venerdì 30 maggio 2008

Itinerario dei Pazos a Vilagarcia

Il detto dice: Palazzo con colombaia, cappella e cipresso è Pazo. Nell'itinerario per i Pazos che il mio comune propone da alcuni anni non ce ne sono tutti che c'è, ma ci lascia una idea cosa sono. Vi lascio qui il pieghevole.

mercoledì 28 maggio 2008

Pieghevole (leaflet) XV: Pazo-Museo Otero Pedrayo

Questo Pazo era uno delle due residenze abituali dell'illustre scrittore *Galleguista* Don Ramón Otero Pedrayo conosciuto col soprannome di *Patriarca de las Letras* che si trova nella parrocchia di Trasalba al comune ourensano di Amoeiro piazzato in una zona della riviera che i paesani la chiamano *das campanas abaixo* colmata da campi di vigneti. Visitare il Pazo-museo monografico che è anche il domicilio della Fondazione Otero Pedrayo non solo ci porta sulla vita ed opera di questo personaggio, ma è una forma ideale di conoscere come sono strutturati l'edificazioni signorili tipiche della Galizia: i Pazo, percorrendo per le tredice sale che il museo ha allestito dalla stanza da letto dell'autore alla sua scrivania, tutte arredate da attrezzi e mobili dell'epoca, giacché è stato proprietà familiare dagli inizi del '900, inoltre la biblioteca farcita dai numerosi libri che lo scrittore elargiò in vita, ricordi e oggetti personali di chi fu un accanito difensore della cultura galiziana. Il Pazo fu nel secolo scorso un ritrovo per i diversi personaggi e saggi del movemento galleguista che ancora oggi la fondazione sostiene con manifestazioni culturali e studi durante tutto l'anno, questo ente promuove anche i premi Trasalba che questo anno, entro giugno, s'assegnerà alla bibliotecaria e documentalista Olga Gallego.

lunedì 26 maggio 2008

Bóveda: in terre del marchese

Il Comune di Bóveda si trova nella comarca di *Terra de Lemos* in provincia di Lugo luogo di transizione tra la pianura e le montagne che formano il gran parco naturale ch'è O Courel e bagnato dai diversi fiumi Mao, Teilán o Noceda perciò è una zona ricca non solo di meravigliosi paesaggi lungo i diversi itinerai di sentierismo per guardare le diverse specie vegetali e di fauna: falconi, civette che ci sono; Ma queste terre conservano anche un ricco patrimonio artistico sia dalla cultura celta (castreña) vestigi pieni di leggende come: Castro de Freituxe, de Bustelo (Martín); medela do Gruñedo, Cova dos Mouros e castro de Agroi (San Fiz) sia artistico religioso come la chiesa di San Fiz che risale al XVI e la cappella di Ecce Homo che ha sculture del XVIII secolo all'interno tute e due nella parrocchia di Rubián ovvero il tempio a San Cristovo de Martín del 600 dove si conservano ancora delle antiche fontanelle battesimali e la cappella di San Xurxo in cui ci sono diversi resti e lapide sepolcrali quest'ultime nella parrocchia di Tuimil. Le costruzioni civile anche abbondano per tutto il comune dove spicca il Pazo dei marchesi di Bóveda anche chiamato *Pazo di San Matiño* di estile italiano e ricostruito sopra un antico monastero benedettino da Domingo Lois de Monteagudo nel XVIII secolo la cui facciata a solatio è retta da arcate, altri sono: Pazo de Guntín, La casa de Ver, Villaverde de Limia, La casa-priorato di Freituxe, la Torre de Eimer a Teilán o Pazo Meruz a Tuimil.
La ferriera di Penacoba che funzionava già dal 1780 è una visita obbligata dove sono appena restaurati i magazzi, la sala di fornace e la sala di forgiatura col suo maglio in legno e l'incudine il tutto mosso per mezzo della canalizzazione delle acque d'una diga vicina.

