seppellita a Santo Domingo de la Ciudad de La Coruña, è quanto raccoglie l'estratto di morte conservata nell'Archivo Histórico Diocesano de Santiago de Compostela.
Un'altra sua coetanea era María Soliña al secolo María Soliño. Trascorreva l'anno 1617 quando la città di Vigo fu assalita dalle navi berberi turche, ma gli attacchi pirati erano più intensi nella penisola di Morrazo in cui un gruppetto di donne assettarono la resistenza, tra loro María Soliña una pontevedresa di Cangas, ma invece che la corugnesa questa fu accusata di stregoneria, processata e condannata dall'Inquisizione che le strappò tutti i suoi beni ma la scampò dal rogo, comunque finì i suoi giorni nella miseria sola e pazza simboleggiando ancora oggi la sofferenza del popolo, in speciale delle donne.

lunedì 10 novembre 2008

Il Neorealismo a Ferrol

La Fundación CaixaGalicia a Ferrol fino al 5 Gennario, ci offre la mostra *Neorealismo: la nueva imagen de Italia 1932-1960*, una raccolta di fotografie prese in quella vogliosa Italia che si sviluppava in mezzo alla povertà, dell'immagini rappresentative del movimento artistico che immortalarono la lotta a stenti che vissero gli Italiani prima e dopo il dopoguerra: il Neorealismo. La mostra si completa con delle riviste, giornali e frammenti di pellicole da intendere l'estetica di quel movimento storico scarso di risorse, pieno d'improvvisazioni, riecheggiamenti della vita nelle modeste località i cui vicini erano i veri personaggi di quella Italia che si destava.

Come in tutti i regimi l'arte è uno strumento idoneo per distogliere le vedute dalla realtà, ma in quelli anni durante la dittatura del Duce esordì il Neorealismo mettendo alla ribalta i veri riflessi della vita stessa, fu una resistenza coraggiosa e umile d'alcuni fotografi e registe attraverso le loro manifestazioni artistiche, infiltrando, a volte, dei messaggi subliminali negli scatti delle cronache commissionate dai quotidiani come Tempo o Omnibus, così il fotogiornalismo italiano imparò ad informare sull'odierno scampando la censura del regime e riscuotendo un certo successo tra la gente.

Fotografi di strada come Luciano Morpurgo, Fedele Toscani, Tino Petrelli, Mario Ingrosso, Federico Patellani tra altri accollavano le loro camere percorrendo e plasmando in bianco e nero le scene di vita, sofferenza e morte di quelle città e villaggi che a differenza della inaccessibile cinematografia era un modo alquanto caro di ribellarsi e di dare a conoscere la vera Italia.

venerdì 24 ottobre 2008

L'eroina della giustizia sociale

La sua inquietudine nei confronti degli assunti sociali e la carità fa confusione se ammirarla per la sua produzione letteraria, ma non lascia dubbi che questa donna Concepción Arenal avvocatessa penalista, scrittrice, sociologa e giornalista fu una delle menti più brillante del XIX secolo.
Sebbene visse una vita affascinante era piena di stenti e sciagure oltre ad aver vissuto tempi convulsi: il regno di Isabel II, La I reppublica, le guerre Carlistas e il ripristino di Alfonso XII. Nata a Ferrol in 1820, a 9 anni suo genitore militare di pensiero liberale venne imprigionato e morì 2 anni dopo, poi senza risorse economiche lei, sua madre e sorellina si traslocarono a Madrid. In 1841, dopo la morte di sua madre, decise di studiare diritto carriera questa vietata alle donne fino al 1910, comunque prese la decisione e frequenta le lezioni come ascoltatrice presso la facoltà di diritto dell'Università Centrale travestita in abito virile indossando redingote e cappello a cilindro così non lasciò sfuggire qualsiasi sagoma femminile soltanto la tenerezza della sua sacra coscienza, presto prese il motto del "giovanotto misterioso".
In 1848 sposò l'avvocato e scrittore Fernando García Carrasco ambedue cominciarono a collaborare col giornale "La Iberia" di lì a poco la Arenal pubblicò il suo primo libro: "Fábulas y Romances", ma la felicità non le raggiunse ancora, il suo marito morì 9 anni dopo lasciandola con i loro 3 figli. La sua inarrestabile grinta la spinse a continuare il lavoretto firmando gli articoli col nome del suo defunto marito e accettando la metà dello stipendio, ma l'obbligatorietà d'identificare gli autori degli articoli sancita da una nuova norma e dal timore del direttore di riconoscere che la guida editoriale era una donna, la licenziò.
Fu allora quando decise di ritornare alla Galizia e si stabilì a A Coruña, cominciò a scrivere dossier prensentandoli in congressi penitenziari internazionali e le sue tesi di carattere sociologico e giudiziario sono tradotte a varie lingue.
Su diversi articoli di stampa denunciò le pessime condizioni del sistema penitenziario spagnolo e anche i gravissimi difetti funzionali degli ospedali, per questo fu nominata in 1864 visitatrice generale di prigioni, ma anche non badò a inchiostro sulla educazione: " L'educazione che si dà alle ragazze in Spagna è l'arte di perdere il tempo"_scrisse lei.
In 1870 insieme alla corugnesa Juana de la Vega, contessa de Espoz y Mina fondono "La voz de la caridad" una rivista incentrata in temi penitenziari e beneficenzia.
Il 4 Febbraio 1894, questa penalista profondamente cattolica, morì a Vigo con gran omaggio e d'allora non c'è nessuna città della Galizia che non abbia una strada a nome suo.

