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martedì 30 settembre 2008

Il conservificio che cambiò tante cose...

Conservifici lungo la costa di Vilanova de Arousa
Come succede con tanti inventi, la nascita della conserva era connessa agli interessi commerciali quanto all'industria della guerra. Ai primi del XIX secolo gli stati si trovavano nella neccessità di migliorare la conservazione del cibo tanto per i larghi viaggi transoceanici quanto le spedizioni militari, difatti Napoleone indesse in 1804 un concorso d'idee con lo scopo di trovarci un sistema che mantenesse i cibi tenere a lungo, fu allora che il francese Nicolas Appert ideò la formula di lessare il cibo al bagnomaria per poi serbarlo in baratttoli di cristallo chiusi ermeticamente, scoperto il metodo si cominciò quindi ad allestire le prime industrie conserviere nel mundo, appunto, a Nantes nella Bretagna.
Prima di questo i prodotti del mare venivano conservati mediante antici e lenti metodi come l'essiccamento al sole, l'affumicatura o la salatura(gz.:salgadura) tecnica questa utilizzata intensamente nella comarca d'O Salnés, la conserva però permetteva produrre di più e in breve tempo.
A metà dell'ottocento il catalano Juan Goday Gual discendente di quelli catalani chiamati *os fomentadores* che erano imprenditori che attraversavano la penisola due volte all'anno per mercanteggiare, crearono la figura dell'incaricato e introdussero anche il salario nella Galizia , arriva all' A Illa de Arousa e cominciò a lavorare nella salatura di sardine, ma dopo un viaggio in Francia scoprì la tecnologia della conserva e si porta con sè operai specializzati francesi con cui allestì in 1879 il primo conservificio della Galizia e nel 1881 fu vsitata dal Re Alfonso XII dichiarandolo fornitore della Casa Reale, anche se a Redondela ne esisteva gli storici affermano che era una ditta artigiale di scarsa produttività, questo avvento avviò un cammino trasformatore della fisionomia urbana, paesaggistica, economica e sociale dell'orlo atlantico della Galizia. Insomma le fabbriche conserviere e tutto il suo indotto: i depuratori, le fabbriche di lattine, ecc. cominciarono a piazzarsi lungo la costa, accanto il mare per lo più sugli antici stabilimenti di salatura e introdussero un gran cambiamento sul mercato lavorativo della galizia come grandi datori di lavoro alle donne.
Per saperne di più mi raccomando far visita ai musei: Museo Massó a Bueu ovvero il Museo della associazione ANFACO a Vigo.

venerdì 2 maggio 2008

È arrivata la primavera

Quello che l'etnografia chiama *Ciclo de Maio* è una serie di antici riti e ceremonie per lo più, nella nostra regione, tramandata dalla cultura d'origine Celta, ma per tutta l'europa si trovano le medesime costumi d'origine Greca o Romana festeggiate nelle date intorno al primo Maggio; Questi festeggiamenti celebrano l'avvento del buon tempo, così come da augurare una buona raccolta e da scongiurare le piaghe contro gli animali e i malefici contro la gente e i propri beni.
Oggi la tradizionale ricorrenza *Festa dos Maios* al comune di Vilagarcia che è ancora il festeggiamento del paese meglio conservato da lontani tempi si esalta con vari tipi di Maios: gli artistici decorazioni di tematica diversa, le croci, le barche, le casse sono d'ornato semplice fatte dai ragazzini, le capannuccie (gz.:palleiros) o i Maios conici sono i più vistosi il cui scheletro è formato da canne ricoperto da rami di finocchio e di fiori della stagione generalmente sovrastato da una croce o corona, ma soprattutto la manifestazione più seguita è che dappertutto e su qualsiasi cosa che vogliamo vada avanti o tira a campare gli si appendono un mazzo di ginestra :sulla porta d'ingresso delle case,negli orti, nelle vetture e moto, ecc.


