martedì 14 ottobre 2008

La Tenzone Galiziana

A Regueifa è una particolare manifestazione artistica della Galizia, genuina espressione della poesia popolare galiziana che si tramandò dal medioevo, ma che oggi è condannata a svanirsi se non ci prendono misure da non mozzare gli ultimi *Regueifeiros* chiamati nei paesi baschi *versolari*. Consiste in una contesa verbale per lo più tra due interlocutori, i quali esponendo tesi diverse, costruiscono a battute alterne un componimento in verso, cioè, un'improvvisazione orale. In italiano si può nominarla Tenzone che era un genere poetico della letteratura medievale.
La Regueifa anticamente stava stesa lungo la costa galiziana dalla Ria de Muros e Noia, Costa da Morte qui alcuni studiosi considerano le miniere di volframio a Varilongo (Santa Comba) il focolaio della regueifa nel secolo XX , fino al golfo d'Ártabro, ma la si poteva sentire nell'entroterra, in alcune zone della provincia di Lugo ovvero nei dintorni di Santiago, ma rimane soltanto oggi nella comarca di Bergantiño proprio come un segno della sua identità, anzi l'importanza che avevano questi stornelli, cantiche, cantastorie servirono a spunto nel risorgimento della lingua galiziana che si possono evidenziare ad esempio in "Cantares Galegos" di Rosalia.
La Regueifa, però è una parola d'origine araba che fa referenza ad una piccola pagnotta (gz.:bolo) fatta con farina di grano, uova, zucchero e strutto somigliante alla Bica di Trives che veniva disputata dai cantanti e danzatori nelle feste di nozze, dunque era un trofeo consegnato dalla sposa ai vincitori per essere spartito tra gli scapoli dell'invito, in altri casi la pagnotta era un dono (gz.:gabanza) della famiglia degli sposi a coloro che venivano alla baldoria, senza essere invitati, a cantare buoni auguri altrimenti si passava a recitare insulti. Così questo cibo diede il suo nome alle sfide rimate di durata ilimitata che si tenevano nei banchetti di nozze, improvvisazioni di tematica diversa dallo festivo, critico persino allo ferente. Sono strofe di quattro versi (quartina) di otto sillabe (ottonario) in cui rimano il secondo col quarto (rima alternata) e potevano essere eseguite al massimo da sei cantanti.
Queste gare verbali, all'inizio del XX secolo, persero i suoi vincoli con la celebrazione nuziale conquistando trattorie, recinti da festeggi, incontri culturali e celebrazioni d'ogni tipo, ma il trofeo anche mutò, dalla pagnotta si passò alle monete e in alcuni casi era invece sostituita da una gran abbuffata (gz.:lupanda) sentirsi un rimatore vincente, però, era il pregio più desiderato e soddisfacente, perché essere *Regueifeiro* oltre avere un dominio tematico, letterario e musicale bisogna sapere molto della vida del contendente o dei presenti che saranno il bersaglio delle sue armoniose battute sparate con una straordinaria agilità mentale.

domenica 12 ottobre 2008

Pieghevole (leaflet) XXI: Museo di Vilalba

Questo museo che si trova a Vilalba (LU) ci mostra la storia più antica della Galizia attraverso d'una esposizione permanente che ci guida cronologicamente per le varie culture che stavano insediate nel nord-ovest peninsulare dai primi popoli fino agli assetti romani. Come in alcuni musei della Galizia in questo centro prevale lo didattico sul solito esibizionistico, perciò le teche sono riempite da pochi oggetti da facilitarci la comprensione della storia e della preistoria oltre i pannelli introduttori d'ogni epoca. Il museo ha la collezione più basta di reperti del Paleolitico e del Mesolitico della Galizia pervenute dagli scavi promossi dallo stesso museo, ma l'istituto organizza corsi, seminari, congressi e itinerari per i giacimenti archeologici, inoltre edita varie pubblicazioni ogni anno. Dell'età della pietra ci sono materiali diversi di giacimenti del Neolitico come ceramiche e utensili di pietra levigata per gli strumenti litici. Dell'età del rame rappresentata dagli insediamenti celtiberi (cultura castrexa) troviamo esposti resti zoologici e botanici di quello che mangiavano loro e anche recipienti di argilla, vasi, elementi litici e oggetti metallici. Dell'epoca romana esibiscono oggetti in vetro, monete, anfore e certi materiali usati nella costruzione.

