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martedì 18 novembre 2008

La Femminilità dell'Eroismo

Tutti gli anni ad A Coruña durante tutto il mese d'Agosto si omaggia a una galiziana d'onore con la *Festa de María Pita* che questo anno ha fatto coincidenza con un'altra festa *Crunia 1208* che commemora l'otto centenario della nascità della città. Però, Chi era María Pita al suo secolo *Mayor Fernández de la Camara y Pita*?.
A volte bastano pochi minuti per entrare nella storia, è così come la gran eroina della Storia di Galizia capitò nell'immortalità in difesa di quello che più voleva: la sua terra.
Incoraggiati dal disastro della *L'invencibile Armata* gli inglesi stanziarono 200 navi e 2omila uomini tra soldati, marinai e mercenari contro il Portogallo capeggiati dall'ammiraglio Norris e dal corsaro Francis Drake che al passo per le coste della Galizia decise assediare l'A Coruña, allora sprovvista di bastioni difensivi e istigando i corugnesi ad una frenetica corsa da sollevare presidi.
Il 4 maggio 1589, Drake riuscì a sbarcare alcune navi e avventandosi per la Ría arrivò alla città dove trovò una scarsa guarnigione commandata da D. Juan de Padilla, marchese di Cerralbo, tuttavia i corugnesi furono capaci di sconfiggere i corsari e affondare alcune navi dal Ponte di San Antón, ma diece giorni dopo i combatimenti corpo a corpo la lotta fa virata e quando un ufficiale inglese si appresta a ficcare la bandiera sulla muraglia apparve una donna, eccola!, María Pita, accanto al suo marito morto, poi arrabbiata da quello che vedette sfoderò la spada di un soldato moribondo e lanciò un gran urlo: "Chi ha onore, seguitemi !" allora si scagliò contro il portabandiera inglese la si strappò e lo ammazò. L'immagine di quella galiziana innalzando la bandiera nemica accennò l'inizio della fine degli invasori inglesi che se ne ritirarono lasciando tra di loro oltre 2mila compatrioti morti.
Quel avvenimento venne premiato dal Re Felipe II il quale le assegnò il grado e stipendio a vita di Alfiere de los Tercios e la liberò da albergare truppe, nonchè la licenza di esportare muli al Portugallo richiesto dalla propria María Pita in un famoso memorandum diretto al monarca in 1596.
Fino qui la storia, ma della vita di María Pita non si sa nulla neanche la sua data di nascita. Gran parte della sua vita è stata rifatta dai documenti giuridici degli oltre 35 processi che lei subì, l'ultimo nel 1596 quando venne stradata : la sua nascita dunque si stabilisce intorno il 1556 che fin da piccola aiuta nella pescheria familiare e sul campo dell'amore non ebbe fortuna maritandosi quattro volte, il suo secondo marito quello ripreso nella storica immagine era un macelaio e l'ultimo era Gil Figueroa *escudeiro da Real Audiencia de Galicia* e ebbe quattro figli. L'agitata vita di María Pita finisce all'improvviso a Cambre il 21 febbraio del 1643 lasciando sul suo testamento il suo desiderio d'essere seppellita a Santo Domingo de la Ciudad de La Coruña, è quanto raccoglie l'estratto di morte conservata nell'Archivo Histórico Diocesano de Santiago de Compostela.
Un'altra sua coetanea era María Soliña al secolo María Soliño. Trascorreva l'anno 1617 quando la città di Vigo fu assalita dalle navi berberi turche, ma gli attacchi pirati erano più intensi nella penisola di Morrazo in cui un gruppetto di donne assettarono la resistenza, tra loro María Soliña una pontevedresa di Cangas, ma invece che la corugnesa questa fu accusata di stregoneria, processata e condannata dall'Inquisizione che le strappò tutti i suoi beni ma la scampò dal rogo, comunque finì i suoi giorni nella miseria sola e pazza simboleggiando ancora oggi la sofferenza del popolo, in speciale delle donne.