La benedizione dei campi si faceva con l'acquasanta rimasta della settimana di passione e con un ramo d'alloro o d'olivo al tempo che si recitava una preghiera.
Ancora su alcuni fondi e orti della comarca si fanno piccoli roghi accompagnato d'una orazione perché la semenza attecchisce.
La farsa dei buoi era una scenetta che purtroppo è stata dimessa in cui un gruppetto di fanciulli percorrevano il paese prendendosi a cornate con la gente tentando di sollevare le gonne delle zitelle.


Festa dos Maios a Vilagarcia 01/Maggio/2008

giovedì 24 aprile 2008

Alberi singolari

Sono ormai 7 gli alberi della comarca che sono stati inclusi nel *Catálogo Galego de Árbores Senlleiras (it:singolare,da seguire)* avviato dalla Consellería de Medio Ambiente della Xunta nato un anno fa con l'obbiettivo di provvedere delle misure protettive verso quegli alberi che meritino essere conservati non solo per il loro valore scientifico, estetico, monumentale o ornamentale, anzi in molti raccontano, come testimoni muti, della storia o degli avvenimenti dei paesi dove sono piantati.
Nell catalogo figurano ben più di cento alberi e una ventina di alberature da conservare e alcuni esemplare da restaurare o curare, non solo dagli avvisi dei tecnici ambientali altri si incorporano alla lista tramite riferimenti da particolari, enti municipali o associazioni, ma secondo questa normativa varata della Xunta anche gli spazi nei dintorni che albergano gli alberi possono esserne sottoposti s'è neccessario a protezione o sorveglianza, cioè, perchè alcuni si trovano entro recinti privati la norma vuole che qualsiasi azione o progetto che gli può affettare dev'essere approvata dall'ente, e naturalmente è vietato la tagliata.
La maggioranza degli alberi catalogati della comarca si trovano nel mio comune:

Una magnolia presso il giardino del *Pazo de Rubiáns*nel comune di Vilagarcia è un paradiso per gli amanti della botanica in cui ci sono più d'una centinaia di specie diverse attecchiti già dal 1764, riassettato nel 1850 allo stile francese con delle Camelie arrivate dal Potogallo fatto che dà via a una parte della storia natura delle *Rias Baixas*, ma nel giardino si può trovare giganti eucalipti azurri che possono raggiungere 12metri la bracciata.

Il giardino di Artime situato di fronte al giardino della spiaggia Compostela nel comune di Vilagarcia, stavano uniti prima d'esserne spaccati dalla strada verso Santiago. Qui attecchisce un tassodio o cipresso calvo che risale al 1794 circa quando esisteva una fabbrica di conciatura e cuoietteria considerata culla dell'industria di Vilagarcia che adesso è incentrata sulle attività del mare.


Ma anche alberi da frutto sono stati catalogati come questo Fico (gz.:Figueira) che cresce sulla vetta del monte Siradella nel comune di O Grove che è stato inserito nella lista non solo perché continua a dare fichi rossi come il sangue d'un giustiziato, ma per simboleggiare il carattere agguerrito, la tradizione e la storia del paese: fu proprio qui dove, secondo la leggenda, ebbe impiccato dal popolo unito O Meco tiranno signore feudale del luogo che faceva uso del diritto di cogliere le primizie delle spose dei propri vassalli, popolo che rispose ¡Matámolo todos! alla domada della giustizia: ¿Quén matou ao Meco?