venerdì 10 ottobre 2008

Il Santuario del Falò di Donón

Il Castro del Facho (it.:Falò) e il suo santuario associato sono considerati al giorno d'oggi referenti nella archeologia galiziana, i suoi tre livelli di occupazione passano per un arco cronologico di vari secoli dall'età del rame, all'insediamento celtibero(gz.:castrexo) fino al santuario galaico-romano dedicato al dio Berobreo. I primi scavi in questo luogo della penisola di Morrazo erano stati fatti negli anni '5o trovandosi diversi frammenti di are di speciale rilevanza perchè la loro forma, epigrafia e gli elementi decorativi sfuggono dalla consuetudine romana, questi relitti sono parte dei 174 are ricavate dal luogo disperse tra il museo di Pontevedra e il museo municipale di Vigo “Quiñones de León”, ma sullo scavo si può anche ammirare le 74 abitazioni affiorate. I primi insediamenti risalgono, secondo gli studiosi, all'età del rame tra l'800 e il 600 a.C. individuandosi un popolato che si estese dalla vetta verso alla base di questo monte che si affaccia alla *costa da vela*, sulla sua cima si verifica la presenza d'un recinto di carattere culturale forse riservato ad uso religioso pagano. Dell'età del ferro tra il 4oo e il 100 a.C si data un villaggio munito oppure un castro galaico le cui case rintracciate e i diversi materiali da lì rilevati come: coltelli, fibule, cerchi,ecc. sono ancora in studio. Dalla metà del III secolo d.C. è quando il Monte do Facho diventa un gran santuario al dio nativo Berobreo adorazione che perdura fino al 500 d.C., bisogna puntualizzare che questo Dio non ha qualcun rapporto con Barbua Berobricu apparso in altre are galiziane. Il presto arrivo del cristianesimo a questa zona suppose un lento declino di questo culto e fu quando l'eremite incominciarono a controllare il pellegrinaggio dal preciso luogo in cui venne poi eretto una chiesa romanica e più tardi il famoso Cruceiro di Hio, il cui toponimo "do io" viene dal troncamemto di "de" più "illó" (zona paludosa), luogo per cui valicava l'unica strada verso Donón (Dononus è prerromano) sempre annegato per l'acque della sorgente di Geo costituendo così un punto di controllo naturale.

Nel XVII secolo, poco dopo dell'assalto dei turchi a Cangas, si costruì la garitta do facho da dove i vigili allertavano dell'arrivo delle navi nemiche di pirati berberi ovvero quelli anglo-olandesi tramite fumata durante il giorno e falò per la notte, da questa vedetta dunque si avvisava altri situati negli estremi delle Rias: Monteferro, Cíes, Ons, O grove, Vixán e Cabo do Home che si incaricavano di ragguagliare le notizie ai porti d'entroterra; D'allora questo impegno di sorveglianza darebbe a questa bella costa ricca in frutti del mare e *pecebes* il suo nome Costa da Vela (di vegliare=vixiar).

mercoledì 8 ottobre 2008

Calcio balilla, Futbolín,...