venerdì 14 novembre 2008

Fra Castagneti

Come al solito quando arriva la festività di *San Martiño*(11Nov.) per tutta la Galizia si celebra la tradizionale festa chiamata *O Magosto* la cui origine etimologica può essere Magnus Ustus(gran fuoco) o Magum Ustum(fuoco magico) , ma per festeggiarla, per lo più nei monti tra gli amici bisogna attingersi di castagne per fare le famose caldarroste perché un rito per esaltare il bosco, la vita, la amicizia e insomma la nostrana cultura.
Ma andiamo per ordine primo dobbiamo recarci ai castagneti(gz.:soutos) per raccogliere le castagne sgusciate e sdraiate per terra, poi battiamo il castagno con un lungo bastone(gz.:vara) affinché calino giù i ricci, ma fare attenzione i ricci si raccolgono con delle pinze chiamate fustes. Dopo avere la sporta piena di castagne dobbiamo smistarle quelle grandi saranno per il nostro consumo e le piccole e avariate per il bestiame in seguito portiamo i ricci agli affumicatoi(gz.:sequeiro o canizo) che sono costruzioni tradizionali in pietra a secco situate proprio al centro dei castagneti in cui i ricci, stese su un graticcio in legno, vengono sottoposti ad un trattamento di essicazione durante una o due settimane, per dopo fare la pigiatura(gz.:pisadura) a scopo di sgusciarne, in alcuni luoghi utilizzano un tipo di setaccio su cui versano i ricci faccendoli saltellare perché le buccie cadano, questo processo rende la castagna più soda e secca da conservarla durante tutto l'anno. Oggigiorno noi le compriamo già pronte per arrostirle, solo bisogna raccogliere il legno per preparare il braciere ed è anche una buona occasione per assaggiare il vino giovane, oppure restare a casa preparando:



Ci occore: 1/2 Kg di Castagne; Anice; 3 Albume; 1 Tuorlo; 150gr Zucchero; 150gr Burro; 1 Cucchiaino di Rum; 150gr Farina; 1 Cucchiaino di Lievito.

Prima di tutto dobbiamo fare le cadallesse, cioè, mettere le castagne con un piccolo taglio a lessare in una pentola con dell'acqua e anice durante mezz'ora, poi si sbucciano e tritano col frullatore.
In un altro recipiente si fa montare a neve gli albumi con dello zucchero, come al solito.
In un altro recipiente si mescola i tuorli con il resto dello zucchero, aggiungendo il burro e alla fine il rum, poi a questa mescolanza si va aggiungendo, a poco a poco, per primo le castagne tritate, la farina, il lievito e alla fine si buttano gli albumi montati; Sempre mescolando bene nella stessa direzione e con dei movimenti avvolgenti, dopo si versa la amalgama nelle forme di carta o di metallo spalmati con del burro senza riempirli fino all'orlo.
Si mettono le forme al forno preriscaldato durante 15-20 minuti a 170 ºC e dopo le si lascia raffredare. Buon Appetito!.

giovedì 6 novembre 2008

Racconti da Muxía


Il Pellegrinaggio a San Jacopo di Compostella e in particolare il suo prolungamento a Fisterra e Muxía in provincia di Coruña sta vivendo la sua epoca dorata.
Dei pellegrinaggi fino alla fine del mondo ci sono diversi racconti scritti da secoli e in molti furono fatti dai pellegrini stranieri che visitavano la Galizia, quindi il Centro Italiano di Studi Compostellani di Perugia tutelato dal riconosciuto studioso del mondo Jacopeo: Paolo Gaucci von Saucken ha riedito un libro del pellegrinaggio che il francescano Gian Lorenzo Buonafede Vanti fece a Muxía i primi anni del XVIII secolo, questo volume è stato diretto da Guido Tamburlini. L'umanista Buonafede Vanti professore di teologia a Bologna pellegrinò tra il 30 aprile del 1717 e il 4 maggio del 1718, un anno durante il quale scrisse 12 lettere ad un suo amico raccontandogli con dovizia di particulari i luoghi per cui passava, rilevando l'importanza del culto alla *Virxe da Barca* a Muxía in una piccola e rovinosa cappella in cui i poveri fedeli che ci assistevano erano contadini, marinai e donne che vendevano pizzi al tombolo alla porte del tempio.