sabato 24 maggio 2008

Rita Mancini Ferri “Santa Rita”,Vilagarciana d'adozione

Al villaggio di Roccaporena a 10Chm. da Cascia tra le montagne della provincia di Perugia nacque nel 1381 Rita Mancini Ferri che diventerà *Santa Rita* dopo essere una carina moglie, madre esemplare e sofferente vedova, figlia unica del matrimonio tra Antonio Mancini y Amada Ferri di avanzata età e essendo neonata, secondo la leggenda, un gruppo d'api bianche annidò nella sua bocca producendo il miele senza farle male alcuno circostanze queste che destano fin dagli inizi ammirazioni e allegrie tra i paesani. Durante la sua adolescenza Rita si dedica allo studio e alla pregaria volendo essere una religiosa, ma con l'opposizione dei suoi genitori gli anni trascorsero e lei a 16 anni fu costretta a sposare Paolo Mancini un rozzo e screanzato uomo che la bistrattava, però, Rita riuscí a domarlo con rassegnazione e bontà dandogli due gemelli che muorono dalla peste nera. Rita rimase sola dedicando i giorni alla carità e le orazioni che svegliarono la sua pretesa d'essere suora e dopo essere respinta tre volte finalmente fu ammessa al convento delle Agostiniane Santa Maria Magdalena di Cascia nel 1417 a 36 anni. Durante i 40 anni che ce ne passò, morì il 22 maggio 1457, succederono certi avvenimeti prodigiosi, svelati dallo storico Luigi Jacobilli, come la stigmatizzazione della sua fronte ovvero il germoglio di rose a inverno, e altri fatti che la portarono alla sua canonizzazione nel 1900 dal Papa Leone XIII.
Ma come arriva la devozione a Santa Rita a Vilagarcia, già vi aveva parlato del convento di clausura di Vista Alegre fondato dall'ordine religiosa delle Agostiniane e costruito sotto l'illustre Vilagarciano D. Femando de Andrade y Sotomayor nel 600, allora arcivescovo di Santiago. L'immagine di Santa Rita da Cascia si trova nel presbiterio della chiesa del convento dove tutti gli anni pellegrinano i devoti cercando la sua intercessione perché considerata la avvocato degli impossibili, l'immagine fu elargita da una religiosa che entrò nell'ordine conosciuta da madre santa rita, ma l'immagine che esce in processione fu comperato da una comunità di devoti alla fine del XIX secolo.
Fino a 1913 si faceva una novena in onore alla santa, ma un fatto fortuito magnificherà il suo culto, dunque il patrone del pazo davanti al convento D. Antolín García era sposato con Dña. Carmen Fernández figliola d'un ricco indiano che aveva miniere d'argento in Messico e amico intimo del presidente di quel paese José Victoriano Huerta Márquez. Il matrimonio invitò il giovane figlio del presidente a passare alcuni giorni presso di loro, ma prima di arrivare a Barcellona in transatlantico si ammalò gravemente e il matrimonio fa preghiere e raccomanda alla santa la sua guarigione.
In gratitudine Antolín García decise magnificare Santa Rita con solenne messe a spese sue e l'anno seguente quando il proprio Antolín guarì d'una cattiva infermità tramite la Santa, i Garcia-Fernández regalarono il convento un altare portatile in legno intagliata l'immagine e l'abito che porta la santa durante il corteo della sua sagra 22 maggio, festa dove non mancano le bancarelle di ciambelle.
Alla voce di *Santa Rita* i miei paesani replicano col detto: *Lo que se da no se quita* la cui origine viene dalla leggenda d'una ragazza poco aggraziata che si recò alla città di Cascia per chiedere la intercessione della santa per trovare un fidanzato, appena trovandolo al suo ritorno, però il maschietto la scacciò via prima delle nozze. La giovinetta ritornò di nuovo alla città della devota e la rimproverò col quel detto, ma questa volta la santa le fecce un nuovo favore rimanendo zitella.

giovedì 22 maggio 2008

Sotto i massi

Tra pocchi giorni(25 maggio) a Ponteareas comune della comarca di O Condado si darà appuntamento alla celeberrima *infiorata* nel giorno del Corpus Domini (Corpus Christi) dichiarata festa d'interesse turistico nazionale in cui le strade della città verranno tappezzate da falde di fiori per il passaggio della processione, ma è anche un'occasione per fare una scampagnata tra la rigogliosa natura che circonda questa comarca piena di sorprese per gli affizionati al sentierismo, anticamente zona di passo per recarsi a Ourense attraverso cammini serpeggianti tra catene montuose dove, secondo miti, morava la temibile fiera *can-furco* che era un ibrido tra un cane e un orco(furco-urco) una specie di lupo di grandi dimensioni, possibile totem dei celti che ha lasciato toponimi come il villaggio di Cans dove fino al 24 si terra l'originale V festival di cotometraggi (gz.:curtas) o il borgo di Confurco; Anche il viandante troverà un paesaggio roccioso caratterizato dai massi errati(gz.:penas,penedos) che in questa comarca abbondano, ciascuno di loro fatti dalle mani del tempo e non dagli scapellatori del vicino Porriño, ormai famoso per i suoi filoni di granito rosa e ognuno possiede la sua propria storia fatta, questa volta sì, dall'immaginario popolare come il famoso masso(gz..penedo) che si assomiglia ad un gran dolme, situato a *San Breixo de Arcos* nel comune di Ponteareas(PO) chiamato *Pena dos Namorados* perché proprio qui due nobili innamorati s'incontravano in nascosto lontani dall'avversione che esisteva da sempre tra le loro famiglie, lei era dal *Castello di Sobroso* e lui dal *Pazo da Picaraña*, ma un giorno quando il padre della fanciulla seppe di quegli avvenimenti tra sua figliola e il figlio del suo accanito nemico, decise aspettare in agguato in quella tana con un lastrone a pensilina all'innamorato e senza dire parola alcuna l'ammazzò e nascose il cadavere in una macchia vicina. L'innamorata non tardò in arrivare al suo felice nascondiglio, ma ci aspettò ore e ore per il suo amato che mai arriverà e giorni e giorni per che lei non mollava nel suo impegno da vederlo anche se fosse l'ultima volta, affidandosi sempre ai suoi sentimenti. Una sera di luna piena vide arrivare verso lei il suo caro calvalcando a passo lento in groppa al suo ronzino , stecchito con gli occhi fuori dal suo posto. Fu allora quando cominciò a risuonare le campane delle chiese vicine al compasso di defunto --Quelli cenni sono per me!---disse il fantasma(gz.pantasma), e la ragazza corse a piú non posso da quel luogo per rinchiudersi al castello e senza dire una parola a nessuno finì i suoi giorni con malinconia e tritezza.
Questa triste storia degli innamorati che cercavano la felicità a ridosso di quel masso e altre tante le raccoglie i pannelli informativi lungo il *Roteiro dos Penedos da Picaraña* un percorso di 8Chm e di bassa difficoltà recentemente ripulito e rassettato dal comune che intende mostraci tutta questa tradizione orale che dà culto ai sassi, così il pellegrino batte per esempio la roccia conosciuta come *Pena do Equilibrio* per poi venire a sapere che qui anche venivano i seminariste per provare oltre le sue forze la loro fede. Il sentiero parte dal Cruceiro nel luogo di Serra nella parrocchia di Arcos vicino alla *Ermida das Angustias* eretta nel 1684 per poi fermarsi ai 20 massi che compongono la gita tra quelli il masso di Pedro Madruga, della Cruz, della Adega, del Moucho(it.:civetta) così come il *Coto do Castro* una vedetta da dove si può guardare la comarca in cui si ha identificato una possibile muraglia.