Futbolín chiamasi Matraquilho in Portoghese, Foosball in Inglese, Metegol nell'Argentina, TacaTaca in Cile, baby-foot in francese, insomma tanti nomi quanti paesi in cui si giochi il Calcio balilla, ma anche ci sono parecchi modi di gioco sia dalle differenze tra i tavoli, dai burattini-calciatori e la loro distribuzione, ecc, anzi nella stessa Spagna c'è diversità di tavoli da calcio, per questo esiste una federazione internazionale (ITSF) che raduna tutte le modalità e norme di gioco, che è proprio diventato uno sport mondiale che lo può giocare persone di qualsiasi età, soltanto ci vuole una certa abilità anziché gambe prosperose, tuttavia si può dire che ci sono due modalità di gioco: quella in cui la pallina viene fermata e passata tra i calciatori della stessa squadra, e quella dove non si può fare ciò, diventando così un gioco più veloce. Prima di mettere in ballo la pallina le squadre bisognano mettersi d'accordo sulle regole della partita.
Ma chi brevettò questo sport?. Fu Alexandre Finisterre al secolo Alexandre Campos Ramírez che nacque nel 1919 nel villaggio galiziano di Fisterra da cui prese il suo nomignolo, nonostante avevano in quell'epoca alcuni attrezzi con dei meccanismi someglianti e anche esisteva il calcio da tavolo detto Subbuteo con cui i ragazzi e no spassavano le giornate, la balilla tale come la conosciamo oggi è stata ideata grazie a lui, durante il suo ricupero delle ferite subite dalle bombe cadute su Madrid nella guerra civile spagnola. Alexandre lo brevettò in 1938, ma costretto a fuggire dalle truppe franquiste verso la Francia via Catalogna, perse lo stratto del brevetto in quella sciagura, a Parigi però riuscì a laurearsi in filosofia.
Ai primi anni '50, sempre nel esilio, si stabilì nel Guatemala dove cominciò a fabbricare tavoli da calcio balilla, impresa che gli riportò soldi, lì giocò pure con l'allora sconosciuto Che Guevara, poi si trasferì in Messico a causa del colpo militare esploso, scappò ancora dai militari dirottando un aereo tramite una saponetta, sì, la fece passare come un ordigno. Fu lì dove comincia l'altra sfaccettatura sua quella d'uomo di cultura, editore, poeta, ma l'anno scorso morì ricordato come l'inventore del calcio balilla.

lunedì 6 ottobre 2008

Le Maggiorate della Costa

Nella mitologia galiziana possiamo trovarne almeno due, sono sirene, cioè, sono metà donna e l'altra metà, la più bassa, pesce che abitano per lo più sugli isolotti vicini alla costa, ad esempio la sirena (gz.:serea) delle *Illas Mirandas* situate nella Ria de Ares, golfo di Ártabro, da colore salmone e vestita da squame d'argento che passava il tempo trastullando con i suoi vicini acquatici e parlottando con i gabbiani, a volte si recava alla chetichella alle spiagge della Ria a crogiolarsi, ma la gran parte del tempo lo passava sdraiata in solitudine e pensativa sulle isole Mirandas, spaventando i pescatori che si avvicinavano. La sirena già non si vede perchè la diceria narra che fu sorpresa da un uomo che s'innamorò di lei e la portò via, distante dal mare, forse la possiamo trovare travestita da moglie senza squame e con una coppia di figli chiamati Marino e Marina nomi che vengono dalla sua nostalgia di mare.
L'altra mitologica ninfa di mare (gz.:nereida), la più famosa, è quella chiamata *A Maruxaina* che abita sull'isolotto di Sombriza delle isole Farallóns, di fronte a San Cibrán a Cervo, ma si dice anche che ha un palazzo subacqueo tra le alghe e coralli da dove emerge i giorni piovosi e ventosi. Alcuni dicono che è buona e leggiadra da chioma dorata che suona il corno per avvertire i marinai dei pericoli che sotto il mare tempestoso si nascondono, però altri invece dicono che è cattiva, una brutta strega da occhi profondi e membri sparuti che fa vocalizzi ammalianti che attirano i pescherecci con i loro equipaggi in un naufraggio sicuro perche invidiosa delle mogli dei marinai , ma come nessuno sa di certo com'è, tutti gli anni i marinai la portano a entroterra per essere sottoposta a giudizio, alcuni anni viene condannata e altri tanti viene scagionata. La Maruxaina tace acconsente di quello che gli uomini dispongono fino al secondo sabato dell'agosto seguente quando le barche partiranno ancora per pescarla e sottoporla al verdetto popolare al centro della piazza maggior di Cervo, se è stata buona la si festeggerà alla spiaggia di O Tormo, ma s'è stata cattiva invece verrá bruciata dai paesani senza alcun festeggiamento.