venerdì 4 aprile 2008

Matematica sacra

Applicandosi la formula matematica di Karl Friederich Gauss quest'anno, quindi, non si è celebrata la ricorrenza d'inverno in onore a *San Beito* perchè il 21 Marzo fa coincidenza col venerdì santo e liturgicamente non si può fare messa, questo accade ogni 95 anni e l'ultimo fallimento della festività fu nel 1913, cioè ogni generazione le tocca; La celebrazione della Pasqua, la crocefissione e resurrezione di Gesù, fu stabilita durante il Concilio di Nicea nel 325 d.c, la domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera per non farla coincidere con la Pasqua Ebraica che le chiese orientali di Siria, Cilicia e Mesopotamia determinavano a partire dal calendario ebraico, mentre Alessandria e Roma invece seguivano un calcolo differente, attribuito a papa Sotero.
Ma il martedì dopo pasqua, i fedeli hanno raggiunto la chiesa di Santa Cristina nella parrocchia di Cobas nel comune di Meaño per onorare *San Beito de Palermo*, equivale al Benito degli spagnoli e al Benedito o Bento dei portoghesi, santo nero avvocato delle anime del purgatorio, guaritore dei mali della pelle e della mente. Nel tempio si conserva una statua di San Beito della seconda metà del secolo XVII. La statua di legno è coperta da un mantello di stoffa, ha un crocifisso nella destra e regge un teschio sul palmo della sinistra, da cui pendono alcuni nastri usati per appendere ed esibire le banconote offerte dai devoti.
Matematicamente i lunedì di pasqua si celebra tutti gli anni al *Monasterio da Armenteira* nel comune di Meis la sagra in onore alla *Virxe das Cabezas*, una santa specialista in guarire emicranie, mal di testa e tutte le malattie di questa parte del corpo, anzi fa miracoli con gli esami. I devoti arrivano da tutto O salnés portando in mano *os exvotos* in forma di testa per ringraziare la santa e participando alle messe agni ora durate tutto il giorno.

Un'altra *Romería* è avvenuta la domenica dopo pasqua nella parrocchia di *Paradela* del comune di Meis dove si fa una oblazione a *San Gregorio* con un gigante *Bolo*, questa volta la dolce offerta è stata composta da oltre 6 mila uova dentro di 40chili di massa e poi di ascoltare la messa è stato elargito tra i pellegrini giunti dai borghi vicini.

giovedì 28 febbraio 2008

Pieghevole (leaflet) II: Cambados

Nel medioevo Cambados fu il primo luogo a difesa della Ria dagli attacchi continui perpetrati dai vichinghi e rimanendo tra noi come testimonio sull'isolotto delle Figueiras è La torreta di San Sadurniño, perciò il villaggio ricevette nel 1170 il titolo di * Moi Leal Vila* dal Re Fernando II, la troviamo in mezzo se facciamo una passegiata dal mullino a marea *Da seca* lungo la costa sino alla marimma di Castrelo.
A Cambados nacque il geniale poeta Ramón Cabanillas, simbolo della letteratura galiziana del XX secolo. La enogastronomia attorno Cambados è molta apprezzata, dalle prelibatezze marinaresche fino al vino albariño che viene esaltato, entro agosto, alla sua festa dichiarata di interesse turistico nazionale; L'Albariño considerato uno dei migliori bianchi di europa è stato introdotto nella comarca nel XII secolo mediante vitigni portati dalla regione tedesca di Renania.
Tra altre feste e sagre che si celebrano a Cambados sono: Il corteo marittimo della madonna Carmen; Il pellegrinaggio a San Bieito di Ferfiñas (entro luglio); La sagra alla Virxe da Pastora.
Del XVII secolo c'é numerosi *Pazos* come la Casa dos Faxardos: Santo Tomé do mar; Il Parador Nacional de Turismo do Albariño; Il Pazo d'Ulloa del XV, o Il Ospidale reale del XVI.

lunedì 18 febbraio 2008

Sale, Salina, O Salnés, Giacimento Salifero...