Questa venerazione si puó considerare, come in altri casi, una cristianizzazione d'un culto antico giacché la situazione del santuario su un capo affacciato all'Atlantico ci porta a ragguagliare l'antiche credenze dell'isola del paradiso con la credenza medievale sull'aldilà, da dove vengono i santi sorcando l'oceano su barche di pietra.
Comunque la leggenda ci racconta che l'Apostolo Santiago, nel suo pellegrinaggio per queste terre, si sostò a Muxía per predicare e supplicare al Signore che fermasse l'ostilità tra i popoli, laddove vide venire la Vergine su una barca di pietra guidata dagli angeli, comunicandogli il successo delle sue preghiere e chiedendogli il suo ritorno a Gerusalemme, in gratitudine l'Apostolo fece erigere un altare in un grotta sotto le roccie lì vicine. Di tutto questo lo attestano le tre pietre sacre che ciascuna ha un suo rituale: *A Pedra dos Cadrís(it.:reni)* che simboleggia la barca, *A Pedra de Abalar(it.:dondolare)* ch'è vela e *A Pedra do Temón* ch'è timone.

giovedì 30 ottobre 2008

Alzatevi e andatene



Ogni terza domenica di settembre alle dieci del mattino parte, di solito, dalla chiesa di Santiago da Pobra do Deán sita nel villaggio di A pobra do Caramiñal (C), una delle più strabilianti processioni della Galizia che raduna oltre 40mila persone tra devoti, offerenti, accompagnatori e curiosi, si chiama il corteo delle sindoni(gz.: das mortallas) ovvero la *Festa do Divino Nazareno* santo onorato dai molti fedeli suoi che vedendosi alle porte della morte sono riusciti a scamparsi grazie alla sua mediazione.

Un lungo corteo di oblatori o risuscitati indossando sai(gz.:saios) viole stretti con una cordicella e candela in mano, immitando così l'immagine del santo, vanno ciascuno dietro la sua bara(gz.:ataúde o cadaleito) (in affitto) portata da quattro familari e accompagnato dagli amici e vicini, poi percorrono le viuzze del paese dietro l'immagine di *Noso Pai Nazareno*. I bambini anche partecipano con veste e bare bianche, altri penitenti vanno scalzi portando il cero ringraziandogli i favori recivuti nella vita.

Questo rituale di risorgimento, insieme a quello che si fa a Ribarteme(PO) il giorno di Santa Marta (29Luglio) sono gli unici riti del genere che si fanno nella Galizia, è un atteggiamento rispettoso e familiare nei confronti della morte propria della filosofia tradizionale galiziana a differenza d'altre culture che possono considerarla macabra. Questa sagra servì di spunto a Ramón Mª Valle-Inclán per scrivere *Viana del Prior*.

Questa manifestazione religiosa risale al XV-esimo secolo quando, secondo la leggenda, il villaggio era governato da Xoán de Liñares che non mancava a nessuna sagra in rappresentanza della sua carica, ma un anno alle vigilie della festa gettò in una grave malattia e decise di conservare la sua vita affidandosi al Nazareno, pregandogli di scamparsene e di rimandare il fin di vita. Allo stesso tempo nel villaggio si fermarono dei banditi, assaltatori di cammini, che dopo aversi dichiarati colpevoli dei reati furono condannati a pena di morte. Però il Nazareno esaudì le preghiere del sindaco, tanto aveva già la bara e la sindone che chiese ai quattro pregiudicati di portare la sua bara in corteo insiguiti da lui con un gran cero in mano. Alla fine della processione e all'atrio della chiesa l'oblatore fece graziare i malviventi.