giovedì 16 ottobre 2008

Un GPS cartaceo ancora vigente

Al Pantheon dei Galiziani Illustri presso la chiesa di San Domingos de Bonaval stanno seppelliti non solo famosi scrittori e personaggi della Cultura Galiziana: Castelao o Rosalía, ma anche uomini delle scienze come Domingo Fontán Rodríguez che fu un gran matematico e geografo ricordato in tutta la Spagna per essere l'autore della prima mappa mai realizzata nella penisola iberica con rigore scientifico la "Carta Xeométrica de Galicia" stampata a Parigi nel 1845.
Precisamente al *Colexio de Fonseca* a Santiago di Compostella fino al 23 novembre si tiene una mostra su quest'uomo nato a Portadeconde, comune di Portas(PO) nel 1788, intitolata "Innovación e Territorio. O legado de Fontán ao século XXI"(vedi video) allestito in gran parte grazie alla *Fundación Fontán* creata dai suoi discendenti. La esposizione è assettata in due contenuti: il primo, alla capella del coleggio, presentasi il contesto storico e sociale in cui visse il Fontàn insieme agli episodi della sua vita e della sua traiettoria tanto nel campo scientifico quanto nella docenza e politico.
Il secondo tema esposto presso il Salón Artesoado, è il più eccezionale dove si esibisce per la prima volta la sua mappa di 175 anni insieme all'immagini satellitare odierne riprese alla stessa scala, evidenziando così la ottima accuratezza della mappa cartacea, inoltre ce ne mostrano il processo d'elaborazione e revisione della mappa tra i venti anni d'impegno, la mappa è stata appunto una impresa rivoluzionaria nella cartografia spagnola ed europea d'allora perché oltre l'affascinante lavoro di campo da lui svolto, adopera metodi matematici di triangolazione fin allora impiegati solo nelle cartografie nautiche.
Fontán stava convinto che un paese senza una buona mappa non poteva svilupparsi, cioè, senza essa non ci potrebbero tracciare strade, ferrovie neppure strutturare il suo territorio, con questa pretesa incominciò a disegnare la mappa con la quale la Galizia si guidò fino alla seconda repubblica. Fontán prese, dunque, dalla *Torre da Berenguela* della Cattedrale di Santiago il vertice del primo triangolo e da qui camminò per tutta la Galizia durante 17 anni: dal 1817 al 1834, salì su ognuna delle montagne per prendere mesure bariche, discese per tutte gli spartiacque e visitò ogni villaggio e irregolarità del terreno non solo della Galizia, ma i territori prossimi Asturias, León, Zamora e Portogallo referenze indispensabili da disegnare infrastrutture di collegamento con la montusa Galizia. La mappa cartacea, si può ancora dire che vigente, rappresenta una vera sorgente storica della toponomastica galiziana in cui si raccolgono oltre 6mila toponimi e 3.800 nomi di parrocchie.
Finita la mappa e presentata alla corte, però la sua pubblicazione fu anche un tanto complicata perché oltre le limitazioni tecniche d'allora in Spagna non si trovava un fidato stampatore e con esperienza in grado di riprodurla, questo fatto costrinse Fontán a recarsi a Parigi dove lavora insiemme a L. Bouffard uno dei migliore tipografi dell'epoca. Finalmente nel 1845 i galiziani poterono vedere la globalità del nostro territorio riprodotta su una carta.