Tra gli studi ambientali che sta per realizzare la Direzione Generale di Coste (organo statale dipendente dal Ministero d'Ambiente) in Galizia si trova quegli sulla pista pedonale e ciclabile lungo la costa tra Bamio e Vilaxoán, due parrocchie confine del Comune di Vilagarcia, il tratto tra Bamio e Carril sará completamente nuovo, mentre tra quest'ultima parrocchia e Vilaxoàn mancano due tratti da progettare; Questo progetto è dentro d'un altro megaprogetto che vuole unire mediante un sendiero costiero di circa 100Chm. la foce dell'Umia a Pontecesures e O grove ideato molt'anni fa, ma che il suo sviluppo è soggeto all'accettazioni d'ognuno dei comuni per dove dovrá scorre, il cui grado d'adempimento è ancora scarso tranne il recente innaugurato tratto fluviale tra Catoira e Pontecesures ed altri piccoli tratti senza alcuna continuità, forse nel futuro il tratto Bamio-Catoira sarà realizzato sul binario dimesso della linea ferroviaria Carril-Santiago giàcché l'AVE non l'approfittará.
La riluttanza da parte della DGC su questo progetto non è vana perché vuole, oltre a vegliare l'ecosistema costiero, catalogare tutto quello che gli capita senza lasciare un brutto impatto ambientale irreversibile contro per esempio sulla salina all'insenatura di O rial un gran tesoro storico poco conosciuto, ma che identifica O Salnés all'antica estrazione della sale sul bacino arosano, difatto non è ancora catalogata dalla Direzione Xeral di Patrimonio Culturale della Xunta, ma sì c'è un elaborato dossier fatto dal Museo del Mare di Vigo previo alla costruzione d'una vicina rotatoria che dà accesso alla VRG-4.3.
Di questo giacimento salifero sono ancora visibili, a bassa marea, la diga e i muri dell'impianto che ritengono un buon stato tale di svilupparsi un progetto di ricupero simile a quello della marimma e salina dell'Ulló a Vilaboa, dove la DGC ha stanziato €1.4milloni, o le saline della foce del Lagares a Vigo che sono i due impianti di quell'epoca che rimangono ancora in Galizia, purtroppo la smania urbanistica e gl'anni hanno nascosto l'eventuale rampa e la salaia a O rial; Queste strutture risalgono al XVI o XVII secolo quando le antiche saline medievali furono riassettate, forse sopra altre precedenti, perché la produzione di sale nella comarca data dell'epoca dell'impero romano, i primi riferimenti alla presenza di questa attività ci riferisce l'archivio parrocchiale di *San Martiño di Dumio* vescovo svevo che nel VI secolo sistemò il regno svevo di Galizia a parrocchie oppure le croniche del benedettino *San Cibrán di Càlago* la cui diocesi controllava diverse impianti del genere nella comarca.
Insomma l'estrazione del sale in Galizia era fondamentale ed aveva un intimo rapporto con le ricorse ettiche del paese, soprattutto quando il commercio tra Aveiro, Portogallo o le regioni più meridionali in certi momenti era interrotto.

sabato 16 febbraio 2008

La guerra dei vessilli

Stemma di Meaño
Mentre sono in molti i comuni Spagnoli immersi nei grattacapi sulla obbligatorietà di appendere o non le bandiere ai pali, ch'è doveroso secondo le leggi, in Galizia invece siamo alle prese con un'altra febbre di bandiere, quella di adeguare le insegne comunali alle nueve norme araldiche e in altri casi inventarne, secondo le prassi dettate dalla Commissione d'araldica della Xunta con cui renderle ufficiali.
Già vi ho raccontato delle insegne dell'Isola di Arousa su un altro post, ma nell'attualità ci sono soltanto 46 comuni galiziani che (ricordate che Galizia è la regione con il maggior numero di comuni: 315) hanno l'insegne ufficiali raificate dal consiglio autonomico e oltre 26 comuni sono in trattative.
La provincia di Pontevedra invece pare di non soffrire questa febbre perché solo 7 comuni sono già immuni a queste modificazioni, ma sulla lista di attesa ce ne sono grandi comuni come Vilagarcia, O grove, Ribeira o Tui, e anche spunta il fatto che le grandi città come Santiago, Vigo o Ferrol non hanno ancora ufficializzato le loro bandiere comunali da appendere sul loggiato del municipio.
L'11 di questo mese il comune di Meaño ha approvato, a maggioranza semplice secondo marca la legge, le nueve insegne comunali: Stemma e Bandiera.
Lo Stemma ha, in centro su uno sfondo bianco, un pino germogliato da 10 pigne che rappresenta secondo la leggenda l'albero che i marinai badavano quando lavoravano sulla Ria, affiancato da due mazzi di tralci e pampini di vite per indicare che Meaño è terra di viticoltori di vino Albariño ed eccellenti cantine ,e in basso ha dell'onde per accennare che c'è anche una piccola costa, il tutto è incoronato come tutti i blasoni del regno di spagna.
La bandiera invece è bicolore col pino in centro accorda secondo le norme allo stemma