giovedì 18 settembre 2008

Tra Giganti e Ciclopi

Nella mitologia galiziana possiamo trovare o almeno sentire parlare di certi esseri e personaggi di grandi proporzioni come è il caso dell' *O Olláparo* anche chiamato *Ollapín*, gli Olláparos sono ciclopi, cioè, hanno un solo occhio sulla fronte, anche se alcuni lo hanno anche nella collottola che causano il malocchio , queste creature di carattere grezzo vivono in grotte delle foreste, e gustano inghiotire persone e volatili a portata di mano di solito sposano le *olláparas* grandi, temibili come loro, ma anche governanti e le si attribuisce la cattiveria indotta sui loro mariti per commettere certi fattacci.
Esistono anche i *Xigantes* che per le loro dimensioni spaventano, ma invece sono burberi, fragili e mansueti da convercerli. Il principale lavoro che svolgono consiste in sotterrare tesori, portare enormi massi(gz.:penedos) da qua a là, ammucchiare terre per formare poggi(gz.:outeiros) e fare i solchi per cui devono scorrere i fiumi, ma tutta questa sfacchinata è ingiunsa da altri piú malvagi che se ne infischiano di quello che fanno loro. Questi Xigantes nei loro tempo di spasso giocano a lanciarsi e scagliarsi massi da una distanza di 3 km.
La leggenda mitologica più famosa che ha come protagonisti dei giganti è quella che narra la nascita della città di Coruña (Crunia) che quest'anno festeggia gli otto centenari di vita.
Coruña quando era un'isola aveva a capo il gigante Breogán che mandò a costruire al di lá del mare una torre che servesse di sorveglianza e di referimento ai naviganti. Un giorno da quella vedetta Ith, figlio di Breogán, vede in lontanaza una terra verde e chiese a suo padre di andar a riconocerla. Dopo Ith, che ci si inoltrò e mai ritorno per non obbedire suo babbo di non scavalcare del suo cavallo, i suoi fratelli percorsero lo stesso cammino e da allora tutti i popoli della sponda atlantica d'Europa siamo fratelli. Molti anni dopo quando non aveva traccia di quel torrione, arrivò a quell'isola navigando sulla sua coppa d'oro un altro gigante greco chiamato Hércules (it.:Ercole) col proposito di rubare il bestiame d'un altro gigante di tre corpi e tre teste di nome Xerión. Sull'isola litigarono durante quattro giorni senza sosta finché Hércules riuscí a mozzargli le teste d'un solo colpo, poi le seppellì e sorpra esse eresse il conosciuto torrione-faro di Hércules.
La popolarità di questo mitologico combattimento ha fatto che dal XVI nello stemma della città apparisse anche la testa di Xerión insieme alla Torre di Hércules appunto in un manoscritto conservato nell'archivio comunale datato 1552 nel quale l'Imperatore Carlos I ordinò aggiungere la giurisdizione di Bergantiños al comune di Coruña, inoltre di questa epoca si conservano i due più antici blasoni della città cesellati in pietra che originariamente rappresentavano la testa coronata di Xerión, ma poi sul XVII secolo la testa era sostituita da un teschio e ossa.
Insomma la storica battaglia tra i giganti è troppo antica e piena di elementi raccolti da precedenti leggende e tradizioni che risalgono all'epoca castreña o romana, la versione definitiva la fornisce il Re Alfonso X il saggio nel suo volume l'Historia de España scritto nel 1270-74 e dice così:

"C'era un re poderoso in Esperia (Penisola iberica) che la dominava dal Tajo al Douro(Duero) chiamato Xerión, un gigante molto forte, in modo che conquistò questo territorio alla forza e con questa costringeva agli abitanti di daziargli la metà di tutto quello che possedevano altrimenti venivano ammazzati, e per questo Xerión era detestado per tutti, e quando seppero l'avvento di Hércules, che perteneceva al linaggio dei giganti, ma d'anima bensì piatosa, gli chiedero soccorso in cambio di tutta la loro terra. Hércules gradito dalla proposta intraprese l'impresa e quando Xerión lo seppe si spostò con la sua truppa (gz.hoste) ad un posto disabitato(gz.:ermo) e dopo aver vinto e costruito la torre-faro sulle ossa di Xerión, Hércules ordinò abitare quelle terre e scrisse i nomi di tutti coloro che ci si recarono e la prima persona in arrivare fu una donna chiamata Crunia"
P.S. Gli unici olláparos giganti che ho visto finora nella Galizia sono questi facendo spaventi con i suoi bracci.