sabato 4 ottobre 2008

Pieghevole (Leaflet) XX: Museo d'Arte Sacra di Vilanova de Lourenzá

Sul cammino a Compostella c'è il Monastero benedettino di Vilanova de Lourenzá (LU) fondato nel X secolo dal conte Osorio Gutiérrez, è il monumento architettonico più rappresentativo di questo comune lucense della comarca A mariña. La sua facciata disegnata da Fernando Casas Novoa è considerata precursore di quella dell'Obradoiro a Santiago, ma questo complesso sacro alberga anche dal '60 il Museo d'Arte Sacra ubicato nella chiesa del convento de San Salvador visitabile con guida, in cui si espongono pitture, sculture, libri, oreficeria e numerosi oggetti procedenti dal cenobio come costume e mobilio di gran valore artistico. La sagrestia è anche ammirabile dove si trova un cassettone elaborato nel XVII secolo con dell'immagini intagliate in rilievo, c'è anche un retablo-reliquiario in legno policromato con 28 busti-reliquiari della fine XVII secolo. Alla cappella della Valvanera si trova invece una brillante collezione di oreficeria dal XVI al XVIII secolo e in una parete del suo abside un retablo barocco con l'immagine sedente di Nostra Señora de Valvanera. Altre quattro sale del cenobio accolgono diversi dipinti e sculture del secolo XVIII tra cui spiccano tre attribuite a José de Ribera detto lo spagnoletto e alcuni di Gregorio Ferro. Una di questi vani era stata una gran biblioteca monacale dove ancora ci sono 4mila volumi, oggetti liturgici e una lauda del XII secolo esposti.

giovedì 2 ottobre 2008

Vivande d'Autunno

L'avvento dell'autunno ci porta oltre una mescolanza di colori ed odori, il freddo e la pioggia che ci costringe a restare a casa imbandendo la tavola dai cibi della stagione ricchi di calorie.
L'autunno piovoso trasforma la Galizia in uno dei paradisi micologici di Spagna i funghi (gz.:os cogomelos), appunto sono i prodotti stella della tavola sebbene bisogna averci certa conoscienza, fare scampagnate rintracciandoli è una attività assai tradizionale, poi una volta individuati con precisione e puliti, ci sono diverse ricette dove sono i protagonisti da guardigione, strapazzati, ai brodi, ma li si possono gustare, ad esempio, nelle Feste dos Cogomelos a O Porriño e a Vilagarcia.
L'altro piatto tipico è quello derivato dal maiale(gz.:porco) di cui si approfitta tutto dalla cotanna alle interiora (gz.:tripas), non solo nella festività di San Martiño l'11 di novembre, ma durante tutto l'inverno la macellazione (gz.: a matanza) è proprio una manifestazione sociale per tutti i paesi della galizia che raduna vicini e familiari. L'autunno è anche tempo di caccia: cervo, volatili e cinghiale (gz.:xabarín) sono alcuni cacciagioni che abbondano e vengono preparati e farciti con delle specie e frutte secche, ad esempio nella zona montuosa d'O Caurel si fa il *cinghiale alla castagna* una vera prelibatezza al palato.
La zucca (gz.:cabaciña o calacux) arriva alla tavola in forma di zuppe, minestre, torte, ecc., ma anche presiede uno dei riti celta piú radicati O Samaín (Halloween) che segna il nuovo anno celta con un sorriso tenebroso.
La castagna (gz.: castaña o baloca) è il frutto della stagione autunnale che più stipa la cucina galiziana ce ne sono parecchie ricette a base di castagne perchè era quello che si mangiava prima dell'arrivo della patata(gz.:pataca) si consumano, peró ancora soprattutto arrostite al tradizionale Magosto(11 Nov.), per il Natale (gz.: o Nadal) e in feste d'esaltazione in molti borghi : *Festa da Castaña* a Folgoso do Caurel (9 Nov.) e a Paredes de Lóuzara, Samos (l'ultima domenica d'Ottobre), ecc.
L'autunno persino ci apre un ventaglio di odori frutticoli come la mela (gz.:mazá) presente in torte, marmellate e bevande come il sidro ed é esaltata alla *Festa da Mazá* a Redondela (prima dom. d'Otto.).

Questo è il secondo autunno che oltre 70 case rurali ci invitano a gustare di menu della stagione a prezzi economici compreso il soggiorno.