giovedì 14 febbraio 2008

Piñeiro: L'uomo uccello

Il sogno di volare come gli uccelli sulle Rias, sulle montagne e valli di Galizia si avverò per un galiziano il 14 aprile 1913.
*José Piñeiro Gonzalez* nacque il 15 dicembre 1878 a Seixo parrocchia di Mugardos a Ferrol, fin dall'inizio era un bambino inquieto ed avventuroso, perciò dopo aver fallito negli studi si ingaggiò nel esercito per andarsene alla guerra di Cuba nel 1895, ma dimesse il fronte e si recò a Luarca dove il suo padre era ufficiale di marina alla base navale ove lavorerà anche lui, qui conobbe la sua sposa ventunenne Migoya Carbi figlia d'un ricco indiano di Cuba e ambedue decisero di abitare a Sanxenxo, ebbero quattro figli.
A Sanxenxo, Piñeiro allestì una fabbrica di bibite gassate e pronto diventa un personaggio conosciuto da carattere affabile ed estroverso, amante di tutto tipo di macchine che le spinse a comperare una delle prime vetture della comarca con cui un giorno si spostò alle feste di Pontevedra per vedere un'esibizione aerea, da quel fatto rimase incantato nel vedere l'evoluzioni dell'aviatore francese Garnier, forse quello fosse il vero destino della sua folle vita.
Subito Piñeiro guarirebbe la sua ossessione, vendette la fabbrica, e si traslocò da solo a Pont Long (Pau) Francia alla scuola più vicina da ottenere la patente di pilota *Brevet*, spese 30mila pesetas sul corso più l'acquisto d'un aereo *Blériot XI* con un motore *gnome* di 50cv e un'autonomia di 3 ore, simile a quello che vide un anno prima guidare a Garnier.
L'aereo targato *Sanxenxo* già ce l'aveva, ma ci volle una pista d'atterraggio che preparò nell'istmo di Baltar tra Sanxenxo e Portonovo davanti alla spiaggia *La Lanzada*.

Il suo primo volo radunò di circa 3 mila entusiaste persone giunte da diversi luoghi, la notizia di questa impresa destò la curiosità di vederlo solcare i cieli, quindi Piñeiro preparò un raid che lo portò a guardare da 1500m Vilagarcia, O grove, Pontevedra, Marín e Vigo lasciando cadere volantini di saluti; ma il suo primo volo ufficiale fu il 7 Maggio 1913 a Ferrol al varo della nave militare *Alfonso XIII*, che insieme al pilota francese *Poumet* realizzò tanto rischiose evoluzioni che finì spezzando l'ali del suo Blériot, questo incidente che lo vide anche il tredicenne *Francisco Iglesias Brage* sollevò in tutta Galizia e nei *Centri Galiziani* d'America un'immensa solidarietà mai vista affinché Piñeiro ottenesse i ricambi neccesari da ripare l'aereo.

Il corraggio e l'ansia di Piñeiro d'essere il migliore pilota con il gravame d'avere un'aereo già antico e di scarsa competitività, lo spinse a vincere gare del genere e fare esibizioni perfino a Tucumán invitato dai Centri Galiziani; Col suo povero Blériot Piñeiro diventò un bravo pilota d'acrobazie aeree molto riconosciuto in Argentina e Cuba , la sua specilità era fare il *Looping the Loup*ovvero *Il balzo della morte* che consisteva in fare un fiocco nell'aria, cioè portare l'aereo su e ritonare bocconi.