martedì 14 ottobre 2008

La Tenzone Galiziana

A Regueifa è una particolare manifestazione artistica della Galizia, genuina espressione della poesia popolare galiziana che si tramandò dal medioevo, ma che oggi è condannata a svanirsi se non ci prendono misure da non mozzare gli ultimi *Regueifeiros* chiamati nei paesi baschi *versolari*. Consiste in una contesa verbale per lo più tra due interlocutori, i quali esponendo tesi diverse, costruiscono a battute alterne un componimento in verso, cioè, un'improvvisazione orale. In italiano si può nominarla Tenzone che era un genere poetico della letteratura medievale.
La Regueifa anticamente stava stesa lungo la costa galiziana dalla Ria de Muros e Noia, Costa da Morte qui alcuni studiosi considerano le miniere di volframio a Varilongo (Santa Comba) il focolaio della regueifa nel secolo XX , fino al golfo d'Ártabro, ma la si poteva sentire nell'entroterra, in alcune zone della provincia di Lugo ovvero nei dintorni di Santiago, ma rimane soltanto oggi nella comarca di Bergantiño proprio come un segno della sua identità, anzi l'importanza che avevano questi stornelli, cantiche, cantastorie servirono a spunto nel risorgimento della lingua galiziana che si possono evidenziare ad esempio in "Cantares Galegos" di Rosalia.
La Regueifa, però è una parola d'origine araba che fa referenza ad una piccola pagnotta (gz.:bolo) fatta con farina di grano, uova, zucchero e strutto somigliante alla Bica di Trives che veniva disputata dai cantanti e danzatori nelle feste di nozze, dunque era un trofeo consegnato dalla sposa ai vincitori per essere spartito tra gli scapoli dell'invito, in altri casi la pagnotta era un dono (gz.:gabanza) della famiglia degli sposi a coloro che venivano alla baldoria, senza essere invitati, a cantare buoni auguri altrimenti si passava a recitare insulti. Così questo cibo diede il suo nome alle sfide rimate di durata ilimitata che si tenevano nei banchetti di nozze, improvvisazioni di tematica diversa dallo festivo, critico persino allo ferente. Sono strofe di quattro versi (quartina) di otto sillabe (ottonario) in cui rimano il secondo col quarto (rima alternata) e potevano essere eseguite al massimo da sei cantanti.
Queste gare verbali, all'inizio del XX secolo, persero i suoi vincoli con la celebrazione nuziale conquistando trattorie, recinti da festeggi, incontri culturali e celebrazioni d'ogni tipo, ma il trofeo anche mutò, dalla pagnotta si passò alle monete e in alcuni casi era invece sostituita da una gran abbuffata (gz.:lupanda) sentirsi un rimatore vincente, però, era il pregio più desiderato e soddisfacente, perché essere *Regueifeiro* oltre avere un dominio tematico, letterario e musicale bisogna sapere molto della vida del contendente o dei presenti che saranno il bersaglio delle sue armoniose battute sparate con una straordinaria agilità mentale.

domenica 12 ottobre 2008

Pieghevole (leaflet) XXI: Museo di Vilalba

Questo museo che si trova a Vilalba (LU) ci mostra la storia più antica della Galizia attraverso d'una esposizione permanente che ci guida cronologicamente per le varie culture che stavano insediate nel nord-ovest peninsulare dai primi popoli fino agli assetti romani. Come in alcuni musei della Galizia in questo centro prevale lo didattico sul solito esibizionistico, perciò le teche sono riempite da pochi oggetti da facilitarci la comprensione della storia e della preistoria oltre i pannelli introduttori d'ogni epoca. Il museo ha la collezione più basta di reperti del Paleolitico e del Mesolitico della Galizia pervenute dagli scavi promossi dallo stesso museo, ma l'istituto organizza corsi, seminari, congressi e itinerari per i giacimenti archeologici, inoltre edita varie pubblicazioni ogni anno. Dell'età della pietra ci sono materiali diversi di giacimenti del Neolitico come ceramiche e utensili di pietra levigata per gli strumenti litici. Dell'età del rame rappresentata dagli insediamenti celtiberi (cultura castrexa) troviamo esposti resti zoologici e botanici di quello che mangiavano loro e anche recipienti di argilla, vasi, elementi litici e oggetti metallici. Dell'epoca romana esibiscono oggetti in vetro, monete, anfore e certi materiali usati nella costruzione.