martedì 20 maggio 2008

Pieghevole (leaflet) XIV: La Barca-Museo Reina del Carmen

L'imbarcazione in legno *Reina del Carmen* di 25m di lunghezza e 6m di longhezza ha una doppia storia la prima che durante 30 anni si dedicava alla pesca del tonno percorrendo il vicino Oceano Atlantico con i suoi 14 marinai a bordo fino alla fine del 98 quando il comune di Burela s'interessa prima d'esserne rottamata e l'approffita per sistemare in lei un museo gallegiante da dove mostraci il patrimonio marittimo della zona oltre che essere una ottima piattaforma all'insegnamento e l'educazione ambientale dove gli scolari e turisti durante tutto l'anno sono illustrati dal rapporto tra lo azzurro e l'uomo, questo impegno l'ha portata ad ottenere la bandiera blu dell'UE. Già sulla barca si vede che tutto è ben arredato e conservato dal ponte alla stiva in cui il visitatore potrá sapere di piú sulle tecniche e l'arti di pesca mediante una mostra di atrezzi impiegati nel mare dai stroppi alle nasse, dalle reti impiegate nella pesca del tonno del Nord agli ami usate nel metodo di pesca: *il curricán* il tutto ben spiegato anche con un video di come si dava la caccia al tonno.

domenica 18 maggio 2008

Tra le terre degli orologiai

La poco conosciuta Ribeira de Piquín piccolo comune all'oriente di Lugo nel bacino che formano il fiume Eo e il Rodil paradiso dei pescatori di trote e circondata dalla catena montuosa di Meira è un esempio di che si trovano ancora zone in Galizia non calpestate dal cemento, piagato di rovine archeologiche come i dolme e il castro Teixeira nella parrocchia di Os Baos ovvero il Pico do Castro a Navallos e il Castro de Cabacera a Piquin parrochia dove c'è la chiesa neoclassica di San Xurxo del 1782 murata in lavagna con una croce sbalzata in argento e c'è anche in cima d'una collina la chiesa di San Xoán de Baos che ha un retablo policromo con la immagine di San Andrés del XV secolo che nel suo atrio ha cinque teschi incastrati nella parete, ma la comarca di Meira dove il tempo si è quasi fermo e ricco di filoni di ferro e risorse idriche fu anche la culla di diversi personaggi da monaci e letterati a fabbri e artigiani di zampogne, come il fabbro e orologiaio(gz.:reloxeiro) Juan Antonio Lombardero nato nel villaggio di Vilarpescozo nel 1705 creatore d'una saga d'orologiai ed era cugino del Marchese de Sargadelos, i cui lavori erano rinomati in tutta europa grazie a che aveva ideato un meccanismo di gran precisione che impediva l'avanzamento e il ritardo degli orologi che allora si conosceva come sistema inglese poiché aveva preso lo spunto da certi ingegni pervenuti dai marinai inglesi arrivati al porto di Ribadeo e ancora oggi si può ammirare il suo lavoro di gran prezzo nelle torri dei municipi di Ribadeo e di Lugo, un orologio da parete al Museo de Lugo o nella chiesa *dos Baos* dove c'è ancora un orologio a sole rubricato da lui. Questo artigiano era anche conosciuto per ideare automatismi e giocattoli robot che destavano ammirazioni nelle corti d'europa persino c'è la leggenda di uno di queste autome: quella d'un cavallo in grado d'assistere da solo a messa.
La casa dei Lombardero, il cui stemma ha anche i cinque misteriosi teschi, rimane ancora in piede allestita in parte a albergo di turismo rurale con una cappella ed un horreo accanto da dove partire a fare una mistica passegiata e svanirse nella folta natura.