Statua di Piñeiro a Sanxenxo

Il primo pilota acrobatico spagnolo fu seppellito a Santiago il 3 Febbraio 1927 dimesso e trascurato dagli intimi amici e politici, invece che gli altri due eroi Ferrolani che amarono l'aeronautica grazie a Piñeiro che innescò in loro il sogno di pellegrinare i firmamenti: *Francisco Iglesias Brage* che insieme al suo *Jesús del gran poder* fece la prodezza di ripercorrere l'Ande e l'Amazzonia e *Ramón Franco* che fece a bordo dell'idroaerogiro *PlusUltra* i voli Palos de Moguer-Buenos Aires e Madrid-Manila.

venerdì 1 febbraio 2008

L'era del fuoco

Nell'Agosto 2006 il bacino arousano diventò proprio l'inferno durante ben una settimana a causa dai roghi divampati nei monti che coprirono la ria d'una folta nuvola nera e calda, non c'era già estate, per fortuna quelli incendi boschivi non raggiunsero le aree abitate grazie ad una virata dei comandi: Lasciate i monti non c'è nulla da fare, Salvate le case, i cittadini!; Queste ordini furono obbedite da tutti i professionisti impegniati nell'estinzione del fuoco con l'aiuto di ben 6 aeroplani dell'Ala 43 dello esercito spagnolo e un canadair della protezione civile italiana (Complimenti!), ma purtroppo questo non bastava, nell'inverno dello stesso anno quando arrivarono le prime tempestà i monti brusciati già non erano in grado d'arginare l'acqua piovana e lo straripamiento del fiume O Con che nasce proprio nella vetta del monte Xiabre che sovrasta il mio paese, erode il terreno e tinse la città di nero acquarello in mezz'ora ad un ritmo di 250 lt/m2, quello era venezia però con le vetture a gondole.
Quest'inverno, però dopo di aver lasciato un buon tempo che la foresta si accomadasse alla sua nuova habitat si è cominciato la tagliata degli alberi che non hanno sopravvissuti a quel malore, oggi andarci è smarrirti senza nessun pino o eucalipto a referimento quello è diventato una gran radura rampante ove il vento gioca senza nessun impiccio.

Primo l'erosione e poi la tagliata hanno lasciato all'aperto lastre o sassi dove gli antici abitanti e cacciatori dell'era del ferro, non del fuoco, dipingevano le mappe del loro mondo, le loro tattiche di caccia o semplicemente spassavano il tempo; Questo luogo, forse sacro allora, è chiamato A Laxe dos Bolos che appartiene al borgo di Saiar della comarca Ulla-Umia, ma è accanto al mio comune [42º37.581N 08º42.760W, 356metri]
Oggi, per caso questa radura è diventata uno dei maggiori campi d'arte rupestre all'aperto di Galizia insieme ad altre come: I petroglifi di As Canles a Campolameiro(PO) ovvero I petroglifi di Laxe das Rodas a Cotobade(PO) che insieme ad altri 26 campi del genere sono catalogati nella nostra provincia.

Petroglifi Os Ballotes a Bamio, comune di Vilagarcia
Allora il percorso turistico-artistico nel comune su questa civiltà che ha impostato l'arte che oggigiorno conosciamo deve proprio partire dalle falde del monte Xiabre a Bamio dove si trovano i Petroglifi Os Ballotes, poi salendolo e ammirando il paesaggio meraviglioso della ria raggiungiremo i nuovi giacimenti rupestri.

mercoledì 30 gennaio 2008

Un'isola che c'è...

C'era una volta una famiglia di contadini del Grove che aveva un asino che gli stava molto a cuore dopo tanti anni a casa facendo i lavori di arato, ma un giorno la vecchiaia dell'asino spiccò in forma di malanni e d'infezioni alla pelle.
La famiglia si recò dal veterinario che dopo aver diagnosticato le malattie e l'origine delle piaghe disse che non era in grado di guarire quel animaletto e raccomandava di esserne sacrificato, il padrone però rifiutò di ammazzare l'asino e dicise di portarlo all'isola della Toxa e lasciarlo lì che allora era spopolata e rigogliosa di natura e d'erbe che l'asino mangiava tutti i giorni; Così giorno dopo giorno il padrone dopo aver guadato la bassa marea lo vedeva che guariva e quello gli sembrava miracoloso e non voleva riferirne a nessuno, anzi il padrone cercava di capire quel mistero e dicise d'osservare cosa faceva l'asino.
Dunque l'asino dopo aver mangiato si sciacquava in una sorgente lì vicina.
Alla fine l'asino guarì e il padrone lo portò di nuovo al paese dove la gente stupita da quel miracolo tentò provarci con il loro bestiame riusciendone.