venerdì 10 ottobre 2008

Il Santuario del Falò di Donón

Il Castro del Facho (it.:Falò) e il suo santuario associato sono considerati al giorno d'oggi referenti nella archeologia galiziana, i suoi tre livelli di occupazione passano per un arco cronologico di vari secoli dall'età del rame, all'insediamento celtibero(gz.:castrexo) fino al santuario galaico-romano dedicato al dio Berobreo. I primi scavi in questo luogo della penisola di Morrazo erano stati fatti negli anni '5o trovandosi diversi frammenti di are di speciale rilevanza perchè la loro forma, epigrafia e gli elementi decorativi sfuggono dalla consuetudine romana, questi relitti sono parte dei 174 are ricavate dal luogo disperse tra il museo di Pontevedra e il museo municipale di Vigo “Quiñones de León”, ma sullo scavo si può anche ammirare le 74 abitazioni affiorate. I primi insediamenti risalgono, secondo gli studiosi, all'età del rame tra l'800 e il 600 a.C. individuandosi un popolato che si estese dalla vetta verso alla base di questo monte che si affaccia alla *costa da vela*, sulla sua cima si verifica la presenza d'un recinto di carattere culturale forse riservato ad uso religioso pagano. Dell'età del ferro tra il 4oo e il 100 a.C si data un villaggio munito oppure un castro galaico le cui case rintracciate e i diversi materiali da lì rilevati come: coltelli, fibule, cerchi,ecc. sono ancora in studio. Dalla metà del III secolo d.C. è quando il Monte do Facho diventa un gran santuario al dio nativo Berobreo adorazione che perdura fino al 500 d.C., bisogna puntualizzare che questo Dio non ha qualcun rapporto con Barbua Berobricu apparso in altre are galiziane. Il presto arrivo del cristianesimo a questa zona suppose un lento declino di questo culto e fu quando l'eremite incominciarono a controllare il pellegrinaggio dal preciso luogo in cui venne poi eretto una chiesa romanica e più tardi il famoso Cruceiro di Hio, il cui toponimo "do io" viene dal troncamemto di "de" più "illó" (zona paludosa), luogo per cui valicava l'unica strada verso Donón (Dononus è prerromano) sempre annegato per l'acque della sorgente di Geo costituendo così un punto di controllo naturale.

Nel XVII secolo, poco dopo dell'assalto dei turchi a Cangas, si costruì la garitta do facho da dove i vigili allertavano dell'arrivo delle navi nemiche di pirati berberi ovvero quelli anglo-olandesi tramite fumata durante il giorno e falò per la notte, da questa vedetta dunque si avvisava altri situati negli estremi delle Rias: Monteferro, Cíes, Ons, O grove, Vixán e Cabo do Home che si incaricavano di ragguagliare le notizie ai porti d'entroterra; D'allora questo impegno di sorveglianza darebbe a questa bella costa ricca in frutti del mare e *pecebes* il suo nome Costa da Vela (di vegliare=vixiar).

mercoledì 8 ottobre 2008

Calcio balilla, Futbolín,...

Futbolín chiamasi Matraquilho in Portoghese, Foosball in Inglese, Metegol nell'Argentina, TacaTaca in Cile, baby-foot in francese, insomma tanti nomi quanti paesi in cui si giochi il Calcio balilla, ma anche ci sono parecchi modi di gioco sia dalle differenze tra i tavoli, dai burattini-calciatori e la loro distribuzione, ecc, anzi nella stessa Spagna c'è diversità di tavoli da calcio, per questo esiste una federazione internazionale (ITSF) che raduna tutte le modalità e norme di gioco, che è proprio diventato uno sport mondiale che lo può giocare persone di qualsiasi età, soltanto ci vuole una certa abilità anziché gambe prosperose, tuttavia si può dire che ci sono due modalità di gioco: quella in cui la pallina viene fermata e passata tra i calciatori della stessa squadra, e quella dove non si può fare ciò, diventando così un gioco più veloce. Prima di mettere in ballo la pallina le squadre bisognano mettersi d'accordo sulle regole della partita.
Ma chi brevettò questo sport?. Fu Alexandre Finisterre al secolo Alexandre Campos Ramírez che nacque nel 1919 nel villaggio galiziano di Fisterra da cui prese il suo nomignolo, nonostante avevano in quell'epoca alcuni attrezzi con dei meccanismi someglianti e anche esisteva il calcio da tavolo detto Subbuteo con cui i ragazzi e no spassavano le giornate, la balilla tale come la conosciamo oggi è stata ideata grazie a lui, durante il suo ricupero delle ferite subite dalle bombe cadute su Madrid nella guerra civile spagnola. Alexandre lo brevettò in 1938, ma costretto a fuggire dalle truppe franquiste verso la Francia via Catalogna, perse lo stratto del brevetto in quella sciagura, a Parigi però riuscì a laurearsi in filosofia.
Ai primi anni '50, sempre nel esilio, si stabilì nel Guatemala dove cominciò a fabbricare tavoli da calcio balilla, impresa che gli riportò soldi, lì giocò pure con l'allora sconosciuto Che Guevara, poi si trasferì in Messico a causa del colpo militare esploso, scappò ancora dai militari dirottando un aereo tramite una saponetta, sì, la fece passare come un ordigno. Fu lì dove comincia l'altra sfaccettatura sua quella d'uomo di cultura, editore, poeta, ma l'anno scorso morì ricordato come l'inventore del calcio balilla.