domenica 14 settembre 2008

I Primaticci dell'Apostolo

Tradizione e fedeltà si mischiano nella famosa processione delle uve e il mais che ogni anno il 24 luglio, vigilia della ricorrenza del Santo Apostolo Santiago, i paesani della parrocchia O Burgo nel comune di Pontevedra celebrano portando sulle spalle il *Santiaguiño do Burgo* in corteo fino al fondo *A Santiña* dove, secondo la leggenda, l'Apostolo si sostò durante il suo pellegrinaggio per Galizia e benedisse i frutti del terreno, è una tradizione che perdura viva ancora oggi dopo tanti anni di storia grazie alle credenze popolari nonostante la modernità.
Narra la leggenda che quando il Santo predicava per queste terre del lerez la fame e la sete gli incalzavano e sopraffatto per la lunga camminata cercò riparo in una casa conosciuta oggi come *A Santiña*. I patroni gli diedero vitto e soggiorno da poter riprendere il pellegrinaggio e al mattino seguente una volta rifocillato, l'Apostolo riconoscente dalla amabile accoglienza benedisse la dimora e disse che da allora in poi questo appezzamento sarà quello che darebbe i primi frutti in autunno e addirittura sarebbero maturi il giorno del suo obito, così per queste date misteriosamente le uve sono pronte per la raccolta o per assaggiarle al contrario di quello che succede nei fondi vicini, ma alcuni storici opinano che l'origine di questa tradizione risale al medio evo e altri tanti affermano ha che vedere con la cristianizzazione d'un antico rito romano, di sicuro però il granoturco c'entra a posteriore.
Da allora i contadini del luogo vogliono mostrare la loro gratitudine il 24 luglio con questa processione e i fedeli ripercorrono il rione con la piccola immagine del Santo che si ferma nella casa in cui un membro dei proprietari colloca un grappolo d'uva e una pannocchia all'immagine, dopo l'omaggio i membri del corteggio assaporano le uve dando fede che l'Apostolo aveva benedetto i frutti, poi l'immagine ritorna alla chiesa questa volta, però appesantita dai miracoli del Santo e da dove uscirà ancora l'indomani per commemorare il giorno della Galizia.

domenica 22 giugno 2008

La nottata di San Gianni (Xoán)

Questa notte dal 23 al 24 giugno mette in manifesto che la Galizia sono due: quella vera che la viviamo ogni giorno e quella mistica, incantata e piena di leggende e usanze popolari in cui ogni masso, ruscello, stagno o foresta ha un suo racconto oralmente tramandato da secoli.
La vigilia di San Gianni è fuoco, in Galizia si ha l'usanza di accendere falò (gz.:Cachela, fogueiras, lumeiradas) ovunque situati all'aperto siano in appezzamenti, agli incroci di cammini ovvero in un alto sotto le stelle di questa notte magica, avvampati dalla materia vegetale raccolta i giorni precedenti dai giovanotti del luogo, ogni rione ha il suo, e una brigata di paesani senza distinzione d'età si radunano attorno le fiamme facendo un girotondo(gz.:roda,troula) spassando la notte danzando e abbuffandosi di sarde o babecue, ma anche li si devono saltar o scampare il fuoco un numero dispari di volte per lo più tre, rituale che ha molti significati ad esempio: le nubili devono saltarci accompagnate da cantici se vogliono trovare marito.
È anche terra e mare, alla spiaggia della Lanzada(PO) le donne infeconde(gz.:marondas) devono giacere accanto il suo marito la magica notte sul masso che è ai piedi dell'eremo di Nosa Señora da Area conosciuto come la culla(gz.:berce) della Santa e poi dopo aver consumato il rapporto sessuale lei deve scendere al mare e lasciare che nove onde accarezzino o sbattano il suo grembo, finora, infertile.
È anche acqua e flora, in Galizia l'acqua si usa al mattino di San Gianni per rituali purificatori del corpo ad esempio gli affetti di rogna devono recarsi presso l'eremo della Lanzada e rotolarsi nudi sul suolo bagnato dalla rugiada calata durante questa notte magica se vogliono guarire. Al mattino di San Gianni l'acqua delle fontane hanno anche dei poteri curativi, chiamata la *flor da agua* è quella attinta d'una fontana, cangiante dai primi raggi del sole appena spuntato, sino il malocchio si respinse con l'aqua della fonte di Bexán a Cambados. Le piante sono anche un'elemento nelle tradizioni di San Gianni che ha anche un rapporto con l'acqua, leggasi rugiada, in effetti ancora oggi è costume lavarsi la mattina di San Gianni con l'acqua decotta a base d'erbe e fiori che solitamente sfiorano col solstizio d'estate come il finocchio bastardo; malve o digitali(gz.:sanxoáns), raccolte durante la notte o le prime ore del mattino, per prottergersi dal malocchio e contro gli ammaliamenti.