Oggi l'Isola della Toxa è lo stabilimento talassoterapico più famoso ove c'è un hotel che dà ai loro clienti un benessere magico come quello, forse sia anche per questo che purtroppo l'isola non forma parte del Parco Naturale dell'Isole Atlantiche che fa sì l'Isola di Cortegada dopo di essere espropriata due anni fa evitando così l'annidamento del cemento.
L'Isola di Cortegada si trova nella foce del fiume Ulla di fronte a Carril, ha un perimetro di 3Ch. circa e il suo rilievo più alto è di 40m, oggi la si può visitare soltanto con delle gite guidate perché oltre ad essere un parco tutelato ha inoltre all'interno il bosco di allori più grande d'europa insieme a eucalipti, pini e anche banani ed è per questo che va considerato un giardino botanico virgine, ma quest'isola ha anche la sua storia perché fino al XIX fu abitata...

martedì 22 gennaio 2008

Una devota asta...


La settimana scorsa, il 19 gennaio appunto, è stato celebrato la sagra in onore di Sant'Antonio abate patrono dei macellai, dei panierai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale.
Tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
Però nella parrocchia A modia del comune di Cambados si festeggia d'un altro modo a quello consueto, quì i fedeli elargiscono degli animali vivi e dei prodotti alimentari come galli, galline, paperi, conigli, vino, cuccioli di cane, e gli zampini di maiale e dopo di esserne benedetti sono messi in asta per così pagare le spese della festa, compreso la banda degli zampognari, i fuocchi d'artifici, ecc; Anzi qualcuno approffita l'occazione da rilanciare di più per gli zampini perché sono l'ingrediente essenziale oltre le patate lesse con la pelle(gz.:Cachelos) e chorizo, della *Laconada (Lacon con grelos)* piatto tipico galiziano assaggiato sopratutto a Carnavale; Il *Lacon con grelos* è tra lo Zampone di Modena e il Cotechino con le verze.

domenica 20 gennaio 2008

Il Ponte degli Albert@

Il comune di Ribadumia ha una parrochia chiamata Ponte Arnelas dove c'è un antico ponte romano ancora oggi transitabile che gli abitanti del borgo lo chiamano *Ponte dei padrini* ovvero *Il ponte degli Albert@* che valica il fiume Umia ed accanto a lui tutti i 29 giulio si celebra la sagra religiosa a Santa Marta, ma perchè questo nome, forse venga da riti o credenze pagane quasi tutte riferenti alla fertilità femmenile, vediamo:

Il battesimo
Quando una donna, ovviamente sposata, voleva avere un figlio andava lì con i suoi portando con sè un cestino con del cibo da cenare, si fermavano al capoponte e ci attendevano a che arrivasse qualcuno per fare il sciaquaiolo; Quello poverino uomo appena capitato doveva battezzare la moglie versandole l'acqua sul capo, la pancia e anche un po' sulla scollatura. Poi cenavano tutti insieme compreso il poverino, ma ancora non basta, perché quando nascesse il rampollo doveva chiamarsi Alberto o Alberta e il poverino ancora una volta doveva fare il padrino al battesimo del neonato.

Il Padrino
Anticamente sul ponte aveva una croce(gz.:cruceiro); I familiari della moglie che voleva avere figli custodivano i capiponte perché quei l'attraversase doveva essere partecipe del festeggiamento.
Il padrino già scelto ci arrivava da solo, prendeva una conchiglia con acqua e bagnava il petto della moglie che guardava la croce lassù e dicendo *il signore protegga la vostra famiglia*, poi mangiavano tutti quanti dovendo la moglie procurare di non lasciare alibi alcuno della scorpacciata con l'aiuto del fiume. Palesemente questi riti non si fanno mai, perché c'era molta furberia e anche fame, per lo più venivano centinaia di *invitati*

Il Battesimo prenatale
Per quelle donne che avevano avuto un aborto si faceva un'altro rito: Ancora una volta di più si custodiva il ponte a mezzanotte d'un giorno prima di partorire, allora il primo che, come al solito, varcasse il ponte sarebbe stato il padrino di Alberto o Berta.