sabato 4 ottobre 2008

Pieghevole (Leaflet) XX: Museo d'Arte Sacra di Vilanova de Lourenzá

Sul cammino a Compostella c'è il Monastero benedettino di Vilanova de Lourenzá (LU) fondato nel X secolo dal conte Osorio Gutiérrez, è il monumento architettonico più rappresentativo di questo comune lucense della comarca A mariña. La sua facciata disegnata da Fernando Casas Novoa è considerata precursore di quella dell'Obradoiro a Santiago, ma questo complesso sacro alberga anche dal '60 il Museo d'Arte Sacra ubicato nella chiesa del convento de San Salvador visitabile con guida, in cui si espongono pitture, sculture, libri, oreficeria e numerosi oggetti procedenti dal cenobio come costume e mobilio di gran valore artistico. La sagrestia è anche ammirabile dove si trova un cassettone elaborato nel XVII secolo con dell'immagini intagliate in rilievo, c'è anche un retablo-reliquiario in legno policromato con 28 busti-reliquiari della fine XVII secolo. Alla cappella della Valvanera si trova invece una brillante collezione di oreficeria dal XVI al XVIII secolo e in una parete del suo abside un retablo barocco con l'immagine sedente di Nostra Señora de Valvanera. Altre quattro sale del cenobio accolgono diversi dipinti e sculture del secolo XVIII tra cui spiccano tre attribuite a José de Ribera detto lo spagnoletto e alcuni di Gregorio Ferro. Una di questi vani era stata una gran biblioteca monacale dove ancora ci sono 4mila volumi, oggetti liturgici e una lauda del XII secolo esposti.

martedì 30 settembre 2008

Il conservificio che cambiò tante cose...

Conservifici lungo la costa di Vilanova de Arousa
Come succede con tanti inventi, la nascita della conserva era connessa agli interessi commerciali quanto all'industria della guerra. Ai primi del XIX secolo gli stati si trovavano nella neccessità di migliorare la conservazione del cibo tanto per i larghi viaggi transoceanici quanto le spedizioni militari, difatti Napoleone indesse in 1804 un concorso d'idee con lo scopo di trovarci un sistema che mantenesse i cibi tenere a lungo, fu allora che il francese Nicolas Appert ideò la formula di lessare il cibo al bagnomaria per poi serbarlo in baratttoli di cristallo chiusi ermeticamente, scoperto il metodo si cominciò quindi ad allestire le prime industrie conserviere nel mundo, appunto, a Nantes nella Bretagna.
Prima di questo i prodotti del mare venivano conservati mediante antici e lenti metodi come l'essiccamento al sole, l'affumicatura o la salatura(gz.:salgadura) tecnica questa utilizzata intensamente nella comarca d'O Salnés, la conserva però permetteva produrre di più e in breve tempo.
A metà dell'ottocento il catalano Juan Goday Gual discendente di quelli catalani chiamati *os fomentadores* che erano imprenditori che attraversavano la penisola due volte all'anno per mercanteggiare, crearono la figura dell'incaricato e introdussero anche il salario nella Galizia , arriva all' A Illa de Arousa e cominciò a lavorare nella salatura di sardine, ma dopo un viaggio in Francia scoprì la tecnologia della conserva e si porta con sè operai specializzati francesi con cui allestì in 1879 il primo conservificio della Galizia e nel 1881 fu vsitata dal Re Alfonso XII dichiarandolo fornitore della Casa Reale, anche se a Redondela ne esisteva gli storici affermano che era una ditta artigiale di scarsa produttività, questo avvento avviò un cammino trasformatore della fisionomia urbana, paesaggistica, economica e sociale dell'orlo atlantico della Galizia. Insomma le fabbriche conserviere e tutto il suo indotto: i depuratori, le fabbriche di lattine, ecc. cominciarono a piazzarsi lungo la costa, accanto il mare per lo più sugli antici stabilimenti di salatura e introdussero un gran cambiamento sul mercato lavorativo della galizia come grandi datori di lavoro alle donne.
Per saperne di più mi raccomando far visita ai musei: Museo Massó a Bueu ovvero il Museo della associazione ANFACO a Vigo.

venerdì 30 maggio 2008

Itinerario dei Pazos a Vilagarcia

Il detto dice: Palazzo con colombaia, cappella e cipresso è Pazo. Nell'itinerario per i Pazos che il mio comune propone da alcuni anni non ce ne sono tutti che c'è, ma ci lascia una idea cosa sono. Vi lascio qui il pieghevole.