sabato 24 maggio 2008

Rita Mancini Ferri “Santa Rita”,Vilagarciana d'adozione

Al villaggio di Roccaporena a 10Chm. da Cascia tra le montagne della provincia di Perugia nacque nel 1381 Rita Mancini Ferri che diventerà *Santa Rita* dopo essere una carina moglie, madre esemplare e sofferente vedova, figlia unica del matrimonio tra Antonio Mancini y Amada Ferri di avanzata età e essendo neonata, secondo la leggenda, un gruppo d'api bianche annidò nella sua bocca producendo il miele senza farle male alcuno circostanze queste che destano fin dagli inizi ammirazioni e allegrie tra i paesani. Durante la sua adolescenza Rita si dedica allo studio e alla pregaria volendo essere una religiosa, ma con l'opposizione dei suoi genitori gli anni trascorsero e lei a 16 anni fu costretta a sposare Paolo Mancini un rozzo e screanzato uomo che la bistrattava, però, Rita riuscí a domarlo con rassegnazione e bontà dandogli due gemelli che muorono dalla peste nera. Rita rimase sola dedicando i giorni alla carità e le orazioni che svegliarono la sua pretesa d'essere suora e dopo essere respinta tre volte finalmente fu ammessa al convento delle Agostiniane Santa Maria Magdalena di Cascia nel 1417 a 36 anni. Durante i 40 anni che ce ne passò, morì il 22 maggio 1457, succederono certi avvenimeti prodigiosi, svelati dallo storico Luigi Jacobilli, come la stigmatizzazione della sua fronte ovvero il germoglio di rose a inverno, e altri fatti che la portarono alla sua canonizzazione nel 1900 dal Papa Leone XIII.
Ma come arriva la devozione a Santa Rita a Vilagarcia, già vi aveva parlato del convento di clausura di Vista Alegre fondato dall'ordine religiosa delle Agostiniane e costruito sotto l'illustre Vilagarciano D. Femando de Andrade y Sotomayor nel 600, allora arcivescovo di Santiago. L'immagine di Santa Rita da Cascia si trova nel presbiterio della chiesa del convento dove tutti gli anni pellegrinano i devoti cercando la sua intercessione perché considerata la avvocato degli impossibili, l'immagine fu elargita da una religiosa che entrò nell'ordine conosciuta da madre santa rita, ma l'immagine che esce in processione fu comperato da una comunità di devoti alla fine del XIX secolo.
Fino a 1913 si faceva una novena in onore alla santa, ma un fatto fortuito magnificherà il suo culto, dunque il patrone del pazo davanti al convento D. Antolín García era sposato con Dña. Carmen Fernández figliola d'un ricco indiano che aveva miniere d'argento in Messico e amico intimo del presidente di quel paese José Victoriano Huerta Márquez. Il matrimonio invitò il giovane figlio del presidente a passare alcuni giorni presso di loro, ma prima di arrivare a Barcellona in transatlantico si ammalò gravemente e il matrimonio fa preghiere e raccomanda alla santa la sua guarigione.
In gratitudine Antolín García decise magnificare Santa Rita con solenne messe a spese sue e l'anno seguente quando il proprio Antolín guarì d'una cattiva infermità tramite la Santa, i Garcia-Fernández regalarono il convento un altare portatile in legno intagliata l'immagine e l'abito che porta la santa durante il corteo della sua sagra 22 maggio, festa dove non mancano le bancarelle di ciambelle.
Alla voce di *Santa Rita* i miei paesani replicano col detto: *Lo que se da no se quita* la cui origine viene dalla leggenda d'una ragazza poco aggraziata che si recò alla città di Cascia per chiedere la intercessione della santa per trovare un fidanzato, appena trovandolo al suo ritorno, però il maschietto la scacciò via prima delle nozze. La giovinetta ritornò di nuovo alla città della devota e la rimproverò col quel detto, ma questa volta la santa le fecce un nuovo favore rimanendo zitella.