P.S.: Non è molto difficile neanche bisogna guardare il censimento del comune per sapere qual c'è il nome più comune.

venerdì 18 gennaio 2008

Un'Isola incantatrice..

Se quest'estate andaste alla penisola di *O Grove* per crogiolarvi al sole sulla famosa spiaggia di questo comune salnese *La Lanzada*, forse se il tempo vi permette, vedrete di fronte l'Isola di Ons.
Un luogo pieno di misteri, come raccoglie queste due leggende di Alvaro das Casas nel 1934 che sono tradotte e un pò favoleggiate da me dal libro *Lendas Gallegas*.

Il mito del ragazzo e la biscia

C'era una volta un fanciullo in quest'isola che tutti i giorni andava alle colle col suo bestiame.
Una sera si sedette su un sasso per fare una sosta e mangiare un panino, quando all'improvviso vide una serpe strisciandosi vicino a lui, ma invece di spaventarsi le diede un pezzo di pane.
Allora fecero amicizia dopo di che tutti i giorni mangiavano il panino insieme alla stessa ora, il ragazzo giocava sempre con la biscia dopo pranzo e si accuciava accanto.
Il fanciullo un giorno dovette fare il servizio militare e se ne andò, ma quando ritornò a casa per primo corse verso le colle per poter ritrovare la piccola biscia, guardò, frugò tra i sassi e alla fine fischiò come faceva prima, dopo un trato, vide una biscia lunga lunga e man mano che si avvicinava diventava più grossa, il ragazzo questa volta sì prese paura.
La gigante serpe non lo conobbe, ma si aggrappa a lui e lo strinse forte forte che lo ammazzò.
Ma la biscia si accorse che era lui, il suo amico, e afflitta di ciò che aveva appena commeso si buttò giù al mare e morì affogata.

Il tesoro dell'Isola di Ons

C'era una volta un vecchio che raccontò la storia d'un marinaio arosano che allorchè faceva il soldato in Africa sentì raccontare d'un moro.
Insomma il moro raccontò il marinaio, sempre a bassa voce, che c'era una grotta nell'isola dove aveva una sorgente di chiocciole d'oro; Una volta ritornato a casa, il marinaio approfittò una mattina per avvicinarsi all'isola per cercare il segreto, trovandolo nello stesso luogo dove il moro gli aveva detto.
Poi si recò alla penisola per affittare un gozzo ben corredato e quando si fece buio ritornò al luogo segreto per ricavarne tutte le chiocciole che c'erano, bracciate e bracciate di chiocciole d'oro riempirono la barca e l'uomo diventò miliardario.

martedì 8 gennaio 2008

Or sono bisogna schierarsi...

Fig. Stemma comune L'isola di Arousa

Il giovedì 4 di gennaio 2008 in un'assemblea straordinaria indetta dal consiglio municipale del comune dell'Isola di Arosa(gz.:Illa de arousa), paese che pertenece alla comarca del Salnés, è stata approvata con i voti della maggioranza socialista l'adozione degli emblemi comunali: Stemma e Bandiera.

Lo stemma di questo neocomune galiziano, prima formava parte del comune di Vilanova, ma questa è un'altra storia, incastra i simboli rappresentativi dell'isola: come il faro che possiede sul suo rilievo più alto, il ponte con cui si unisce al continente, il mare che lo abbraccia, e le conchiglie di cappasanta (gz.:Vieira) che oltre le cozze, coltivano sotto piattaforme galleggianti cosparse per la ria e il tutto sovrastato d'una corona reale.

La bandiera invece è più semplice che assomiglia a quella di Madrid, ma con uno sfondo azzurro da dove spiccano o meglior detto, salgono a galla le tredici conchiglie di cappasanta.