lunedì 26 maggio 2008

Bóveda: in terre del marchese

Il Comune di Bóveda si trova nella comarca di *Terra de Lemos* in provincia di Lugo luogo di transizione tra la pianura e le montagne che formano il gran parco naturale ch'è O Courel e bagnato dai diversi fiumi Mao, Teilán o Noceda perciò è una zona ricca non solo di meravigliosi paesaggi lungo i diversi itinerai di sentierismo per guardare le diverse specie vegetali e di fauna: falconi, civette che ci sono; Ma queste terre conservano anche un ricco patrimonio artistico sia dalla cultura celta (castreña) vestigi pieni di leggende come: Castro de Freituxe, de Bustelo (Martín); medela do Gruñedo, Cova dos Mouros e castro de Agroi (San Fiz) sia artistico religioso come la chiesa di San Fiz che risale al XVI e la cappella di Ecce Homo che ha sculture del XVIII secolo all'interno tute e due nella parrocchia di Rubián ovvero il tempio a San Cristovo de Martín del 600 dove si conservano ancora delle antiche fontanelle battesimali e la cappella di San Xurxo in cui ci sono diversi resti e lapide sepolcrali quest'ultime nella parrocchia di Tuimil. Le costruzioni civile anche abbondano per tutto il comune dove spicca il Pazo dei marchesi di Bóveda anche chiamato *Pazo di San Matiño* di estile italiano e ricostruito sopra un antico monastero benedettino da Domingo Lois de Monteagudo nel XVIII secolo la cui facciata a solatio è retta da arcate, altri sono: Pazo de Guntín, La casa de Ver, Villaverde de Limia, La casa-priorato di Freituxe, la Torre de Eimer a Teilán o Pazo Meruz a Tuimil.
La ferriera di Penacoba che funzionava già dal 1780 è una visita obbligata dove sono appena restaurati i magazzi, la sala di fornace e la sala di forgiatura col suo maglio in legno e l'incudine il tutto mosso per mezzo della canalizzazione delle acque d'una diga vicina.

sabato 24 maggio 2008

Rita Mancini Ferri “Santa Rita”,Vilagarciana d'adozione

Al villaggio di Roccaporena a 10Chm. da Cascia tra le montagne della provincia di Perugia nacque nel 1381 Rita Mancini Ferri che diventerà *Santa Rita* dopo essere una carina moglie, madre esemplare e sofferente vedova, figlia unica del matrimonio tra Antonio Mancini y Amada Ferri di avanzata età e essendo neonata, secondo la leggenda, un gruppo d'api bianche annidò nella sua bocca producendo il miele senza farle male alcuno circostanze queste che destano fin dagli inizi ammirazioni e allegrie tra i paesani. Durante la sua adolescenza Rita si dedica allo studio e alla pregaria volendo essere una religiosa, ma con l'opposizione dei suoi genitori gli anni trascorsero e lei a 16 anni fu costretta a sposare Paolo Mancini un rozzo e screanzato uomo che la bistrattava, però, Rita riuscí a domarlo con rassegnazione e bontà dandogli due gemelli che muorono dalla peste nera. Rita rimase sola dedicando i giorni alla carità e le orazioni che svegliarono la sua pretesa d'essere suora e dopo essere respinta tre volte finalmente fu ammessa al convento delle Agostiniane Santa Maria Magdalena di Cascia nel 1417 a 36 anni. Durante i 40 anni che ce ne passò, morì il 22 maggio 1457, succederono certi avvenimeti prodigiosi, svelati dallo storico Luigi Jacobilli, come la stigmatizzazione della sua fronte ovvero il germoglio di rose a inverno, e altri fatti che la portarono alla sua canonizzazione nel 1900 dal Papa Leone XIII.
Ma come arriva la devozione a Santa Rita a Vilagarcia, già vi aveva parlato del convento di clausura di Vista Alegre fondato dall'ordine religiosa delle Agostiniane e costruito sotto l'illustre Vilagarciano D. Femando de Andrade y Sotomayor nel 600, allora arcivescovo di Santiago. L'immagine di Santa Rita da Cascia si trova nel presbiterio della chiesa del convento dove tutti gli anni pellegrinano i devoti cercando la sua intercessione perché considerata la avvocato degli impossibili, l'immagine fu elargita da una religiosa che entrò nell'ordine conosciuta da madre santa rita, ma l'immagine che esce in processione fu comperato da una comunità di devoti alla fine del XIX secolo.
Fino a 1913 si faceva una novena in onore alla santa, ma un fatto fortuito magnificherà il suo culto, dunque il patrone del pazo davanti al convento D. Antolín García era sposato con Dña. Carmen Fernández figliola d'un ricco indiano che aveva miniere d'argento in Messico e amico intimo del presidente di quel paese José Victoriano Huerta Márquez. Il matrimonio invitò il giovane figlio del presidente a passare alcuni giorni presso di loro, ma prima di arrivare a Barcellona in transatlantico si ammalò gravemente e il matrimonio fa preghiere e raccomanda alla santa la sua guarigione.
In gratitudine Antolín García decise magnificare Santa Rita con solenne messe a spese sue e l'anno seguente quando il proprio Antolín guarì d'una cattiva infermità tramite la Santa, i Garcia-Fernández regalarono il convento un altare portatile in legno intagliata l'immagine e l'abito che porta la santa durante il corteo della sua sagra 22 maggio, festa dove non mancano le bancarelle di ciambelle.
Alla voce di *Santa Rita* i miei paesani replicano col detto: *Lo que se da no se quita* la cui origine viene dalla leggenda d'una ragazza poco aggraziata che si recò alla città di Cascia per chiedere la intercessione della santa per trovare un fidanzato, appena trovandolo al suo ritorno, però il maschietto la scacciò via prima delle nozze. La giovinetta ritornò di nuovo alla città della devota e la rimproverò col quel detto, ma questa volta la santa le fecce un nuovo favore rimanendo zitella.