venerdì 2 maggio 2008

È arrivata la primavera

Quello che l'etnografia chiama *Ciclo de Maio* è una serie di antici riti e ceremonie per lo più, nella nostra regione, tramandata dalla cultura d'origine Celta, ma per tutta l'europa si trovano le medesime costumi d'origine Greca o Romana festeggiate nelle date intorno al primo Maggio; Questi festeggiamenti celebrano l'avvento del buon tempo, così come da augurare una buona raccolta e da scongiurare le piaghe contro gli animali e i malefici contro la gente e i propri beni.
Oggi la tradizionale ricorrenza *Festa dos Maios* al comune di Vilagarcia che è ancora il festeggiamento del paese meglio conservato da lontani tempi si esalta con vari tipi di Maios: gli artistici decorazioni di tematica diversa, le croci, le barche, le casse sono d'ornato semplice fatte dai ragazzini, le capannuccie (gz.:palleiros) o i Maios conici sono i più vistosi il cui scheletro è formato da canne ricoperto da rami di finocchio e di fiori della stagione generalmente sovrastato da una croce o corona, ma soprattutto la manifestazione più seguita è che dappertutto e su qualsiasi cosa che vogliamo vada avanti o tira a campare gli si appendono un mazzo di ginestra :sulla porta d'ingresso delle case,negli orti, nelle vetture e moto, ecc.


La benedizione dei campi si faceva con l'acquasanta rimasta della settimana di passione e con un ramo d'alloro o d'olivo al tempo che si recitava una preghiera.
Ancora su alcuni fondi e orti della comarca si fanno piccoli roghi accompagnato d'una orazione perché la semenza attecchisce.
La farsa dei buoi era una scenetta che purtroppo è stata dimessa in cui un gruppetto di fanciulli percorrevano il paese prendendosi a cornate con la gente tentando di sollevare le gonne delle zitelle.


Festa dos Maios a Vilagarcia 01/Maggio/2008

venerdì 4 aprile 2008

Matematica sacra

Applicandosi la formula matematica di Karl Friederich Gauss quest'anno, quindi, non si è celebrata la ricorrenza d'inverno in onore a *San Beito* perchè il 21 Marzo fa coincidenza col venerdì santo e liturgicamente non si può fare messa, questo accade ogni 95 anni e l'ultimo fallimento della festività fu nel 1913, cioè ogni generazione le tocca; La celebrazione della Pasqua, la crocefissione e resurrezione di Gesù, fu stabilita durante il Concilio di Nicea nel 325 d.c, la domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera per non farla coincidere con la Pasqua Ebraica che le chiese orientali di Siria, Cilicia e Mesopotamia determinavano a partire dal calendario ebraico, mentre Alessandria e Roma invece seguivano un calcolo differente, attribuito a papa Sotero.
Ma il martedì dopo pasqua, i fedeli hanno raggiunto la chiesa di Santa Cristina nella parrocchia di Cobas nel comune di Meaño per onorare *San Beito de Palermo*, equivale al Benito degli spagnoli e al Benedito o Bento dei portoghesi, santo nero avvocato delle anime del purgatorio, guaritore dei mali della pelle e della mente. Nel tempio si conserva una statua di San Beito della seconda metà del secolo XVII. La statua di legno è coperta da un mantello di stoffa, ha un crocifisso nella destra e regge un teschio sul palmo della sinistra, da cui pendono alcuni nastri usati per appendere ed esibire le banconote offerte dai devoti.
Matematicamente i lunedì di pasqua si celebra tutti gli anni al *Monasterio da Armenteira* nel comune di Meis la sagra in onore alla *Virxe das Cabezas*, una santa specialista in guarire emicranie, mal di testa e tutte le malattie di questa parte del corpo, anzi fa miracoli con gli esami. I devoti arrivano da tutto O salnés portando in mano *os exvotos* in forma di testa per ringraziare la santa e participando alle messe agni ora durate tutto il giorno.