domenica 18 maggio 2008

Tra le terre degli orologiai

La poco conosciuta Ribeira de Piquín piccolo comune all'oriente di Lugo nel bacino che formano il fiume Eo e il Rodil paradiso dei pescatori di trote e circondata dalla catena montuosa di Meira è un esempio di che si trovano ancora zone in Galizia non calpestate dal cemento, piagato di rovine archeologiche come i dolme e il castro Teixeira nella parrocchia di Os Baos ovvero il Pico do Castro a Navallos e il Castro de Cabacera a Piquin parrochia dove c'è la chiesa neoclassica di San Xurxo del 1782 murata in lavagna con una croce sbalzata in argento e c'è anche in cima d'una collina la chiesa di San Xoán de Baos che ha un retablo policromo con la immagine di San Andrés del XV secolo che nel suo atrio ha cinque teschi incastrati nella parete, ma la comarca di Meira dove il tempo si è quasi fermo e ricco di filoni di ferro e risorse idriche fu anche la culla di diversi personaggi da monaci e letterati a fabbri e artigiani di zampogne, come il fabbro e orologiaio(gz.:reloxeiro) Juan Antonio Lombardero nato nel villaggio di Vilarpescozo nel 1705 creatore d'una saga d'orologiai ed era cugino del Marchese de Sargadelos, i cui lavori erano rinomati in tutta europa grazie a che aveva ideato un meccanismo di gran precisione che impediva l'avanzamento e il ritardo degli orologi che allora si conosceva come sistema inglese poiché aveva preso lo spunto da certi ingegni pervenuti dai marinai inglesi arrivati al porto di Ribadeo e ancora oggi si può ammirare il suo lavoro di gran prezzo nelle torri dei municipi di Ribadeo e di Lugo, un orologio da parete al Museo de Lugo o nella chiesa *dos Baos* dove c'è ancora un orologio a sole rubricato da lui. Questo artigiano era anche conosciuto per ideare automatismi e giocattoli robot che destavano ammirazioni nelle corti d'europa persino c'è la leggenda di uno di queste autome: quella d'un cavallo in grado d'assistere da solo a messa.
La casa dei Lombardero, il cui stemma ha anche i cinque misteriosi teschi, rimane ancora in piede allestita in parte a albergo di turismo rurale con una cappella ed un horreo accanto da dove partire a fare una mistica passegiata e svanirse nella folta natura.

venerdì 16 maggio 2008

Sul sentiero di San Munio

Una delle porte a sesto acuto della chiesa di San Munio da Veiga del romanico ogivale
Il comune di A Bola si piazza nella comarca di *Terras de Celanova* attraversata dal fiume Arnoia, un'area annaffiata da altri affluenti come lo Orille, il Puerto o il Fechiñas che la rendono *Riserva della Biosfera* è una zona dove si può fare varie itinerari di sentierismo, perció il comune ha ricuperato alcuni villaggi dimessi come quelli di San Mamede e Cacabelos per dove passa il fiume Orille e dove ci sono diversi elementi patrimoniali come Hórreos, Cruceiros e Fornaci. A Bola è stata da sempre abitata da diversi popoli dai celti ai romani evidenziato dai meravigliosi monumenti che ha come la chiesa di *San Munio de Veiga* antico monastero fondato nel IX secolo considerato una bella prova del romanico ogivale eretto da San Munio e nel medioevo dipendeva dalle ordini militari cristiane di *San Juan de Jerusalén* e di *Santiago*. Nella chiesa di *Santa Baia* sempre nel comune di A bola spicca il retablo barocco fatto da Francisco Castro Canseco, il rettorato della chiesa era l'antico priorato di Celanova che ha interessanti costruzioni etnografiche come un Hórreo a muro, un cruceiro e un peto de ánimas, costruzioni popolari che abbondano nella comarca come il cruceiro nell'atrio di San Munio o i *petos de ànimas* a Podentes ed a Veiga.
Anche a A Bola si possono ammirare dei Pazos: Pazo de Berredo, La casa grande de Sorga o il Pazo de Fruime e anche salendo al vicino monte di San Cibrao si guardano meravigliose viste dall'area ricreativa allestita dal comune, luogo dove c'è una cappella visigotica dedicata al santo.
Altro luogo in alto da far visita da dove vedere la comarca e soprattutto l'interessante castro chiamato *Castromao* a 4Chm. da Celanova che un giacimento referente poiché fu abitato a lungo almeno dal V a.c sino al II d.c, da cui si ha ricavato una pregiata informazione oltre che diversi materiali della cultura dei Celti esposti al Museo Archeologico di Ourense.

mercoledì 14 maggio 2008

Negreira: Arte sul cammino a Finisterrae

Nella comarca corugnesa di A Barcala a tan solo 20Chm. da Santiago si trova Negreira un villaggio medievale il di maggior popolazione sul cammino a fisterra che dà il benvenuto ai viandanti con il *Pazo da Chancela*, ma ha nel *Pazo do Cotón* il suo richiamo più noto, costruzione nobile che attraversa il centro del borgo mediante un magnifico loggiato piagato da piccole guglie in granito che si vanta oltre a essere dimora di nobili durante la sua storia d'essere nominato nel romanzo dello scrittore americano Ernest Hemingway *Per chi suona la campana*, il pazo è collegato con la cappella di San Mauro dove questo santo pellegrino vide il cielo sulla terra leggenda questa raccolta in una cantica di Alfonso X il Saggio, ma non solo sono i Pazos quello che il pellegrino può ammirare in questa comarca altresì costruzioni etnografiche come i parecchi Cruceiros che ce ne sono sul *Camino*, Hórreos come quello situato sul luogo As Maroñas e accanto lui si può ammirare la chiesa romanica di Santa Mariña e mulini lungo le rive del vicino fiume Tambre che si varca per mezzo del *Ponte Maceira* del XIV e ricostrutto nel XVIII secolo che allora era un importante nodo di collegamento tra Santiago e le Tierre di Finisterrae.
E questo mese è d'obbligo far una sgambettata al vicino borgo di *Liñaio* dove ogni ultima domenica di maggio si fa la festa in onore alla *Virxe do Bo Suceso* nell'omonima cappella circondata da meravigliose viste della sponda pontevedresa del Tambre.

Qui potete scaricare gli archivi gps del *camino*: http://www.esnips.com/doc/0b863321-7e0b-4537-afcc-65506a8cb192/Stgo-Fisterra

lunedì 12 maggio 2008

Gli ultimi Calcinai

Questo fine di settimana è stato presentato un documentario (vedi trailer) di gran valore etnografico sul mestiere di fare la calce, un omaggio alla vita unica degli suoi addetti: i Calcinai(gz.:caleiros) girato l'estate scorsa durante la festa *Festa da Cal* fatta per ricordare questo lavoro, in disuso dagli anni 60, dai vicini della parrocchia di Masma nel comune di Mondoñedo(LU), intitolato *Cal viva Cal morta. A derradeira festa* una zona dove ancora rimangono in piedi 6 dei 12 fornaci che c'erano, adoperati per ricavare la calce viva che serviva a calcina e intonaco usati nelle costruzioni edilizie, a disinfettante delle stalle o dell'acque ovvero a cocime o fertilizzante nei campi con cui diminuire l'acidità del suolo. Il mestiero del calcinaio si tramando in generazioni da deceni d'anni, tonnelate di calce furono trasportate dai carri per tutte le comarche vicine e arrivando incluso alle città grandi come A Coruña, tutto un indotto intorno alla calce perché il calcinatoio(gz.:caleira) alti di forma tonda e murati da una grossa parete di lastre di granito bissognava essere caricato da oltre 80 tonnellate di roccia calcarea per ottenere 35 di calce in ogni fornaciata di durata tre giorni ad una temperatura che raggiungeva mile gradi. Questo lavoro si realizzava da febbraio a settembre dallo scavo e il trasporto delle roccie dalle miniere alla raccolta del toxo ottimo per attizzare il fuoco che produrre una forte fiamma azzurrognola capace di slegare la roccia in ossido di calcio, messa in una cavità alta 1 metro sotto la base della fonace e tutto sorvegliato dall'attizzatore che aveva anche l'impegno di sistemare le roccie più solide al centro della volta mentre quelle piú docili erano accastatate contro i muri.