Un'altra *Romería* è avvenuta la domenica dopo pasqua nella parrocchia di *Paradela* del comune di Meis dove si fa una oblazione a *San Gregorio* con un gigante *Bolo*, questa volta la dolce offerta è stata composta da oltre 6 mila uova dentro di 40chili di massa e poi di ascoltare la messa è stato elargito tra i pellegrini giunti dai borghi vicini.

mercoledì 6 febbraio 2008

Dov'è la guarigione?

Tra le tante credenze che c'è in Galizia, oggi vi racconto *O enganillo*:
Per quelli bimbi che non magiavano e neanche giocavano, cioè avevano con loro *O enganillo*, c'era un rimedio per buttarlo fuori, dunque si radunavano tre Maruxas e gli portavano ad un cespuglio di rovi (gz.:Silveira) che avesse un buco tra essi, poi una Maruxa passava il bimbo per il buco e diceva a quella che era dell'altro lato "Maruxa prendi!" e quella le chiedeva "Cosa mi porti?"
"O enganillo per la grazia della madonna Maria" rispondeva la prima. Poi riportavano il bimbo sopra i rovi, ripetendo lo stesso dialogo, e così tre volte.
Ma oggigiorno chi in Galizia passa fame, se questa terra è piena di sagre gastronomiche?:

La domenica prima del mercoledì delle Ceneri c'è una tradizione alla parrocchia *Santa Comba de Cordeiro* nel comune di Valga di fare *Il corteo degli zamponi (gz.:A procesion dos lacons)* nella *Festa della Candelaria*, cioè i Santi in corteo sono accompagnati dalle donne del borgo che portano sulle loro teste dei canestroni riempiti di zamponi e anche dagli zampognari percorrendo insieme, a marcia lenta durante tre ore, tutto il municipio dalla capella di Vilar fino alla chiesa parrochiale di Cordeiro in cui, una volta battezzati i canestroni, sono messi in asta.

Anche la scorsa domenica nel rione di Sar a Santiago è stata festeggiata la sagra in onore a San Blas (it.:San Biagio), come al solito, sotto un'abbondante pioggia che non ha impedito d'allestire le bancarelle con le ciambelline neanche ai devoti di portare alla *Collegiata di Sar* dei panini da esserne battezzati ovvero avvicinarsi per recivirne da parte del parroco, che durante tutto il giorno ha consegnato più di 2 mila panini.
San Blas gli attribuiscono le guarigioni miracolose del male di gola e perciò è il patrone dei laringologhi, quindi se in questo inverno ventoso abbiate dimenticato d'indossare la sciarpa, allora mangiate il sacro panino di San Blas.

martedì 22 gennaio 2008

Una devota asta...


La settimana scorsa, il 19 gennaio appunto, è stato celebrato la sagra in onore di Sant'Antonio abate patrono dei macellai, dei panierai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale.
Tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
Però nella parrocchia A modia del comune di Cambados si festeggia d'un altro modo a quello consueto, quì i fedeli elargiscono degli animali vivi e dei prodotti alimentari come galli, galline, paperi, conigli, vino, cuccioli di cane, e gli zampini di maiale e dopo di esserne benedetti sono messi in asta per così pagare le spese della festa, compreso la banda degli zampognari, i fuocchi d'artifici, ecc; Anzi qualcuno approffita l'occazione da rilanciare di più per gli zampini perché sono l'ingrediente essenziale oltre le patate lesse con la pelle(gz.:Cachelos) e chorizo, della *Laconada (Lacon con grelos)* piatto tipico galiziano assaggiato sopratutto a Carnavale; Il *Lacon con grelos* è tra lo Zampone di Modena e il Cotechino con le verze.